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sabato 20 luglio 2019
 
 

Ortodossi a Cuba, tra una rivoluzione e l'altra

12/02/2016  Lì si rifugiano si rifugiano ex zaristi, anticomunisti e comunisti dissidenti delle varie Internazionali. Una storia lunga e appassionante. Oggi, il Patriarcato di Mosca conta sull’isola circa 15 mila fedeli.

Per la scelta di Cuba ci sono naturalmente ragioni diplomatiche e coincidenze, visto il viaggio già previsto del Patriarca russo nell’area e quello del Papa in Messico. Eppure non si tratta solo della scelta di uno scalo tecnico per trovare una zona franca che andasse bene ai due leader religiosi. Cuba è anche un luogo dove la comunità ortodossa fedele al Patriarcato di Mosca ha una presenza significativa, a causa della storia politica dell’isola del Caribe.

Comincia a cavallo del secolo Ottocento e Novecento quando dalla Russia alcuni emigranti si trasferiscono a Cuba, che allora è una ricca colonia spagnola. L’emigrazione ha un culmine con la rivoluzione bolscevica e la guerra civile che ne segue. In America latina e Centrale si rifugiano anticomunisti e comunisti dissidenti delle varie Internazionali. Non si deve dimenticare che Trotsky viene ucciso in Messico. Gli immigrati russi celebrano le feste ortodosse sull’isola e il Patriarcato di Costantinopoli verso la metà degli anni Venti si accorge di loro e chiede alla Chiesa ortodossa greca di inviare qualche sacerdote per i Battesimi e per tenere un minimo di registrazioni dei fedeli. Non c’è, in quel periodo, una chiesa o qualcun'altro luogo di culto. I fedeli si trovano a casa di un ex-colonnello zarista rifugiatosi a Cuba. Solo alla fine degli anni Cinquanta tra gli emigranti ortodossi, perché intanto ai russi si erano aggiunti ucraini e greci, si dà il via ad una colletta per la costruzione di una chiesa con l’approvazione del console di Atene.

La chiesa viene ultimata nel 1958 e intitolata ai santi Costantino ed Elena. Con la rivoluzione di Fidel gli emigranti decidono di donare la chiesa al patriarcato di Mosca, anche per metterla ai sicuro da chi chiedeva di chiuderla in virtù della proclamazione dell’ateismo di Stato nel 1962. Così nel 1971 l’esarca del Patriarcato russo per l’America latina visita Cuba e riconsacra la chiesa, dove tuttavia per anni sono vietate le funzioni religiose. Solo dopo il viaggio di Giovanni Paolo II nell’isola e le aperture del regime il Patriarcato russo può riprendere il culto. E nel 1998 viene iniziata la costruzione di un imponente cattedrale dedicata alla Madonna di Kazan, consacrata nel 2008. Ai negoziati tra Cuba e il Patriarcato di Mosca per la ripresa del culto ortodosso partecipa lo stesso Kirill in qualità di “ministro degli esteri” del Patriarcato. Fidel Castro dichiara che la cattedrale è “un monumento all’amicizia cubano-russa”.

Il Patriarcato di Mosca conta sull’isola circa 15 mila fedeli.

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