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giovedì 22 aprile 2021
 
 

Nostro figlio timido ammutolito e con gli occhi bassi. Come farlo aprire?

31/10/2017  Come aiutare un adolescente che mostra un'esagerata timidezza e non riesce a relazionarsi con i coetanei? Probabilmente prova un sentimento di "vergogna" che va analizzato e superato. I consigli dell'esperto Fabrizio Fantoni.

Nostro figlio Antonio di 15 anni è molto timido: arrossisce facilmente, tende a non esporsi né con gli adulti né con i coetanei. Mentre in casa parla ad alta voce senza difficoltà, quando è fuori casa abbassa il volume e tiene gli occhi bassi. Eppure ha tante capacità, solo che non le fa vedere. Sicuramente ne soffre, ma i nostri tentativi di aiutarlo parlando con lui e spingendolo a uscire non hanno ottenuto risultati.

LUCILLA E PIETRO

— Carissimi, la timidezza di Antonio si radica probabilmente nella vergogna, che in realtà non è un sentimento unico ma racchiude una famiglia di affetti: da quelli con carattere più positivo, come la riservatezza, il pudore, la modestia, a quelli più distruttivi sul piano emotivo, come l’umiliazione e la mortificazione. L’elemento di base della vergogna è la percezione di essere inadeguati di fronte alle aspettative proprie o degli altri. Una inadeguatezza che può fare riferimento a elementi di tipo estetico, come la vergogna per il proprio corpo, oppure socioculturale, come la vergogna di andare male a scuola o di non sentirsi all’altezza dei propri coetanei, oppure morale, come quella che ci assale quando facciamo qualcosa di proibito. Di certo, la vergogna è uno stato emotivo tra i più dolorosi e brucianti: mentre infatti quando ci si sente in colpa si può fare qualcosa per riparare il malfatto, quando ci si vergogna ci si sente inermi e senza difese di fronte allo sguardo e al giudizio altrui. Peggio ancora, la vergogna si autoalimenta con la consapevolezza di questa impotenza, che rende diversi dagli altri. Per questo è un sentimento che condiziona molto nella vita sociale. Per aiutare Antonio, sarebbe prima di tutto necessario capire che cosa nel profondo genera questa sensazione di essere costantemente in difetto: se l’aspetto fisico, la difficoltà a condividere gli atteggiamenti e i comportamenti degli altri ragazzi, oppure le difficoltà nell’ambito scolastico, non solo nei voti ma anche magari nell’inserimento in una classe poco aperta all’inclusione. O altro ancora. Un primo passo potrebbe allora essere quello di ricostruire l’immagine sociale di Antonio attraverso una ricognizione presso i vari adulti che frequenta, chiedendo loro “Chi è Antonio?” e offrendo al ragazzo un ritratto che ne segnali le qualità in atto (e non solo quelle che ha, ma che non esprime). Poi si potrebbe cercare un ambito, magari piccolo, dove possa essere accolto e valorizzato nelle risorse che sono state maggiormente evidenziate: sport, teatro, musica, volontariato… Naturalmente, senza escludere la possibilità di essere aiutati in questo cammino da uno psicologo esperto di adolescenti.

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