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venerdì 26 febbraio 2021
 
Verona, Pax Christi e i Territori occupati
 

Palestina, la cultura che resiste con la non violenza

01/12/2013  La Giornata Onu per i diritti del popolo palestinese è stata celebrata a Verona con un convegno promosso da Pax Christi. Al centro la cultura e l’espressione artistica come messaggi di pace che si oppongono alla violenza e all’abuso.

«Ho scelto la nonviolenza perché sono nato in una famiglia che ama la pace e vivo in un territorio che ama la pace. Resisto con la mia comunità per diffondere la verità. La scelta violenta ti isola e rende il problema solo tuo, quella nonviolenta fa sì che il problema sia di tutti». Parole impossibili da dimenticare quelle di Hafez Huraini, leader del Comitato popolare delle South Hebron Hills, incontrato qualche tempo fa ad At-Twani, a sud di Hebron, in territorio palestinese.

La gente di questo villaggio ha scelto di resistere all'occupazione israeliana in maniera non violenta,  continuando a vivere come sempre, coltivando e pascolando, nonostante restrizioni ed intimidazioni.

E resistere è anche la parola chiave del convegno nazionale, promosso da Pax Christi, che si è tenuto a Verona, in occasione della Giornata Onu per i diritti del popolo palestinese (la giornata, celebrata in tutto il mondo il 29 novembre, vuole porre l'attenzione sullo stravolgimento totale del territorio palestinese, attuato attraverso un complesso sistema di occupazione militare, check point, e un muro “di separazione” che ha ormai raggiunto i 700 chilometri, e sensibilizzare su una questione che continua a restare irrisolta).

Anche la cultura è una forma di resistenza nonviolenta. “Artists to resist” (Artisti per resistere) è proprio questo, perché la rivendicazione dei diritti di un popolo passa anche attraverso le sue espressioni artistiche.

L'appuntamento con la cultura, la poesia, la letteratura, l'architettura, la musica e il teatro è stato invece sabato 30 novembre, al teatro Stimate di Verona.

Ha aperto l’incontro il focus-cultura (Intrecci. L'influenza della Nakba – ovvero l'estromissione di buona parte degli abitanti arabi della Palestina dopo la nascita dello Stato d'Israele, all'indomani della fine del mandato britannico sulla Palestina – nella cultura palestinese), con il siriano Wasim Dahamash, esperto di dialettologia araba, e Simone Sibilio, docente di lingua e cultura araba.

Per il focus-poesia (Versi. La memoria e la sofferenza di un popolo diventano poesia): il poeta, romanziere, pittore e fotografo Ibrahim Nasrallah, un palestinese che vive in esilio da sempre, e l'attrice Roberta Barbiero. Focus-musica: note dal Medio Oriente, con l'oud (liuto) del siriano Saleh Tawil (ha studiato musica araba presso l'Istituto musicale “Al Omar Khayyan” di Homs).

“Ad alta voce”, con il giornalista del Sole 24 Ore (già inviato speciale in Medio Oriente e corrispondente di guerra), Ugo Tramballi, in dialogo con l'assemblea. Al pomeriggio, invece, il focus-beni culturali (Pietre. Conservare villaggi e storia per custodire un sogno), con Carla Benelli, storica dell'arte e coordinatrice del progetto “Sebastiya – nella Samaria - tra passato e presente”, voluto ed avviato da padre Michele Piccirillo, archeologo dello Studium Biblicum Franciscanum, scomparso nel 2008.

Focus-architettura (Spazi. Il paesaggio ridisegnato dalla cultura e dalla storia), con Nicola Perugini, docente dell'Università di Princeton, collaboratore dell'architetto israeliano Eyal Weizman (autore del libro “Architettura dell'occupazione”, che ha fatto molto discutere, perché dedicato alla costruzione del muro che separa Israele dai Territori palestinesi). Focus-arte contemporanea (Scenari. Se la Palestina viene accolta alla Biennale di Venezia): Vittorio Urbani (lavora a Venezia presso la Galleria “Nuova Icona” che, dal 1993, ospita alcuni padiglioni nazionali della Biennale) presenta “Stazione di Emily Jacir”, omaggio all'artista palestinese di Ramallah, che, come evento collaterale alla Biennale del 2011, aveva progettato di accostare ai nomi delle 24 stazioni del vaporetto della linea 1 lungo il Canal Grande, la traduzione in arabo, stabilendo, così, un legame tra le fermate e l'architettura circostante, testimonianza dell'eredità culturale che Venezia condivide con il mondo arabo. Ma, poco prima dell'apertura, le stesse autorità municipali, che avevano autorizzato il progetto, lo hanno bloccato senza spiegazioni; Urbani sarà coadiuvato dai lavori video di Larissa Sansour, artista nata a Gerusalemme est, che persegue l'impegno politico attraverso l'arte.

Infine, l’incontro col giornalista del Manifesto Michele Giorgio (inviato in Medio Oriente, autore del libro “Nel baratro – I palestinesi, l'occupazione israeliana, il Muro, il sequestro Arrigoni), in dialogo con l'assemblea. Ha chiuso la giornata “La terra delle arance tristi”, rappresentazione teatrale di Ghassan Khanafani (scrittore, giornalista e attivista palestinese, portavoce del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, morto, assieme a una nipote sedicenne, in un attentato incendiario – si dice – ordinato dal Mossad, il Servizio segreto israeliano), con Omar Suleiman, fondatore dell'Osservatorio Palestina; regia di Patrizia De Martino.

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