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Mito, la grande musica dal vivo a Torino e Milano

03/09/2020  Il festival musicale che unisce i due capoluoghi torna dal 4 al 19 settembre con 80 appuntamenti: l'intervista al direttore artistico Nicola Campogrande

MiTo non si ferma: dal 4 al 19 settembre il Festival che da molti anni gemella Milano e Torino nel nome della musica e delle arti ad essa legate propone 80 appuntamenti, in alcuni casi ripetuti a Torino nella stessa serata per soddisfare i criteri di limitazione dei posti nelle sedi dei concerti (il programma completo è consultabile e scaricabile al sito www.mitosettembremusica.it). Nicola Campogrande, compositore e direttore artistico, ci parla dell’edizione 2020, che naturalmente è stata ripensata la scorsa primavera.

In che modo?

«Sono 2 i fattori che mi hanno guidato nella elaborazione del nuovo programma: la chiusura delle frontiere che mi ha spinto a scritturare solo artisti italiani, e le necessità di mantenere le distanze, optando quindi per organici ridotti».

Ma “Spiriti”, tema e titolo di questa edizione, è stato scelto dopo l’emergenza?

«No, il tema era già deciso in partenza, già nella formulazione del primo programma. E senza che potessimo prevederlo è diventato - sfortunatamente, dobbiamo ammetterlo - di grande attualità»

. Per quale ragione?

«Perché  il tema dello “spirito” in musica e nella musica in qualche modo è stimolante per chi ascolterà e per chi suonerà, in quanto stabilisce un rapporto più intenso e diretto, una percezione più forte dell’emozione che la musica produce».

Cosa ha voluto intendere con “spirito”, visto che convivono titoli come Anima Folk e Spiritus Dei, o celebrazioni eucaristiche con le musiche di de Victoria e serate con grandi virtuosi?

«La musica come poche altre arti dà voce e suono a ciò che è nascosto. Quindi all’espressione del sacro, ma anche all’anima, al non visibile. E non vedo molta contrapposizione fra sacro e profano. Tutto ciò l’ho declinato cercando suggestioni e consonanze con queste potenzialità della musica»

. Qualche esempio?

«Nell’ambito del sacro citerei ovviamente il concerto dedicato alla composizioni delle monache con l’Accademia dei Solinghi diretta da Rita Peiretti. Ma prima ancora al concerto Silenzi e voci con Coro e Orchestra Ghislieri diretti da Giulio Prandi, e le musiche di Davide Perez, Georg Friedrich Händel, Emanuele d’Astorga. Ma se pensiamo al concerto Pergolesi nascosto, con musiche di Bach che rielaborano Pergolesi e che verranno eseguite dall’Orchestra dell'Accademia del Santo Spirito diretta da Ottavio Dantone ecco che “spirito” significa l’essenza che sopravvive ad un Autore, che lo contraddistingue, e che rivive nell’essenza di un altro Autore. E lo stesso possiamo dire nel concerto del concerto dell’Orchestra Barocca Modo Antiquo diretta da Federico Maria Sardelli, che rielabora Corelli. Mentre in Toccare the White Dance, una nuova opera della coreografa Cristina Kristal Rizzo, le musiche di Rameau sono trascritte da Ruggero Laganà»

. Ci sono anche delle “variazioni sul tema” o delle proposte al di fuori del tema? 

«l pianista Emanuele Arciuli ha impaginato un programma intitolato Fantasmi. Beh, in questo caso è una sorta di spirito che aleggia, una visione quasi fisica. Mentre l’ultimo concerto sarà dedicato alla musica da cinema».
La ragione di essere di MiTo non è mutata...

«No, infatti, vuole essere e deve essere sempre un festival propositivo che appunto si sviluppa intorno ad un’idea. Ma come sempre non mancano i grandi solisti, come i 3 nostri più grandi violoncellisti Giovanni Sollima, Enrico Dindo e Mario Brunello; o direttori come Rustioni e Mariotti;  od appuntamenti di generi diversi di musica. Né manca la musica del ‘900 e contemporanea: Sollima, Pisati, Vacchi, e gli stranieri. Ma anche Ned Rorem, 97 anni, col suo brano Pilgrims, che ho voluto inserire in un programma intitolato Futuro!».

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