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venerdì 18 ottobre 2019
 
 

Mononucleosi, la nostra gola sotto attacco

16/03/2015  Sembra infl uenza, invece è un virus che non va sottovalutato. Dopo la diagnosi è utile osservare alcune importanti precauzioni per proteggere chi ci sta vicino anche qualche giorno dopo la guarigione.

Ci sentiamo esausti, abbiamo qualche linea di febbre che non vuole andarsene, pensiamo sia infl uenza, oppure che stiamo lavorando troppo e siamo stressati: poi, pian piano, tutto torna alla normalità, e non ci rendiamo conto di esserci ammalati di mononucleosi e che per fortuna siamo guariti, anche se nel frattempo, magari abbiamo contagiato amici e familiari. «La mononucleosi infettiva è una sindrome virale causata dal virus di Epstein-Barr o dal citomegalovirus», spiega il professor Gian Piero Sbaraglia, primario emerito di Otorinolaringoiatria. «È una malattia altamente contagiosa, e tra i mezzi di trasmissioni c’è la saliva. Per questo motivo è anche chiamata la malattia del bacio.

Ma sono veicoli di contagio anche bere nello stesso bicchiere o tazzina di caff è, nonché, naturalmente, i rapporti intimi». Rispetto a quella del virus di Epstein-Barr, la mononucleosi da citomegalovirus colpisce di più le persone in età adulta, e si mostra in due differenti forme: l’angina monocitica di Schultz e la febbre ganglionare di Pfeiffer. «La prima», continua l’esperto, «è caratterizzata da un’infi ammazione acuta del cavo faringeo con tumefazioni linfo- gangliari e leucocitosi linfo-monocitaria; la seconda da una sintomatologia di tipo setticemico, cioè con una grave infezione del sangue».

Nella maggioranza dei casi, l’evoluzione della mononucleosi è benigna e favorevole, e si risolve in quattro settimane al massimo. Non esiste una terapia specifi ca, e si ricorre a farmaci sintomatici (antipiretici, antinfi ammatori) e cortisonici. A cui si aggiungono gli antibiotici solo quando si sovrappongono, però, manifestazioni batteriche.

«Questo non deve portare ad abbassare la guardia», ammonisce l’otorinolaringoiatra, «perché la malattia può presentare conseguenze insidiose e perduranti nel tempo. Un’attenzione particolare va prestata anche al fegato (possibili epatiti) e al sangue (possibili anemie). Dal punto di vista otorinolaringoiatrico la forma più subdola e pericolosa è quella di Schultz, detta anche angina monocitica. Si manifesta con febbre e tonsillite. Nei casi più gravi è di tipo difteroide o ulceroso, cui si possono associare anche super infezioni da bacilli fuso-spirillari che aggravano il quadro. Non sono soltanto le tonsille palatine a essere interessate dall’infiammazione, ma, talvolta la tonsilla faringea, la tonsilla linguale e gli aggregati linfatici posti in vicinanza della tuba di Eustachio, che collega la rinofaringe all’orecchio medio. Ulteriore complicanza è una linfoadenopatia sottomandibolare e laterocervicale, che altera l’estetica del collo, defi nito “proconsolare”».

Per fortuna ci sono due metodi molto rapidi e sicuri per eff ettuare una corretta diagnosi tramite prelievo del sangue: il monotest e il test di Paul-Bunnel. «Quello che a noi otorini non deve sfuggire», ricorda Sbaraglia, «è che l’interessamento fl ogistico delle strutture del cosiddetto anello del Waldayer non arrechi danni alla respirazione per via dell’esagerata e voluminosa tumefazione che si crea proprio a causa della forte infi ammazione. Le tonsille palatine si ingrossano a dismisura, assieme alle altre “tonsille” linguale e faringea (adenoidi), creando così un ostacolo meccanico alla respirazione, volgarmente defi nito un tappo in faringe, ostruendone le vie con gravi conseguenze per il malato».

Che cosa fare in questi casi estremi? «Lo specialista deve sapere che se l’ostruzione respiratoria, secondaria a questa esagerata infi ammazione, va a compromettere le condizioni respiratorie del malato si rischia il soff ocamento. Deve quindi procedere a una tracheotomia d’urgenza, intervento salva vita, reversibile, perché la fessura tracheale che si crea chirurgicamente si può tranquillamente richiudere, e quel che ne resterà sarà solo una piccola cicatrice sulla parte centrale del collo, poco al di sopra (uno/due centimetri) della fossetta giugulare. Altro rimedio effi cace d’urgenza è una tempestiva tonsillectomia (limitata alle tonsille palatine)». Una patologia, quindi, da non trascurare, e nei confronti della quale è bene operare tutte le forme possibili di prevenzione, ovviamente sempre sotto controllo del proprio medico.

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