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mercoledì 21 ottobre 2020
 
 

Da 150 anni nel ventre di Londra

09/01/2013  La metropolitana della capitale inglese è un vero simbolo, in grado di far viaggiare ogni anno più di un miliardo di persone. E di cambiare volto per le occasioni più importanti.

La metropolitana di Londra è la più antica del mondo (foto Corbis).
La metropolitana di Londra è la più antica del mondo (foto Corbis).

Una lunga storia. Roba di un secolo e mezzo, ricorrenza fissata al 10 gennaio. Centocinquanta di vita sotterranea, nel ventre di Londra, la città che non dorme mai. Una storia fatta di uomini e donne, numeri e cifre. La Tube londinese, leggendaria metropolitana che unisce punti lontani e mescola gente diversa.
Numeri e volti: 1 miliardo e 100 milioni di persone trasportate ogni anno, che equivalgono a poco meno del 20 per cento della popolazione mondiale, un record planetario per la Tube, una specie di ragnatela che si dipana dal centro alle periferie più lontane, un labirinto con mille vie d’uscita, crogiuolo di razze, melting-pot sotterraneo, livellatrice sociale, bianchi, neri, mulatti, gialli, giacche e cravatte, abbigliamento da rapper, jeans e sneaker, veli islamici, in tutte le loro forme.
La più antica del mondo: il primo tratto, di soli 6 chilometri, fu inaugurato nel 1863, il 10 gennaio, appunto. E poi, altre cifre, testimoni di una inarrestabile crescita in termini di ricettività. Nel 2011, il numero di fruitori incrementato del 16 per cento, fino a raggiungere le cifre sopra esposte, salutate con estrema soddisfazione da Transport of London, anche perché si tratta di una cifra mai raggiunta prima, ennesimo primato stabilito dalla leggendaria Underground.
Ben 11 linee, 270 stazioni e oltre 400 chilometri di rotaie, un reticolo diviso in 9 zone concentriche (la zona 1 è quella del centro), dal cuore di Londra fino alle estreme periferie, convogli che si rinnovano (carrozze di ultima generazione appena inaugurate) e viaggiano dalle 5 del mattino fino all’1 di notte (con orari leggermente differenti solo nel week-end). Ma la mitica Tube è pure molto altro, tra storia e leggenda.
Storie di omicidi, incidenti, attentati falliti, tunnel trasformati in bunker, ai tempi della guerra.
E leggenda che vi ha ambientato capitoli che si tramandano da un vita, quella della metropolitana più antica del mondo: il rischio sarebbe quello di incontrare fantasmi, uno dei tanti avvistati negli anni da membri dello staff, che magari avevano solo alzato il gomito, come da pura tradizione britannica.

Un mezzo di trasporto, il più utilizzato. Ma non solo. Un autentico simbolo, come gli storici taxi, la vecchie cabine telefoniche rosse, il Big Ben, Westminster, Trafalgar Square e chi più ne ha più ne metta nell’elenco di oggetti e luoghi che incarnano la storia di Londra. Un simbolo, tanto da fargli cambiare volto, per celebrare eventi che contano. E’ accaduto la scorsa estate, in occasione delle Olimpiadi.
La metro che cambiava volto, nel nome dei Giochi. A ogni stazione, il nome di un grande atleta, un protagonista olimpico. Un’idea brillante, un colpo di genio, una spruzzata di marketing. L’avevano chiamata Underground Olympic Legends Map, ne avevano fatto un poster, come pure delle piccole mappe. Come studiare la storia olimpica, viaggiando in uno stipato vagone della Tube.
E se un nome non ti diceva nulla magari andavi a spulciare polverosi almanacchi olimpici per scoprire chi era quel personaggio a cui avevano intitolato la fermata da cui hai transitato o quella dove sei sceso. Ricordo il tragitto, quello verso est, puntando a Stratford, la fermata della zona olimpica. Sui binari della Central Line, la linea rossa, il treno viaggiava rapido, il centro man mano si allontanava, il West End lo lasciavamo alle spalle, come pure la City. E via, una stazione dietro l’altra.
Tottenham Court Road, Holborn, Chancery Lane, St. Paul’s, Bank, Liverpool Street, Bethnal Green, Mile End, fino a Stratford, il capolinea olimpico. Oppure, Ian Thorpe, Pieter van den Hoogenband, Johnny Weissmuller, Kosuke Kitajima, David Wilkie, Simon Whitfield, Carl Lewis, Aaron Piersol, fino a Michael Phelps, il capolinea. La Tube aveva cambiato i nomi delle stazioni, per qualche settimana, in onore delle Olimpiadi. Perché non è solo un mezzo di trasporto, ma anche un simbolo della capitale inglese. E anche l’evento sportivo per eccellenza andava celebrato nel ventre di Londra. Un simbolo, uno dei tanti. Un simbolo che compie 150 anni.

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