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«Ora guai a confondere i terroristi con i migranti»

22/03/2016  Lo storico Agostino Giovagnoli analizza i fatti di Bruxelles e avverte: «Il rischio che si crei un corto circuito tra la reazione emotiva anti Islam da parte dell’opinione pubblica e il dovere dell’accoglienza, già difficile, dei migranti che premono alle frontiere dell’Europa è molto concreto. Bisogna fare attenzione»

«Il rischio che si crei un corto circuito tra la reazione emotiva anti Islam da parte dell’opinione pubblica e il dovere dell’accoglienza, già difficile, dei migranti che premono alle frontiere dell’Europa è molto concreto. Bisogna fare attenzione». Il professore Agostino Giovagnoli, docente di Storia contemporanea all’Università Cattolica di Milano, analizza gli attentati di Bruxelles e spiega: «La scelta della capitale europea non è affatto casuale», dice, «bisogna considerare che le periferie della città si sono rivelate luoghi di radicalizzazione. C’è un contesto economico, sociale e culturale che fa sì che l’estremismo attecchisca come dimostra il caso belga e anche, in parte, quello francese».

Come giudica le reazioni del mondo islamico?
«Vorrei sottolineare la reazione di Al-Azhar, l'istituzione islamica considerata la suprema espressione del pensiero teologico e giuridico sunnita e la più importante università islamica del Cairo, che ha definito questi attentati crimini contrari all’Islam sottolineando l’estraneità delle motivazioni religiose. Questo credo che aiuti a ragionare in termini più profondi e a cercare una parte delle cause nella radicalizzazione delle banlieu».

Come reagire adesso?

«Purtroppo questo tipo di fenomeni non hanno risposte immediate, chiedono una lunga pazienza. Non c’è alternativa se non convivere, non passivamente ma mettendo in atto una serie di misure e senza confondere problemi diversi. La pressione dei migranti che vogliono venire in Europa oggi nasce dalla guerra in Siria e dalle gravi responsabilità della Comunità internazionale che ha permesso e continua a permettere a questa guerra di continuare».  

Il Papa ha annunciato che andrà al Centro richiedenti asilo di Castelnuovo Porto, a nord di Roma, per fare la lavanda dei piedi a dodici giovani profughi. Anche questo è un segnale che può aiutare in questo clima da caccia alle streghe?
«Sì, ovviamente il gesto è stato pensato indipendentemente da questi attentati ma non indipendentemente da una visione da parte del Papa che si sta rivelando sempre più lucida nell’indicare all’Europa la necessità di cambiare atteggiamento. Nelle ultime settimane il Papa è tornato molte volte sull’accoglienza dei profughi perché il Pontefice guarda avanti, al futuro dell’Europa che spesso gli europei stessi e i leader europei non riescono più a immaginare»

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