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venerdì 18 settembre 2020
 
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Nascite in calo in Italia: ma non era la notizia dell’anno scorso?

11/02/2020  Il commento di Francesco Belletti, direttore Cisf (Centro Internazionale Studi Famiglia), ai dati Istat sulla natalità. Nel 2019 sono venuti al mondo 435mila bambini, dall'Unità d'Italia il numero più basso in assoluto.

Sembrava quasi impossibile, ma i nati nel 2019 sono ancora diminuiti, rispetto al 2018, che aveva già battuto tutti i record: da 439.000 si è scesi ancora di più, a 435.000 bambini. Dall’Unità d’Italia, il numero più basso in assoluto! Del resto, l’atteggiamento generale nei confronti dei bambini non poteva certo cambiare da un anno all’altro, nel nostro Paese: i giovani rimangono senza prospettive realistiche di lavoro, gli impegni della politica per la famiglia sembrano ancora intrappolati in un dibattito parolaio, ricco di promesse ma povero di impegni concreti, e sono ancora troppo poche le imprese in cui una dipendente che aspetta un bambino non si sente a rischio di perdita del lavoro.  E quindi quali buone ragioni in più potrebbero incontrare due giovani che vogliano mettere al mondo un figlio senza sentirsi soli e abbandonati?

Poi c’è anche qualcuno, come a Cremona, che sostiene che per proteggere l’ambiente bisogna fare meno figli, perché un nuovo bambino “consuma il pianeta”…  L’errore di contrapporre natalità e tutela dell’ambiente purtroppo caratterizza troppa cultura ambientalista, ideologicamente legata a modelli di analisi socio-economica e ambientale ormai obsoleti, come le teorie neo-malthusiane, o le profezie di tanti negli anni Settanta, che prevedevano il totale collasso del pianeta in caso di popolazione mondiale superiore ai tre-quattro miliardi di abitanti. Forse i primi a dover rileggere la Laudato Si’ sono proprio questi ecologisti estremi, per riscoprire che uomo e ambiente si salvano “l’uno con l’altro”, e non “uno contro l’altro”… E la migliore strategia di protezione dell’ambiente è la redistribuzione delle risorse in un’economia globale circolare, in cui tutte le aree del pianeta crescono, non sono i limiti e i divieti demografici pensati a tavolino a pancia piena, nelle nazioni che sfruttano le altre parti del pianeta.

Siamo anche un po’ stufi di ripetere che esiste un’emergenza natalità nel nostro Paese (che rimane una verità, purtroppo), e certo non è sbagliato continuare a chiedere di dare finalmente corpo e operatività ad un Piano per la Natalità, come ormai da cinque anni chiede con forza e buone ragioni il Forum delle associazioni familiari. Forse però il problema è più ampio, e la sterilità volontaria del nostro popolo ci dice anche di una povertà ancora più grave di quella demografica: la perdita di capacità di speranza e di progetto, che  il nostro Paese testimonia anche attraverso il rifiuto di mettere al mondo le nuove generazioni. Il costante e crescente crollo della natalità non è la malattia, ma il sintomo di un malessere molto più ampio, che non riguarda soli i singoli potenziali genitori, ma riguarda la collettività tutta. E a tale malessere si deve rispondere con gesti di speranza: servono seminatori di fiducia, costruttori di futuro, progettisti di dialogo e di ascolto. Perché è molto più difficile accettare la sfida di un figlio, in un Paese che ha abbandonato ogni progetto di futuro. Quindi, prima ancora di politiche demografiche per fare più figli, abbiamo  bisogno di progetti, di percorsi e di testimoni che offrano un futuro possibile ad un popolo, da costruire insieme.

 

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