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Padre Ezechiele Ramin: il missionario del popolo, patrono del Sinodo

04/10/2019  Su proposta della Chiesa brasiliana, il comboniano ucciso nel 1985 per l’impegno a fianco dei contadini “veglierà” sul Sinodo. «Il suo impegno ha aperto nuovi cammini», dice commosso il fratello Antonio

Racconta di un annuncio a sorpresa e di un’emozione intensa che si scioglie in commozione e gratitudine. Mentre partecipava, nello scorso luglio, a un viaggio in Brasile sui luoghi del missionario comboniano e servo di Dio Ezechiele Ramin, il fratello Antonio è venuto a conoscenza della proposta, avanzata dalla Chiesa locale, di nominare padre “Lele” tra i patroni del Sinodo sull’Amazzonia. «Sapevo che Lele era stato scelto tra i testimoni del mese missionario straordinario di ottobre, voluto dalla Conferenza episcopale del Brasile. La novità è stata scoprire che i vescovi non si sono fermati qui: più di duecento (280 secondo fonti ufficiose, ndr) hanno scritto una lettera al Papa testimoniando l’importanza della sua figura per le comunità dell’Amazzonia e dello Stato di Rondonia, e chiedendo il riconoscimento del suo martirio. I suoi confratelli comboniani hanno quindi ripreso il tema, sottoscritto da molti, suggerendolo come uno dei patroni del Sinodo, poiché il suo impegno di vita ha aperto nuovi cammini per la Chiesa e continua a ispirarla».

Un esempio per tutti

Padre Ramin è stato un pastore con l’odore delle pecore addosso, un esempio di Chiesa “in uscita”; un giovane che suggeriva di avere un sogno da realizzare nella vita, un sogno che rendesse felice l’umanità e le generazioni future. Nato a Padova nel 1953 e giunto missionario in Brasile nel 1984, aveva abbracciato l’opzione preferenziale per i poveri e l’impegno per la giustizia sociale. Fu ucciso a 33 anni, nel 1985 ad Aripuana nel Mato Grosso, durante una missione di pace in difesa dei contadini senza terra. Pochi giorni dopo la morte, Giovanni Paolo II lo definì «martire della carità». «Mi sono stupito della forza del suo ricordo a tanti anni dalla morte», prosegue il fratello Antonio. «Quando scoprivano la nostra parentela, gli anziani delle comunità mi chiedevano di benedire i bambini, gli adulti avevano un aneddoto da raccontare; nel suo nome sono nati numerosi progetti formativi e di agro-ecologia. Tra le famiglie dei contadini, all’interno della foresta, padre Lele viene ricordato non solo come difensore dei Sem terra (il movimento politico-sociale brasiliano per la riforma agraria, ndr), ma dei poveri tutti: la sua memoria è motivo di speranza». «Anche per noi confratelli questa rilevanza data alla figura di Ezechiele è stata una sorpresa», commenta padre Giovanni Munari, provinciale dei Comboniani d’Italia, che ha condiviso con padre Ramin gli anni della formazione. «Allora, in quelle terre decine di persone anonime venivano uccise, e noi missionari non abbiamo fatto molto per conservarne il ricordo. Eppure padre Lele continua a incarnare la Chiesa che ha scelto di occuparsi della pastorale dei poveri, l’impegno della Chiesa in Brasile per un mondo diverso». Alla notizia dell’assassinio del figlio, papà Ramin aveva visto lontano: «Alla sua prima parola “Perdoniamo”, ha aggiunto una frase indelebile per me: “Ezechiele parlerà più da morto che da vivo”», ricorda ancora Antonio. «Perché Ezechiele non è nostro, appartiene alla Chiesa, al popolo e alla sua memoria».

Voci dalla Panamazzonia

  

Oltre sette mesi di lavori in preparazione al Sinodo stanno destando, tra la gente della Panamazzonia, una certa aspettativa. «Ad oggi sono state ascoltate più di 86 mila persone, si sono realizzate 260 assemblee e centinaia di attività tra forum tematici, incontri locali, circoli comunitari di dibattito. Sono state ascoltate 172 etnie indigene, il 44% di quelle abitano nell’intera area, con il coinvolgimento delle comunità afrodiscendenti, di pescatori, di contadini, di abitanti delle periferie urbane, di persone di altre confessioni, altre religioni, appartenenti a movimenti sociali, sindacati, organizzazioni laiche», nota il missionario comboniano padre Dario Bossi, membro della Rete ecclesiale panamazzonica e padre sinodale. E aggiunge: «Un’attenzione che ha creato attese significative: speriamo di non tradirle!»

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