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venerdì 06 dicembre 2019
 
Maturità
 

«Maturità, all'orale mio figlio non mi vuole in aula: gli metto ansia. Come lo aiuto?»

16/06/2017 

Mio figlio sta affrontando l’esame di maturità. È un momento particolare che lo vede tanto impegnato, a tratti anche troppo: mangia poco, studia fino a notte fonda, ripete in continuazione. Io cerco di stargli vicina, lo ascolto mentre organizza il suo discorso orale, gli porto le spremute d’arancia, ma non so bene che cosa ci sia davvero da fare in questi casi per riuscire ad aiutarlo nel modo giusto. Penso basti la presenza e la vicinanza, ma a volte mi sbaglio: gli ho chiesto di assistere alla prova orale, ma mi ha risposto che preferisce di no perché la partecipazione emotiva è già abbastanza elevata, non ha certo bisogno di spettatori in fibrillazione. Ci sono rimasta un po’ male. Cosa posso fare per esserci nel modo giusto?

ALESSIA

— Cara Alessia, l’esame di maturità è forse il primo vero momento in cui i nostri ragazzi hanno modo di mettere alla prova le loro capacità. È ancora oggi percepito come un vero e proprio rito di iniziazione, che apre le porte al lavoro o allo studio universitario prescelto e autonomamente organizzato, a volte anche al trasferimento fuori da casa, lontano dalla famiglia. Ha un valore emotivo molto forte. Può quasi paralizzare. Da ciò il senso della campagna ministeriale “No panic”, che mira a coinvolgere i ragazzi nelle diverse fasi dell’organizzazione in modo da dare un volto e un nome a chi della maturità si occupa, a rendere più umana la macchina organizzativa che stabilisce tracce e membri esterni. Saranno molti i ragazzi coinvolti negli esami versione 2017: oltre 500 mila gli studenti iscritti, più di 25 mila le classi, oltre 12 mila le commissioni. Tanta la tensione. Forse anche perché appaiono ridotte le prove generali, quelle che contribuiscono a dare sicurezza: secondo le interviste realizzate da Skuola.net su 1.800 studenti in procinto di sostenere la maturità, il 90% si è esercitato almeno una volta a scuola sulla terza prova, ma 1 su 4 mai sulla seconda prova e 3 su quattro non hanno mai simulato un colloquio d’esame. Fa bene dunque tuo figlio a esercitarsi e a ripetere. Fai bene tu a offrirti come ascoltatrice: presenza, vicinanza (e spremuta) sono sempre la via giusta. Poi non guasta qualche consiglio pratico: staccare almeno un paio d’ore al giorno per fare sport e rigenerarsi, dormire otto ore a notte e all’esame aver cura della forma oltre che della sostanza, con una tesina piacevole anche graficamente. Poi, evitare errori di ortografia negli scritti con l’uso del vocabolario e usare una bella grafia per non scoraggiare i commissari. Infine, occorre ricordare, tutti, che maturità è sinonimo non di nozioni da riversare, ma di capacità di accendersi davanti a un argomento su cui discutere. E per farlo ci vuole lucidità. Se all’orale mamma è d’intralcio perché troppo emozionata, è bene che stia a casa. Non rimanerci male: in fondo lasciarli crescere vuol dire anche essere felici di vederli camminare da soli.

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