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domenica 05 aprile 2020
 
 

Pakistan, morte ai convertiti

26/06/2013  Continua la persecuzione in Pakistan di chi si converte al cristianesimo. I casi dei cristiani "scomparsi", l'inerzia delle autorità.

Abbracciare la fede cristiana in Pakistan è un atto di coraggio che può costare la vita. Un ragazzo di 16 anni, convertito al cristianesimo dall’islam, risulta scomparso dal 25 maggio scorso a Peshawar, capitale della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, nel nord del Pakistan. Secondo fonti locali, potrebbe essere stato rapito da militanti islamici, molto forti nella provincia, e la sua sorte potrebbe già essere segnata, in quanto ritenuto “colpevole di apostasia”.

Secondo alcuni testimoni, Aman Ullah (che significa “Pace di Dio”), questo il nome del giovane, è stato rapito da militanti legati alla galassia talebana, anche se finora non è arrivata alcuna rivendicazione del sequestro. Il giovane, avvicinatosi al cristianesimo un anno fa, faceva parte di un gruppo di cristiani convertiti dall’islam. Seguiva lezioni bibliche in una comunità cristiana protestante di Peshawar e in alcuni incontri aveva dato la sua testimonianza di fede. In una nota giunta all’Agenzia Fides, la comunità locale chiede a tutti cristiani di pregare per la vita del giovane e di invocare la protezione di Dio su di lui.

Come in altri paesi musulmani, in Pakistan “l’apostasia” dall’islam è considerata meritevole di morte. P. Mario Rodrigues, sacerdote pakistano e Direttore Commissione per la Pastorale giovanile a Karachi, spiega a Fides: “Se un giovane musulmano si converte al cristianesimo in Pakistan, è costretto a vivere nel nascondimento. Diversamente non avrebbe chance di vita. Ogni musulmano potrebbe sentirsi in dovere di ucciderlo. Il cambiamento di religione non è punito dalla legge civile ma è punito dalla legge islamica. Per questo i casi di conversione di musulmani al cristianesimo sono molto rari e alcuni si convertono in segreto”.

E’ quanto accaduto ad Ayub Masih, 45 pakistano che, prima del battesimo era Mohammed Ayub. Famiglia Cristiana ha raccontato la sua storia.  “Masih” in urdu significa “cristiano” ed è l’appellativo che identifica molti dei fedeli pakistani. Per Ayub abbracciare la fede cristiana ha significato andare incontro a una vita irta di pericoli, difficoltà, minacce di morte. Ha significato perdere casa e lavoro. Ma pure avere una certezza, testimonia l’uomo: “Cristo che ci sostenerci e si prende cura di noi”.

 
 
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