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sabato 21 settembre 2019
 
L'intervista
 
Credere

Monsignor Pierangelo Sequeri: «Da Jean Vanier ho appreso l’amore per i piccoli di Dio»

16/05/2019  A dirlo è il preside del Pontificio istituto per il matrimonio e la famiglia, noto teologo e fondatore di Esagramma, centro di terapia musicale per il disagio psichico. «Servono reti familiari ed ecclesiali per integrare i più svantaggiati»

Chi non canta a menadito Tu sei la mia vita, intitolata Symbolum ’77, alzi la mano. Oppure Madre io vorrei, E sono solo un uomo, Oltre la memoria, E mi sorprende. Sono decine i brani liturgici, scritti decenni orsono da monsignor Pierangelo Sequeri, che risuonano ancora nelle parrocchie. Eppure forse pochi sanno che a comporli è stato un fine teologo e musicista, figlio di un concertista di violino e di una pianista. Milanese, 74 anni e sacerdote da 51, dall’agosto 2016 è stato scelto da Francesco come preside del Pontificio istituto  teologico Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia, che succede, sostituendolo, a quello fondato da papa Wojtyla nel 1982.  

Alla radice di questo denso curriculum, arricchito da decine di libri pubblicati, c’è una fede maturata «insieme all’apertura verso il ministero. I miei genitori non hanno sollecitato, ma neppure ostacolato. Sono molto grato per questo e per l’ammirevole educazione umana ricevuta: un grembo di maturazione ed equilibrio», puntualizza monsignor Sequeri.

LE SUE PREZIOSE GUIDE

«Dio, poi, si nasconde veramente nei “dettagli”. Il mio maestro degli ultimi due anni delle elementari, comunista e non praticante, intuì una sensibilità profonda e mi indirizzò verso il servizio della liturgia nella parrocchia; mi raccomandò a un sacerdote amico, perché si prendesse cura della mia maturazione religiosa».

Nella memoria di Pierangelo è rimasta scolpita «l’immagine del mio parroco di allora, in adorazione davanti all’altare prima della Messa delle 6.30 che io servivo. Credo di aver appreso così l’essenziale della fede. Lui sostenne in ogni modo e con ogni attenzione la mia maturazione, eppure con assoluta discrezione, sobrietà, delicatezza. Il suo ricordo mi commuove ancora», sottolinea. In parrocchia – aggiunge con riconoscenza – «ho imparato a nutrirmi e a nutrire un cristianesimo non nervoso, né fazioso o litigioso; ma anche molto serio, non convenzionale, non dolcificante». Fra le letture decisive dell’adolescenza, e prima dell’ingresso in seminario, ci tiene a citare il commento al Vangelo di Luca scritto da fratel Arturo Paoli, «che vi disegnava una spiritualità e una concretezza del ministero evangelico decisivi per me». E il legame con il beato Charles De Foucauld si è rinforzato con un’esperienza diretta di qualche mese, a 20 anni, nelle comunità dei Piccoli Fratelli: «Ho conosciuto personalmente René Voillaume (il fondatore della congregazione, ndr). Non era la mia vita, ma l’ha segnata profondamente; oggi vedo in questa spiritualità e missione un dono che la Chiesa che deve venire dovrà riscoprire».

PREGARE SUONANDO

  

Don Pierangelo ha alle spalle anche un’esperienza come parroco per circa 15 anni a San Giuseppe della Pace, a Milano, «senza una vera chiesa né ambienti propri: abbiamo affittato una ex-officina per fare l’oratorio. Ho avuto la grazia di sperimentare l’integrazione e l’equilibrio della mia professione teologica e del mio ministero sacerdotale, che mi ha dato la forma per sempre. In questo contesto sono stato motivato anche a riprendere la mia formazione musicale, dalla quale mi ero congedato. C’era un pianoforte a coda: per intrattenere i ragazzi ho proposto loro di insegnare a comporre canti per la catechesi e per la liturgia. Poi sono diventati grandi, abbiamo formato un coro e un’orchestra».

Ogni anno monsignor Sequeri guidava un ciclo di incontri su un libro biblico, «sul quale componevo un piccolo oratorio musicale che veniva eseguito nella veglia di Natale». Alcuni degli “ex ragazzi” della parrocchia collaborano ancora oggi con lui «nella straordinaria esperienza di Esagramma, un centro di riabilitazione con una decina di filiali in Italia, che impiega i vantaggi della formazione musicale e ha una sua orchestra che fa concerti in tutto il mondo» con persone disabili.

