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giovedì 27 febbraio 2020
 
Intervista
 

«Verso il Sinodo, in ascolto delle famiglie»

25/06/2015  Dopo la pubblicazione del documento preparatorio dell'appuntamento di Ottobre, parla monsignor Bruno Forte, segretario speciale del Sinodo sulla Famiglia: «Vogliamo essere una Chiesa che non sale in cattedra, non lancia anatemi, ma sta dalla parte della gente. Vogliamo innovare i modi dell'annuncio, non i suoi contenuti».

La Comunione ai divorziati risposati con la possibile apertura, un giorno, forse,  ma a certe condizioni, dopo un cammino di riconciliazione...  E poi il caso dei matrimoni gay,  circa i quali viene riconfermata quanto già affermato  dalla dottrina: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Stando a certa stampa, il documento preparatorio del Sinodo di ottobre è solo questo.

Monsignor Bruno Forte non ci sta.
L'arcivescovo di Chieti-Vasto,  segretario speciale dell'assemblea generale ordinaria del Sinodo, offre una chiave di lettura più completa ed esigente: «E' ingiusto e falsificante, dice a Famiglia Cristiana,  ridurre la complessità delle linee guida a due soli problemi, vissuti con particolare intensità in Europa e nel Nord America, e meno, molto meno, altrove». L'Instrumentum laboris conta 35 pagine e 147 punti. Riporta la Relatio Synodi, ovvero il testo conclusivo del precedente Sinodo sulla famiglia, svoltosi nell'ottobre 2014 (inclusi i numeri 52, 53 e 55, i più discussi, relativi all’accostamento dei divorziati risposati all’Eucaristia, alla proposta della comunione spirituale ed alle unioni omosessuali), integrando il tutto con la sintesi delle risposte al questionario proposto, nel corso dell’anno, dalla Segreteria sinodale alle Chiese del mondo.

«In quel documento si specchiano tutti i continenti, nessuno escluso, ciascuno con la sua specifica sensibilità, l'Africa alle prese con la poligamia, l'India condizionata  dal problema delle caste, l'Asia segnata spesso dalla scarsa considerazione sociale della donna, l'America latina ferita dai grandi flussi di inurbamento e di emigrazione che spaccano i nuclei familiari. Al 23 giugno, data di presentazione dell'Instrumentum laboris, avevamo ricevute 99 riflessioni da parte di altrettante Conferenze episcopali e 359 osservazioni inviate liberamente da diocesi e parrocchie, da associazioni e gruppi, da movimenti e organizzazioni civili, da famiglie e da singoli credenti. Insomma, parliamo di uno scritto articolato, frutto di un dibattito autenticamente capillare, che affronta tanti temi».

Volendo sintetizzare? «Direi cinque argomenti, tre elementi caratterizzanti e un colore dominante». Cominciamo dall'ultimo... «La speranza. Nulla viene taciuto, tutte le contraddizioni vengono enunciate, ma su tutto e per tutti viene offerta la speranza cristiana, non un vago sentimento buonista ma una prospettiva concreta radicata nel mistero della salvezza». I tre elementi caratterizzanti?«Lo concezione di Chiesa che ha Francesco: una Chiesa in uscita, a braccia aperte, che vuole annunciare sempre e comunque la misericordia di Dio. Non a caso il Papa  ha presieduto non solo i lavori del Sinodo dello scorso ottobre, ma anche, nel novembre 2014 e nel maggio scorso, le riunioni del consiglio che ha redatto l'Instrumentum. Secondo elemento: il Concilio Vaticano II. Se ne respira il profumo migliore. Altro che fredda celebrazione, a 50 anni della sua chiusura. E' una Chiesa in ascolto del mondo; madre e maestra, sì, ma soprattutto compagna di viaggio delle donne e degli uomini. Terzo elemento: il metodo della collegialità. Si è parlato, si parla e si parlerà con franchezza; ci si confronta e ci si confronterà su tutto, senza remore. Questo aiuterà il Papa chiamato poi a decidere».

I cinque argomenti più importanti? «Primo: la bellezza della famiglia, società naturale fondata sul matrimonio, unione stabile e feconda di un uomo e di una donna. Lo ribadiamo non per polemizzare con qualcuno ma per indicare un orizzonte valido per tutti. Secondo: l'accompagnamento. Vogliamo essere una Chiesa che non sale in cattedra, non lancia anatemi, ma sta dalla parte della gente. Nessuna abiura, ci mancherebbe. Vogliamo innovare i modi dell'annuncio, non i suoi contenuti. Terzo: l'integrazione di donne e uomini protagonisti e responsabili quale che sia lo stato delle loro relazioni familiari. Nell'Instrumentum si trova la richiesta di rimuovere il veto che impedisce a divorziati e risposati di diventare padrini o madrine, catechisti, ministri straordinari dell'Eucarestia. Quarto: il respiro ecumenico e interreligioso. Quinto: la centralità della persona, il che porta anche a un maggior coinvolgimento delle donne. Che devono aver più spazio nei processi decisionali interni alla Chiesa, devono vedersi affidate responsabilità dirette a capo di alcuni organismi, dalla Caritas agli Uffici famiglia, devono essere coinvolte nella formazione dei sacerdoti». 

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