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venerdì 13 dicembre 2019
 
Colloqui col Padre
 

Non sfruttiamo i simboli religiosi per creare discriminazione

15/12/2018  Presepe sì o no? E la presenza del crocifisso a scuola non è in contraddizione con la laicità dello Stato? Due lettrici ci scrivono, ecco le risposte del nostro direttore, don Antonio Rizzolo

Ho letto in un articolo che un parroco di Padova ha detto di non fare il presepe in quanto sarebbe ipocrisia verso la povertà. Sono allibita! Magari questo parroco non è del tutto esagerato nell’esporre il problema di base, ma lui dovrebbe sapere il vero senso del Natale! Gesù è nato povero per i poveri ricchi d’amore. Natale è giusto ricordarlo perché non solo ci ricorda la nascita del Signore ma perché ci deve spronare a fare sempre meglio. Ogni giorno dell’anno! Sotto sotto capisco cosa voleva dire quel prete. Ma c’è modo e momento per farlo, no? Certe frasi andrebbero misurate prima di sbatterle sul tavolo.

SILIA

Pregiatissimo direttore, quest’anno in anticipo sull’inizio dell’anno scolastico è arrivata a scuola una circolare che invitava ad appendere nelle aule il crocifisso. A parte le considerazioni sulla laicità della scuola pubblica, ora ci stiamo avvicinando al Natale e, di sicuro, uscirà il problema “presepe”. Premetto che sono cattolica praticante, ma penso sia doveroso, da parte della Chiesa, chiarire un concetto fondamentale: non sfruttare i simboli più importanti della nostra religione per seminare discriminazione e polemica. Ben venga il presepe se è una scelta autonoma e serena, non per provocazione.

La propaganda politica si serve della Bibbia, del rosario, del crocifisso e ora sarà il turno del presepe per sottolineare le differenze e dare adito a tensioni, non certo per fede. Il crocifisso lo abbiamo nel nostro cuore, nelle nostre case, nelle chiese e rappresenta il sacrificio e la sofferenza del Cristo per amore, non solo per noi ma per tutti i suoi figli, qualsiasi sia il colore della pelle, la religione o l’appartenenza geografica. Come si fa a guardare il crocifisso senza vedere quel corpo martoriato? Che cosa ci testimonia? Un amore grande! Non credo che nel cuore di coloro che lo strumentalizzano ci sia questo sentimento. Il presepe è anch’esso un simbolo d’amore, di umiltà e semplicità. Lo si può fare a casa, si va a vederne di bellissimi nelle chiese dove ci si può fermare a pregare e riflettere sul suo significato, dal giorno della vigilia a dopo l’epifania le scuole sono chiuse, chi lo guarda il presepe? Far passare il concetto che coloro che difendono questi nostri simboli sono brave persone e bravi cristiani mentre il loro atteggiamento reale, le loro decisioni, le loro parole dimostrano l’esatto contrario non può essere accettabile e va chiarito! Abbiano la coerenza di non servirsi del Cristo, della sua sofferenza e del suo amore per mascherare la realtà.

ANTONIETTA PICCOLI

Al tema del presepio, incluse le polemiche di questi giorni, dedichiamo la copertina e un ampio servizio all’interno. Rimando al commento di monsignor Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso, per approfondire il legame tra il presepio, il crocifisso e la nostra fede. In questa breve riflessione rispondo direttamente alle nostre lettrici.

Cara Silia, capisco il tuo sconcerto per le parole del prete di Padova don Luca Favarin (autore anche di un libro di forte impatto: Animali da circo, i migranti obbedienti che vorremmo, Edizioni San Paolo). Come sempre in questi casi non bisogna limitarsi ai titoli o agli articoli, ma andare alla fonte. Tutto nasce da questo post di don Luca su Facebook: «Quest’anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni... Non farlo per rispetto del Vangelo e dei suoi valori, non farlo per rispetto dei poveri...». Il riferimento sottinteso era al recente Decreto sicurezza. Un invito, senz’altro provocatorio, alla coerenza tra fede e vita. Non ha mai detto di essere contro il presepio e men che meno contro il Natale e colui che nel Natale celebriamo. Infatti ha scritto «quest’anno», per sottolineare la necessità di dare un segno contro la possibile strumentalizzazione di questa bella tradizione popolare che si fa risalire a san Francesco.

Circa il crocifisso o il presepe a scuola, cara Antonietta, sono d’accordo con la tua riflessione. Anche in questo caso è una contraddizione in termini utilizzare come strumento di divisione due simboli d’amore. È veramente triste questa ennesima strumentalizzazione. Anche in questo caso dovremmo tutti farci un esame di coscienza e chiederci se viviamo veramente secondo il Vangelo. Al cuore del quale c’è il messaggio d’amore di Gesù. Ricordiamoci queste parole del discorso della montagna: «Avete inteso che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano» (Matteo 5,43-44).

Vorrei però aggiungere un altro pensiero. Secondo me la presenza del crocifisso a scuola, così come la preparazione del presepio, non sono in contraddizione con la laicità della scuola. Chi è contrario quasi sempre lo fa per un mal compreso rispetto verso chi ha un’altra religione. O più spesso perché è contro la fede cristiana e la religione in genere. Vorrebbero la loro sparizione, almeno dalla vita pubblica. I musulmani e gli altri credenti, in realtà, non hanno nessun problema con questi simboli. Non dimentichiamo che nell’islam Gesù è comunque un profeta e che sua madre Maria è molto amata.

D.R.

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