Infatti l’incontro con il mondo dell’handicap mentale e psichico ha segnato un altro passaggio nella sua vita: «Un’esperienza che mi ha maturato, come credente e come sacerdote, è proprio l’esperienza, pastorale e culturale al tempo stesso, con il mondo dell’handicap mentale e psichico. Ho avuto la fortuna di conoscere Jean Vanier e di contribuire allo sviluppo, in Italia, del movimento Fede e Luce, basato sulla spiritualità dei “piccoli” di Dio e incentrato sull’incoraggiamento a creare reti familiari ed ecclesiali di reciproca amicizia. Una grazia per me».

«Di qui si è sviluppata poi l’idea di creare uno spazio specifico di approfondimento delle possibilità di integrazione e maturazione dei bambini e dei ragazzi, che offrisse loro anche l’opportunità di un impegno musicale gratificante, d’inserimento e autostima», continua monsignor Sequeri. «Ed è nato Esagramma, proprio attraverso l’impegno di alcuni degli ex-ragazzi della parrocchia della mia giovinezza, che nel frattempo si sono dotati delle competenze professionali adatte».

IL BELLO DELL’INSEGNAMENTO

Alle esperienze pastorali si sono affiancate quelle come docente e teologo: «L’insegnamento è per me un momento essenziale del movimento spirituale e ministeriale della fede. Spero di comunicare agli studenti la bellezza del pensare con Dio e per la Chiesa». Nell’Istituto che oggi presiede «è necessario far maturare una teologia e una pastorale della famiglia all’altezza di quella della coppia, includendo esplicitamente le dinamiche dell’agire familiare nell’orizzonte del sacramento. L’esortazione apostolica Amoris laetitia ha individuato nella struttura e nella storia delle dinamiche familiari attivate dagli sposi un luogo teologico, ecclesiale, spirituale della vita stessa della Chiesa».

Cruciale la formazione sintetizzata nel Master e nel Diploma in pastorale familiare: «Il nucleo della partecipazione è concentrato in due settimane estive, che prevedono poi forme di integrazione e richiamo durante l’anno accademico, in particolare una settimana di marzo nella sede dell’Università. Le famiglie possono venire con i bambini, per i quali sono previste modalità di intrattenimento adatte a loro».

I PRIMI PASSI CON FEDE E LUCE

  

Monsignor Sequeri al lavoro all’Istituto Giovanni Paolo II. Quando iniziò il suo ministero nella chiesa milanese di San Giuseppe della Pace, incontrò famiglie con bambini che avevano disabilità psichiche gravi. Fra queste, tre o quattro stavano provando per la prima volta a formare delle comunità Fede e Luce come quelle avviate in Francia da Jean Vanier, esperienza in cui si condivide la vita con le persone disabili. Di una Sequeri è stato assistente spirituale.

L’HANDICAP: NÉ UNA BENEDIZIONE, NÉ UNA MALEDIZIONE

«L’handicap non è né una benedizione, né una maledizione del “cielo”», è la riflessione di Sequeri. «Esso è anzitutto il simbolo dell’uomo: incapace di porre rimedio ai difetti della condizione storica. Il credente si sforza di rendere buona testimonianza al carattere incondizionato dell’amore di Dio, integrando la mancanza del proprio fratello con l’esuberanza delle proprie risorse… Così si può – e si deve – parlare di una vigile predilezione di Dio nei confronti dell’essere umano posto nella distretta».

VATICANO. AL VIA IL MASTER IN PASTORALE FAMILIARE

  

Fino al 31 maggio ci si può iscrivere al Master o al Diploma in pastorale familiare, promosso dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II con il progetto Mistero grande. Rivolti a formatori, coppie di sposi, sacerdoti, consacrati e laici, entrambi i percorsi formativi interdisciplinari hanno una durata triennale e preparano al servizio delle Chiese locali; condividono le stesse lezioni e laboratori pastorali nelle due settimane estive previste ogni anno. Info: tel. 06/69.89.56.98, pastoralefamiliare@istitutogp2.it.

Foto di Stefano Dal Pozzolo/Contrasto

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