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domenica 17 novembre 2019
 
Abitudini alimentari
 

Pane non più quotidiano sulle nostre tavole

17/10/2016  Da un'indagine della Coldiretti risulta che in dieci anni il consumo giornaliero di pane si è dimezzato, attestandosi a soli 85 grammi a testa, mentre nel 1980 se ne mangiavano 230 grammi. Ma si torna a fare il pane in casa

Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Anzi no; niente pane sulle tavole degli italiani. Infatti i consumi di questo alimento così tradizionale e fino a pochi anni alla base della nostra alimentazione si sono praticamente dimezzati negli ultimi 10 anni ed hanno raggiunto il minimo storico con appena 85 grammi a testa al giorno per persona. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti: un fenomeno in crescita  se si pensa che il consumo di pane che nel 2010 era di 120 grammi a testa al giorno, nel 2000 di 180 grammi, nel 1990 a 197 grammi e nel 1980 intorno agli 230 grammi. Tutti valori comunque molto lontani da quelli dell'Unità d'Italia, nel 1861 si mangiavano ben 1,1 chili di pane a persona al giorno. C’è inoltre una tendenza a contenere gli sprechi così che quasi la metà degli italiani (46%) mangia il pane avanzato dal giorno prima. Sono diverse le tecniche utilizzate per evitare lo spreco, con il 18% degli italiani che surgela il pane, il 12% lo grattugia, il 15% lo dà da mangiare agli animali mentre nel 9% delle famiglie il pane non avanza mai. In molti utilizzano il pane raffermo per la preparazione di particolari ricette, dalle polpette alla ribollita.
 

Complice forse il costo al chilo aumenta il numero di persone che prepara il pane in casa. Sono oltre 16 milioni gli italiani che, almeno qualche volta, mettono le mani… in pasta, magari utilizzando il lievito madre! Le tipologie di pani sono sempre più variegate: pane biologico, a base di cereali alternativi al frumento (kamut, farro), prodotti senza glutine, a lunga lievitazione, senza grassi, con poco sale, integrale, a km 0 come il pane realizzato direttamente dai produttori agricoli di campagna amica anche con varietà di grano locali spesso di varietà salvate dall’estinzione.
 Il tradizionale pane da consumare poi a fette è ancora il più diffuso, ma la pagnotta più gettonata è di un solo chilo, mentre fino a dieci anni fa era di 1,5 chili. A crescere sono il pane congelato e i prodotti sostitutivi del pane (grissini, crackers, pani morbidi). La spesa familiare in Italia per questo tipo di prodotti ammonta a 8 miliardi all'anno. L’Italia ha un primato europeo per la varietà di pane: sono centinaia le specialità tradizionali censite dalle diverse regioni. Si va dal "Pane cafone" della Campania, , al "Pan rustegh" della Lombardia,dal “Pan ner” della Val D'Aosta ottenuto da un impasto di segale e frumento, alla "Lingua di Suocera" piemontese. Cinque i pani tutelati a livello comunitario: la Coppia ferrarese, la pagnotta del Dittaino, il pane casareccio di Genzano, il pane di Altamura e il pane di Matera.


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