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mercoledì 26 settembre 2018
 
la strage
 

Mentre l'Europa litiga i bimbi muoiono in mare

30/06/2018  Ennesimo naufragio a Est di Tripoli: cento migranti annegati tra cui tre bambini di un anno. L’Agenzia Onu per l’immigrazione: mille morti nel Mediterraneo dall’inizio del 2018

Mentre l'Europa litiga e scatta il blocco dei porti per le Ong continua la tragedia dei migranti in fuga dall'Africa verso il sogno europeo. Con un’altra, l'ennesima, carretta del mare che si inabissa, lasciando alla merce delle onde oltre 100 migranti, tanti neanche in grado di fare due bracciate. Con un nuovo pesantissimo bilancio di vite umane: almeno un centinaio di dispersi, dati ormai per annegati. E tra loro almeno tre piccoli, poco più che neonati, i cui corpi sono stati raccolti dai soccorsi della Guardia Costiera libica che è riuscita a salvare solo 16 delle persone che erano a bordo.

Un altro tragico bilancio che si va ad aggiungere a quei nuovi numeri, rimbalzati oggi dall'Agenzia delle Nazioni Unite per la migrazione (Oim), che solo dall'inizio dell'anno ha contato già mille morti nel Mediterraneo, oltre 650 solo sulla rotta tra il Nordafrica e l'Italia. Il naufragio è avvenuto alle quattro di notte tra giovedì e venerdì, due ore prima dell'alba, sei-sette miglia al largo ad est di Tripoli.

Il barcone, vecchio, con circa 120-125 persone a bordo, ha cominciato a cedere con crepe a prua e i migranti si sono ammassati poppa, dove però il motore ha preso fuoco: dai resoconti si può solo immaginare il panico, l'annaspare nel buio, le urla, i piccoli che sprofondano per primi. Il naufragio è stato confermato anche dall'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (UNHCR), che in un tweet si dice rattristato dalla tragedia.

«La pattuglia è arrivata dopo il naufragio della barca», ha scritto in un post su Facebook la Guardia costiera libica, che conferma l'annegamento di «più di 100 migranti" ed escludendo quindi implicitamente che vi siano altri sopravvissuti rispetto ai 16 già segnalati. Nel post in cui vengono forniti i dettagli del naufragio, la Guardia costiera sottolinea lo «sforzo gigantesco» per salvare i migranti malgrado «deboli capacità, la mancanza di motovedette e di pezzi di ricambio».

C'è inoltre un «problema umano, giuridico e sanitario» a causa di cadaveri che «restano per giorni in alcuni basi della Marina rappresentando un pericolo per il personale», si afferma fra l'altro nella nota. I piccoli annegati, che avevano «meno di un anno» sono un egiziano e due marocchini, precisa inoltre il comunicato della Guardia costiera libica citando il sopravvissuto yemenita. L'uomo ha riferito che sulla barca c'erano «fra 120 e 125 migranti di differenti nazionalità arabe (Yemen, Egitto, Sudan, Marocco) e africane (Ghana, Nigeria, Zambia)», si afferma nella nota. A parte lo yemenita, gli altri 15 sopravvissuti sono di «nazionalità africane».

I migranti erano «troppi» per la possibilità dell'imbarcazione e «sono scivolati all'indietro quando si sono aperte crepe nella parte anteriore dello scafo» e «il motore è andato a fuoco». Il salvataggio, compiuto da un gommone della Guardia costiera del «settore di Tripoli, regione Al Hamidya», è avvenuto «a 6-7 miglia a nord-est di Gasr Garabulli» su segnalazione di pescatori e i sopravvissuti sono stati condotti alla base di Hamidya alle 13, precisa ancora la nota. Un altro tragico epilogo che va ad aggiungersi agli altri. Intanto l'Europa litiga sugli hotspot e chiude i porti alle navi delle ong.

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