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mercoledì 26 settembre 2018
 
Solidarietà
 

Ozanam e vincenziani per poveri vecchi e nuovi

23/05/2018  Le opere di carità a Napoli. Aiutano i bambini figli di famiglie in difficoltà, ma anche i padri separati e gli anziani. «Perché finire nel baratro non è difficile»

«Il primo povero è il volontario che sceglie di venire qui». Ma grazie all’amore per il prossimo in poco tempo quel volontario diventa “ricco”. Sono i valori e la consapevolezza di avere qualcuno su cui poter contare. Una nuova prospettiva di vita che consente di aiutare chi bussa alla porta del Centro Ozanam di Sant’Antimo, un paese di 40 mila abitanti a nord della provincia di Napoli. Pensioni minime, parenti in carcere o semplicemente disoccupazione.

Finire nella spirale della povertà non è poi così difficile. E spesso questa povertà ricade proprio sui bambini.

Letizia è ancora piccola. A casa vive una situazione poco stabile, la sua mamma non lavora ma lei vuole studiare. Frequenta le scuole elementari e ogni giorno per studiare ed essere aiutata a conquistare il suo futuro cammina a piedi per chilometri fino a raggiungere il Centro Ozanam. Dopo la scuola fa i compiti insieme alle volontarie che le hanno procurato tutti i libri e i quaderni. Alla signora Giovanna, invece, mancavano sempre i soldi per la bolletta della corrente elettrica. E dopo aver bussato per mesi alla porta del Centro Ozanam, è stato proprio il presidente nazionale, Antonio Gianfico, a bussare alla porta della donna. La sua non era una visita di cortesia ma una visita per insegnare a combattere la povertà.

«Mi presentai dalla signora con una scatola di lampadine a risparmio energetico», spiega il presidente, «mi feci dare una scala e cambiai tutte le lampadine. Poi spiegai alla sua famiglia, soprattutto ai bambini piccoli, che il risparmio era importante, ogni volta che lasciavano una stanza dovevano spegnere la luce, così come dovevano spegnere gli elettrodomestici. E alla ­fine siamo riusciti a ottenere un piccolo cambiamento».

A Napoli invece c’è Marco, uno dei tanti papà divorziati. Si vergogna, ma pur di risparmiare qualche euro da spendere insieme ai suoi due bambini mangia alla mensa delle Opere Speciali vincenziane dedicata a don Raffaele Criscuolo, che si trova in una delle Torri di Porta Capuana, al centro di Napoli. Anna invece non smetterà mai di ringraziare i medici dello studio Padre Salvatore Micalizzi.

Varcata la soglia del rione Sanità, in via Vergini, presso i padri vincenziani, ogni giorno si alternano diversi specialisti. «Molte donne hanno esigenza di una visita ginecologica e grazie alla bontà di alcuni volontari spesso riusciamo ad aiutarle concretamente», racconta Monica Galdo, componente del direttivo nazionale e volontaria ­fin dal primo momento del centro di Sant’Antimo, che compie 30 anni.

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