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sabato 19 settembre 2020
 
«E se...?»
 

«Mia figlia piange ogni mattina: "Non voglio più andare all'asilo!"»

03/04/2019 

Cara professoressa, sono mamma di una bambina di tre anni che frequenta la scuola dell’infanzia. Nell’ultimo mese piange ogni mattina perché non vuole più andare all’asilo. Ho attribuito questa reazione al fatto che sono in attesa di un fratellino e lei ha appreso la notizia con curiosità, ma anche con un po’ di rinnovato attaccamento a me. Tuttavia qualche dubbio sulla scuola dell’infanzia resta, sul modo in cui vengono trattati i bambini, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca. In fondo gli insegnanti sono persone, possono perdere la pazienza e noi genitori non abbiamo alcuna forma di controllo perché i piccoli non sono ancora in grado di raccontare.

FRANCESCA

— Cara Francesca, sicuramente l’arrivo di un fratellino è dirompente, soprattutto se rimane sempre attaccato a te perché non ancora nato, mentre la sorellina più grande deve lasciarti per andare ogni mattina all’asilo. Il pianto potrebbe avere questa origine. Il dubbio che poni sul comportamento degli insegnanti di tua figlia, invece, mi pare soltanto frutto di paure coltivate da recenti fatti di cronaca. Come il maltrattamento avvenuto ai danni di bambini tra i 2 e i 5 anni in una scuola dell’infanzia di Pero (Milano): 42 orribili episodi di violenza registrati da telecamere nascoste installate dai carabinieri e un’ordinanza di custodia cautelare per il maestro che ne è stato artefice. Un gravissimo caso di cronaca che non ha nulla a che vedere con la credibilità della scuola e degli insegnanti. Cui fa seguito un progetto di legge lombardo che favorisca l’istallazione di telecamere negli asili nido, su base volontaria, con 600 mila euro destinati a tale scopo. Problema risolto, parrebbe. In realtà resta aperta una voragine: il clima di sospetto che mina il già faticoso rapporto tra scuola e famiglia, un dubbio che non rende giustizia ai tanti colleghi che nulla hanno a che vedere con il maestro di Pero. Colleghi che tra l’altro possono arrivare a stare molto male, perché insegnare è faticoso, usurante, difficile e spesso, dietro alla cattedra, si è lasciati soli. Un recente studio condotto dalla psicologa Arianna Ditta, su un campione di 303 docenti appartenenti alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo di istruzione, rileva che il 44 per cento degli insegnanti coinvolti vive malesseri che vanno dall’ansia all’insonnia, dal mal di testa all’ulcera, dal mal di pancia all’irritazione e alla tristezza. Allievi sempre più difficili e demotivati, scarso stipendio e poco supporto da colleghi e dirigenti, eccessivo carico di lavoro e continui cambiamenti normativi sono alcune delle cause. Ma si usa e si consuma l’anima con i ragazzi, non le mani. Forse sarebbe il caso di investire qualche denaro per aiutare chi insegna e non per videosorvegliarlo da fuori. Per il resto, ti direi stai serena e goditi la gravidanza.

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