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martedì 07 aprile 2020
 
Indagine Istat
 

Oltre 50 mila senza dimora, aumenta la povertà estrema

10/12/2015  La seconda indagine sulla condizione delle persone che vivono in povertà estrema realizzata dall’Istat mette in evidenza che Italia vi sono oltre 50 mila persone senza dimora con una età media di oltre 44 anni e in cui la separazione dal coniuge e la perdita del posto di lavoro sono tra i principali motivi che conducono alla condizione di clochard. Milano e Roma accolgono quasi il 40% dei senza dimora. I servizi di accoglienza notturna hanno riguardato soprattutto la componente italiana. Diminuiscono quanti sono costretti a dormire in “luoghi” di fortuna, come automobili, roulotte o vagoni del treno.

L’indagine, dopo l’analoga ricerca realizzata nel 2011, ha calcolato (i dati sono del 2014) che in Italia sono 50 mila 724 le persone senza dimora che, nei mesi di novembre e dicembre 2014, hanno utilizzato almeno un servizio di mensa o accoglienza notturna nei 158 comuni italiani in cui è stata condotta l’indagine. Un numero che corrisponde al 2,43 per mille della popolazione regolarmente iscritta presso i comuni considerati dall’indagine, valore in aumento rispetto a tre anni prima, quando era il 2,31 per mille (47 mila 648 persone).

La quota di persone senza dimora che si registra nelle regioni del Nord-ovest (38%) è del tutto simile a quella stimata nel 2011, così come quella del Centro (23,7%) e delle Isole (9,2%); nel Nord-est si osserva invece una diminuzione (dal 19,7% al 18%) che si contrappone all’aumento nel Sud (dall’8,7% all’11,1%).

Rispetto al 2011, vengono confermate anche le principali caratteristiche delle persone senza dimora: si tratta per lo più di uomini (85,7%), stranieri (58,2%), con meno di 54 anni (75,8%) o con basso titolo di studio (solo un terzo raggiunge almeno il diploma di scuola media superiore).

Anche la durata della condizione di senza dimora, rispetto al 2011 si allunga: diminuiscono, dal 28,5% al 17,4%, quanti lo sono da meno di tre mesi (si dimezzano quelli da meno di 1 mese), mentre aumentano, le quote di chi lo è da più di due anni (dal 27,4% al 41,1%) e di chi lo è da oltre 4 anni (dal 16% sale al 21,4%).

Alcune analisi dell’Istat mettono in evidenza che taluni cambiamenti economici, sociali e culturali del nostro Paese hanno determinato una configurazione differente rispetto al passato.


Meno servizi ma più prestazioni: Milano e Roma le città che accolgono il maggior numero di senza fissa dimora

La maggior parte delle persone senza dimora che usano servizi (56%) vive nel Nord del paese (38% nel Nord-ovest e 18% nel Nord-est), oltre un quinto (23,7%) al Centro e solo il 20,3% vive nel Mezzogiorno (11,1% nel Sud e 9,2% nelle Isole). Il risultato, ancora una volta, è fortemente legato all’offerta dei servizi sul territorio e alla concentrazione della popolazione nei grandi centri.

Milano e Roma accolgono ben il 38,9% delle persone senza dimora: (23,7% nel capoluogo lombardo, una quota in leggera flessione (da 27,5% del 2011 a 23,7% del 2014) e 15,2% nella capitale. Palermo è il terzo comune dove vive il maggior numero (il 5,7%, in calo rispetto all’8% del 2011).

Se si considerano le prestazioni complessive (pranzi, cene, posti letto) mensilmente erogate si osserva un aumento del 15,4% (da 749.676 a 864.772), soprattutto per le mense, dove l’aumento è stato pari a circa il 22% (da 402.006 a 489.255). Ne deriva che, complessivamente, i servizi attivi nel 2014 erogano, in media, più prestazioni di quelli che erano attivi nel 2011: da 1.226 pasti a 1.553 per le mense e da 733 posti letto a 829 per le accoglienze notturne.


Aumenta la quota di chi non ha mai svolto attività lavorative, in calo i lavori stabili

  

Il 28% delle persone senza dimora dichiara di lavorare, valore stabile rispetto al 2011 e senza rilevanti differenze tra stranieri (28,6%) e italiani (27,2%). Risultano invece in calo coloro che dichiarano di avere un lavoro stabile, dal 3,8% del 2011 al 2,3% del 2014, e si conferma il fatto che quando si parla di lavoro ci si riferisce prevalentemente a occupazioni a termine, poco sicure o saltuarie, a bassa qualifica nei servizi  (pulizie, facchino, trasportatore, addetto al carico/scarico merci o alla raccolta dei rifiuti, giardiniere, lavavetri, lavapiatti, ecc.), nell’edilizia (manovale, muratore, operaio edile, ecc.), nei diversi settori produttivi (bracciante, falegname, fabbro, fornaio, ecc.). È, inoltre, significativamente aumentata la quota di chi non ha mai svolto attività lavorativa, da 6,7% a 8,7%, soprattutto tra gli stranieri (da 7,7% a 10,4%).

La somma mediamente guadagnata è stabile rispetto al 2011 e ammonta a poco più di 300 euro al mese: 311 euro tra gli stranieri e 319 euro tra gli italiani.

I servizi di accoglienza notturna hanno riguardato soprattutto la componente italiana che mostra tassi di utilizzo molto più simili alla componente straniera di quanto non avveniva in passato (da una differenza di 10 punti percentuali si scende a scarsi 3 punti, attestandosi a 66,9% tra gli stranieri e a 69,6% tra gli italiani).

Diminuiscono quanti sono costretti a dormire in “luoghi” di fortuna, come automobili, roulotte o vagoni del treno (dal 22,8% al 15,3%).


Stabile la percentuale delle donne

Le donne sono il 14,3% della popolazione dei senza dimora, valore statisticamente identico a quello stimato nel 2011.

Poco meno della metà sono italiane (46,1%), l’età media è pari a 45,4 anni e vivono in questa condizione in media da 2,7 anni. Oltre un quarto (28%) dichiara di lavorare, in media, per 15 giorni al mese, guadagnando circa 329 euro.

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