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giovedì 02 aprile 2020
 
IRAQ
 

«Io, musulmano, piango per il monastero distrutto dall'Isis»

23/01/2016  «Il monastero di Sant'Elia era caro anche a molti islamici come me, quante volte ci sono andato da piccolo con i miei». Lo scrittore e intellettuale iracheno Younis Tawfik, originario di Mosul, oggi esule in Italia, commenta lo scempio che i terroristi stanno compiendo nella sua terra: oltre a uccidere barbaramente, radono al suolo luoghi di culto cancellando secoli di pacifica coesistenza fra fedi e culture differenti.

Lo scrittore e intellettuale iracheno Younis Tawfik, originario di Mosul, da anni in Italia. Vive a Torino.
Lo scrittore e intellettuale iracheno Younis Tawfik, originario di Mosul, da anni in Italia. Vive a Torino.

I terroristi dell’Isis temono la memoria umana, hanno paura dal passato, dalla storia della civiltà dell’uomo e fanno per eliminarla. Loro distruggono i luoghi di culto, i monumenti e i luoghi di culto che contengono una testimonianza storica. Una ferita lancinante si è aperta nel cuore della mia città, Mosul, guardando impotente la furia iconoclasta dei miliziani dell’Isis che abbattono l’edificio della moschea più antica dedicata al profeta Yunus, il biblico Giona. Il 24 luglio 2014 erano saltati in aria, rasi completamente al suolo, i minareti e le cupole, tra le urla disperate degli abitanti della città che filmavano con i telefonini. Giona è un profeta ebreo, il protagonista dell’omonimo libro dell’Antico Testamento. È uno dei dodici profeti minori ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica, ma anche il Corano lo onora così: “Ci fosse stata almeno una città credente, cui fosse stata utile la sua fede, a parte il Popolo di Giona. Quando ebbero creduto, allontanammo da loro il castigo ignominioso in questa vita e li lasciammo godere per qualche tempo.” (Sura 10, v. 98)

Il sepolcro era meta di venerazione sia dei musulmani, sia dei cristiani iracheni. Giona era il simbolo dell’unità del Paese e una sorta di patrono di Mosul al quale tutti si rivolgevano. La maggioranza dei maschi della città portano il suo nome, compreso il sottoscritto. Potrebbe essere considerato l’antisimbolo del fanatismo intollerante e del fantasma dell’impero dei jihadisti esattamente come il convento di San Ilyas ovvero Elia che soltanto adesso ci si accorge essere stato raso al suolo dalle ruspe dell’Isis.

Foto Ansa.
Foto Ansa.


La mano del terrore devasta tutto e arriva a cancellare la maggior parte delle moschee che custodiscono tombe di profeti e santi. Sono stati abbattuti in seguito anche i sepolcri dei profeti Set, il 25 luglio, e quella di Giargis, la moschea sciita dedicata al figlio di Hasan, detto Alì il piccolo, discendente del nipote di Muhammad e figlio del califfo Alì, nella stessa data. Non si sono salvati nemmeno monumenti culturali che raffigurano poeti del nono secolo come il grande poeta Abu Tammam (805-845) e compositori come il musicista Ishaq al-Mausili (767-850), e di altri cinquanta luoghi di culto musulmani, cristiani yazidi e altro.

L’ultima notizia che mi ha sconvolto è al venire a sapere che il anche il convento di Mar Ilyas ovvero Elia è stato raso al suolo dalla macchina dell’odio. Ilyas il verde come lo chiamavano i cittadini di Mosul era il simbolo della venerazione non soltanto per i cristiani ma anche per i musulmani. Mi ricordo quando in primavera, da piccoli, andavamo con i parenti in gita verso le valle che circondano l’edificio sacro. Si giocava tra le peonie rosse e si mangiava in comune con i nostri vicini di casa cristiani la Dolma, il piatto preferito del venerdì. Le donne, desiderose di gravidanza salivano verso il convento per chiedere grazia e fecondità, musulmane o cristiane che siano e a volte vide per sino le yazide. Un tempo, rispetto reciproco e integrazione erano valori comuni: una consuetudine, non un'eccezione. Il mio primo amore corrisposto, ad esempio, fu una ragazza cristiana, una cosa nirmnale, normalissima, per me e per i miei genitori. Mi chiedo fino a quando l’umanità sta a guardare mentre il suo patrimonio venga distrutto da persone senza scrupoli e senza storia.

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