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mercoledì 23 settembre 2020
 
 

Nuovo Raid contro le sorelle Napoli di Mezzojuso

25/11/2019  È la terza volta in tre mesi che le donne siciliane, che si battano contro i boss dei pascoli, subiscono intimidazioni. L’ultima venerdì scorso. Ripubblichiamo l’intervista che abbiamo fatto a Massimo Giletti in giugno in occasione della pubblicazione del suo libro edito Mondadori, “Le dannate” dedicato proprio a loro. In quell’occasione il giornalista ci disse: «Non le abbandonerò mai».

Massimo Giletti a casa delle sorelle Napoli. Con loro anche Salvatore Battaglia cui è stata incendiata l’auto per la vicinanza dimostrata alle tre coraggiose donne.
Massimo Giletti a casa delle sorelle Napoli. Con loro anche Salvatore Battaglia cui è stata incendiata l’auto per la vicinanza dimostrata alle tre coraggiose donne.

(Nella foto, le sorelle Napoli ospiti su La7 a Non è l’Arena da Massimo Giletti) 

«La terra si chiama Guddemi ed era a suo modo un nome profetico: in arabo significa “avanti”, come se già nei sassi e nelle zolle ci fosse l’animo di Salvatore e delle sue figlie, la caparbietà di chi non si accontenta e non si arrende». Da oltre dieci anni, infatti, Marianna, Ina e Irene, “le sorelle Napoli”, figlie di Totò, denunciano minacce e intimidazioni subite per costringerle a cedere l’attività imprenditoriale che svolgono in una porzione di un terreno, Guddemi appunto, di 74 ettari, tra Corleone e Godrano, vicino a Mezzojuso, in provincia di Palermo. Ma loro non mollano e non si arrendono alla mafia. Massimo Giletti le ha scovate dal ritaglio di un giornale locale e ha deciso di dar loro voce nella trasmissione che conduce su La7, Non è l’Arena. Ed è rimasto talmente colpito che ha scelto di tornare da loro con la telecamera in modo “seriale” per quasi due anni, fino a che non è andato a incontrarle di persona. Lì è nato il suo primo libro, Le dannate, edito Mondadori, dalla scrittura appassionata e con una dedica alla madre «e a tutte le donne che non si arrendono». Per raccontare la storia particolare di queste tre sorelle, ma anche l’eterna messinscena del potere: la battaglia, antica come il mondo, tra potenti e soggiogati.

 

Chi sono le dannate?

«Sono tre donne che lottano per la loro libertà, tre sorelle coraggiose che non si piegano alla “mafia dei pascoli” e combattono per difendere la loro terra. In fondo sono simili a tante altre donne che nel mondo lottano per difendere i loro diritti».

Cos’è la mafia dei pascoli?

«È quella ancestrale, che nasce nelle campagne portando via la terra a chi ce l’aveva. Ai baroni, ai notabili. È il mondo forte nel Sud Italia di chi non ha scrupoli e si impadronisce della roba altrui con violenza».

Da sempre racconta storie, perché questa è diventata un libro?

«Perché ho visto gli occhi di queste donne che sono audaci, ma hanno dentro la fatica di anni di battaglie. Se non fossi arrivato io sarebbero state lasciate completamente sole. Da una parte del paese, dal sistema, dallo Stato. Solo i carabinieri sono stati vicini e un magistrato, la dottoressa Gallucci: lei ha capito il baratro in cui stavano finendo Irene, Marianna e Ina. Tutti gli altri hanno preferito girare la testa altrove».

Ci parla del vostro incontro?

«Ho voluto conoscerle di persona e così sono stato da loro in montagna. Sono emozioni difficili da riferire. Ma ricordo perfettamente quando sono arrivato nelle loro terre a 1.000 metri scortato dai carabinieri. In luoghi deserti, abbandonati dall’uomo. Ricordo il loro stupore, l’abbraccio e quella stretta che racconto anche nel libro… In quel momento ho pensato: “Perché dovrei abbandonare queste donne?”».

Un abbraccio che le ha ricordato quello di sua madre quando lei era bambino...

«Anch’io, in modo diverso, ho provato l’essere abbandonato e ho sentito il bisogno di starle vicino. Con le sorelle Napoli ho sentito la stessa cosa».

Come andrà a finire?

«Stiamo parlando di luoghi dove c’era Provenzano, di quel tipo di mafia. Non so come finirà, ma so per certo che sono entrato in questa storia non per caso e non posso più uscirne».

Cosa spera?

«Che lo Stato vinca questa battaglia. E il fatto che il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, abbia deciso di

inviare lì degli ispettori antimafia dimostra che lo Stato c’è».

L’anno prossimo sarà di nuovo su La7?

«Deciderò dopo il 21 giugno».

E le sorelle Napoli?

«Le porterò con me, sempre, ovunque andrò».

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