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martedì 07 aprile 2020
 
 

«Tanti idoli al posto del vero Dio»

23/01/2013  Ma «la sete di Dio non si è estinta e il messaggio evangelico continua a risuonare attraverso le parole e le opere di tanti uomini e donne di fede», ha assicurato Benedetto XVI.

Tutte le fotografie di questo servizio, copertina inclusa, sono dell'agenzia Ansa.
Tutte le fotografie di questo servizio, copertina inclusa, sono dell'agenzia Ansa.

«Il cristiano non deve avere timore di andare controcorrente per vivere la propria fede, resistendo alla tentazione di uniformarsi». Lo ha detto il Papa che, nell’udienza generale di oggi, ha inaugurato un ciclo di catechesi sul “Credo”, la «solenne professione di fede che accompagna la nostra vita di credenti». «In tante nostre società - ha affermato Benedetto XVI - Dio è diventato il grande assente e al suo posto vi sono molti idoli, prima di tutto l’io autonomo. E anche i notevoli e positivi progressi della scienza e della tecnica hanno indotto nell’uomo un’illusione di onnipotenza e di autosufficienza, e un crescente egocentrismo ha creato non pochi squilibri all’interno dei rapporti interpersonali e dei comportamenti sociali».

La fede, invece, «ci rende pellegrini sulla terra, inseriti nel mondo e nella storia, ma in cammino verso la patria celeste. Credere in Dio - ha aggiunto il Papa - ci rende portatori di valori che spesso non coincidono con la moda e l’opinione del momento, ci chiede di adottare criteri e assumere comportamenti che non appartengono al comune modo di pensare». L’esempio additato da Benedetto XVI è Abramo, «il credente», che «ci insegna la fede e, da straniero sulla terra, ci indica la vera patria».

«La sete di Dio non si è estinta e il messaggio evangelico continua a risuonare attraverso le parole e le opere di tanti uomini e donne di fede», ha assicurato il Papa: «Abramo, il padre dei credenti, continua a essere padre di molti figli che accettano di camminare sulle sue orme e si mettono in cammino». Si tratta, ha ammesso Benedetto XVI, di un cammino «talvolta difficile, che conosce anche la prova e la morte, ma che apre alla vita, in una trasformazione radicale della realtà».

Affermare “Io credo in Dio” ci spinge, allora, «a partire, a uscire continuamente da noi stessi, proprio come Abramo, per portare nella realtà quotidiana in cui viviamo la certezza che ci viene dalla fede:
la certezza, cioè, della presenza di Dio nella storia, anche oggi; una presenza che porta vita e salvezza, e ci apre a un futuro con Lui per una pienezza di vita che non conoscerà mai tramonto». Quando affermiamo “Io credo in Dio”, allora, «noi diciamo come Abramo: "Mi fido di te, mi affido a te, Signore", ma non come a Qualcuno a cui ricorrere solo nei momenti di difficoltà o a cui dedicare qualche momento della giornata o della settimana. Dire ‘Io credo in Dio’ significa fondare su di Lui la mia vita, lasciare che la sua Parola la orienti ogni giorno, nelle scelte concrete, senza paura di perdere qualcosa di me stesso».

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