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sabato 25 gennaio 2020
 
 

Londra, splende l'azzurro

29/07/2012  Fioretto, arco e pistola: l'Italia parte bene e nelle prime ventiquattr'ore di gare vince cinque medaglie.

Nella foto Ansa: Tesconi argento nella pistola, Frangilli-Galiazzo-Nespoli oro nell'arco, il trio Errigo-Di Francisca-Vezzali che ha dominato il fioretto femminile.
Nella foto Ansa: Tesconi argento nella pistola, Frangilli-Galiazzo-Nespoli oro nell'arco, il trio Errigo-Di Francisca-Vezzali che ha dominato il fioretto femminile.

Doverosa meravigliosa elementare annotazione: non c’era mai stato per lo sport italiano un avvio olimpico così come nel primo giorno di gare a Londra 2012, con due medaglie d’oro (la fiorettista Di Francisca e la squadra degli arcieri), due d’argento (il pistolero Tesconi e la fiorettista Errigo), una di bronzo (la fiorettista Vezzali, mitica ma anche mistica, che dopo avere vinto tre volte l’oro è riuscita ad essere, a 38 anni, furiosamente sinceramente felice per il bronzo).


Altrettanto doverosa una annotazione/precisazione: se le medaglie si pesano, non soltanto si contano, la conquista a Roma 1960, nello stesso giorno, dell’oro di Livio Berruti sui 200 e dell’oro della pallanuoto ha una caratura particolare, più di quelle di altri giorni per noi assai metalliferi, a Mosca 1980 come a Los Angeles 1984, quando però c’era il boicottaggio, degli Usa prima e dell’Urss poi, con i paesi loro satelliti, a piallare un poco l’importanza delle gare.

L'arrivo sul traguardo in lacrime del ciclista kazako Vinokurov (foto Reuters).
L'arrivo sul traguardo in lacrime del ciclista kazako Vinokurov (foto Reuters).

Ma adesso basta ricordare, confrontare  e implicitamente classificare, allineare. Casomai, per cristallizzare e musealizzare la giornata, si dica che ha visto il trionfo degli italiani in arme: arco-fioretto-pistola, con intanto il miracolo per cui tutto questo non ha mai, neanche per un attimo, portato uno di noi a frequentare una idea guerriera, cruenta, o semplicemente acre di sport. E’ stata – ecco, ecco e basta - una gran bella giornata, con gare dove il sommo pathos è riuscito, alla fine, a sposarsi con la somma giustizia delle graduatorie.


Un solo punto di differenza, dunque una questione davvero ipermillimetrica, dopo otto tiri per ciascuno dei sei arcieri nella finale tra Italia e Stati Uniti (e c’era ancora quel nostro Galiazzo oro mite ad Atene 2004, fisico da bancario sedentario, occhiali da sole al neon). E appena prima c’era stato lo sbucare, dal vuoto di un pronostico che non lo considerava, di Luca Tesconi con la sua pistola, e subito dopo quelle “logiche” semifinali della scherma, tre medaglie in palio per tre azzurre e una coreana, e le rimonte di Valentina Vezzali (prodigiosa la sua reazione) sulla straniera per il bronzo e di Elisa Di Francisca su Arianna Errigo, alla quale era toccato firmare, battendo in semifinale proprio la Vezzali, una svolta se si vuole epocale. E tre italiane sul podio, come mai prima nella storia della scherma, anzi di una disciplina dove pure le nostre donne vincono tanto e da tanto tempo.  

Il tutto in una giornata che è riuscita a fare poesia nel ciclismo, non facile se si pensa che il teatro era una città anzi un paese tutto abbastanza estraneo alla bicicletta. Il kazako Vinokurov, quasi quarantenne, spaccato tutto lo scorso anno da un incidente che gli aveva spezzato alcune ossa e sembrava avergli vietato ogni prosieguo di carriera, ha vinto (su un colombiano, è il ciclismo globale), con un attacco nel finale da giovanotto smanioso, la prova su strada che il pronostico generale in pratica consegnava all’inglese Cavendish, superprinter con un gregario quale Wiggins freschissimo conquistatore, primo britannico, del Tour de France.  Tutti (o quasi) felici davvero per il vecchio “Vino”, e grandi sorsate di ciclismo con pathos all’antica.  

Ecco, fuori dalle connotazioni storiche ovvie e entusiasmanti insieme, pensiamo che questa giornata molto italiana (e molto cinese, pensando al nuoto e non solo) sia da ricordare come una straordinaria parata di forte ma intanto simpatica umanità. Il nostro pistolero mite e come stupito della propria bravura, le nostre donne furiose della scherma, belle come belle Erinni, i nostri tre arcieri grassotti e sereni ed efficienti di fronte agli ipermuscolati ipervitaminizzati statunitensi, e il vecchio pedalatore kazako, rotto e smagliato,  che vince quella che comunque era la sua ultima gara. 

All’indomani di una cerimonia inaugurale dove una grande regina è riuscita a scherzare su se stessa mandando la sua controfigura a gettarsi giù da un elicottero.  E’stata davvero una gigantesca gita in pineta, dopo tanto sport ammorbato e ammorbante. Molti di noi sono persino riusciti provvisoriamente a dimenticare – ne siamo certi – le vicende giudiziarie del gioco del calcio, dove sembra che per i Giochi anche il porco e sporco mondo delle scommesse sia entrato in pausa, e se hanno dimenticato le tristezze gioco del calcio ci sono notevoli probabilità che abbiano anche dimenticato la crisi economica, e la calura, e le tante altre cosacce di giornata, di stagione di vita.

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