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Dublino 2018
 

«Noi sposi, persi e ritrovati»

24/08/2018  I coniugi Amerini, in partenza per il IX Incontro mondiale delle famiglie a Dublino, hanno raccontato con sincerità e tenerezza il loro matrimonio nato come atto riparatore, riscoperto come scelta d’amore e ora vissuto con spirito missionario. Proprio stasera alla festa degli italiani condivideranno il dono da loro creato per l'occasione e leggeranno la preghiera per i migranti scritta di proprio pugno.

Partono per il nono Incontro mondiale delle famiglie a Dublino con papa Francesco con una valigia piena di aspettative e di ricordi, alcuni anche molto dolorosi. Sono Flavia e Claudio Amerini, 55 anni lei e 57 lui, sposati da più di 37 anni «non per amore ma per volontà dei nostri genitori con quello che allora si chiamava “matrimonio riparatore”». Riparatore di un “errore” di sei mesi, con due meravigliosi occhi scuri, di nome Jury. Flavia ancora si commuove ripensando ai suoi sedici anni, alla gravidanza non prevista, all’allontanamento successivo dalla Chiesa dopo lo scontro con don Adriano che celebrò le nozze in fretta e furia e un po’ di nascosto, facendoli impegnare per iscritto a battezzare Jury e predicendo la loro separazione. Separazione che non tardò ad arrivare quando, dopo undici mesi di matrimonio, si ritrovarono a vivere da scapoli sotto lo stesso tetto - «ci chiedevamo: “ci siamo sposati ma cosa vuol dire?”» - a cui seguì un inaspettato riavvicinamento e l’inizio del loro percorso di fede e di famiglia.

«Nel giorno del perdono di Assisi, era il 2 agosto,» raccontano «decidemmo di andare in visita al santuario del Frassino a Peschiera del Garda. Lì ci accolse un sacerdote, che normalmente non si vedeva mai, perché chiuso nel confessionale, e ci chiese se ci volevamo confessare». «Io», racconta Flavia, «risposi di no; Claudio invece decise di accettare la sfida. Dopo più di due ore che non tornava mi domandai se era scappato... Al contrario, mi venne incontro padre Diego che mi disse: “volete separarvi? Volete annullare il matrimono o volete fare un cammino con me? Non rispondete adesso; pensateci, andate davanti alla croce e ditemi di sì o di no su un biglietto ma separatamente”. Entrambi scrivemmo di sì!». Flavia stringe le mani a Claudio e si commuove.

In quel momento avevano deciso di scoprire insieme davvero il sacramento del matrimonio e iniziava il loro riavvicinamento alla Chiesa. «Tornati a casa, don Adriano ci chiese se volevamo dargli una mano con il corso fidanzati. La risposta fu chiara: “sì solo, però, se prima ci chiariamo”. E lui si mise a piangere. Facendoci sposare alle 10 di mattina, di fretta, senza Jury e nessun altro presente a eccezione dei testimoni e dei genitori ci aveva rubato i nostri sogni di ragazzi, a partire dai fiori bianchi in chiesa. Don Adriano è stato poi il nostro parroco per 41 anni e lo abbiamo accompagnato nei giorni di malattia fino alla morte».

Un percorso quello iniziato a Peschiera, un cammino incentrato sulla Sacra Famiglia «per riscoprire quel sì di Maria che è fiducia e obbedienza a Dio» raccontano e che prosegue ancora oggi. L’occasione per guardare «alla bellezza dello stare insieme» in uno stupore che si rinnova sempre anche leggendo le catechesi di Dublino. «Ci siamo rivisti nel Figlio che si era perso nel tempio; qualcuno ci ha ritrovato».

Oggi Flavia e Claudio sono codirettori del Centro di pastorale della famiglia della Diocesi di Mantova con don Riccardo Gobbi. A Dublino vanno prima di tutto come coppia: «Il tema dell’Incontro, Il Vangelo della famiglia, gioia per il mondo è un abbraccio che la Chiesa fa alle nostre famiglie. Ci aiuta a incarnare il Vangelo e ci chiede di collaborare alla crescita della Chiesa stessa e della comunità. La cosa più innovativa dell’enciclica Amoris Laetitia di Francesco è una nuova ricerca di relazione tra la Chiesa e la famiglia perché insieme possono trovare nuove strade di felicità. Noi famiglie a questo appello dobbiamo rispondere con generosità, magnanimità, fantasia ed entusiasmo. Perché una coppia che vive bene il Sacramento è una coppia che trabocca ed esulta di gioia».

IL DONO E LA PREGHIERA DI FLAVIA E CLAUDIO

Qui a fianco, il dono creato da Flavia che verrà offerto alla Festa delle famiglie: «Le api come metafora della gioia che si vive in famiglia»

Ecco la preghiera che leggeranno stasera alla "festa degli italiani" durante l'incontro delle famiglie, insieme alle intenzioni di numerose altre coppie: una meditazione dedicata ai migranti:

"Nel racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci Gesù guarda la folla, fa sedere tutti i presenti e compie il miracolo affinché tutti abbiano da mangiare. Preghiamo perché tutti i popoli della terra abbiano sempre un luogo accogliente dove sostare e trovare pane in abbondanza per sfamarsi superando le barriere della nazionalità e del colore della pelle. Preghiamo"

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