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Oggi l'onomastico
 

«Il Papa? Un San Giorgio moderno»

23/04/2015  «Quando penso a lui e lo vedo agire», ha detto mons. Karcher, argentino come il Pontefice e tra i suoi più stretti collaboratori, «lo vedo come un grande lottatore contro le forze del male e lo fa con uno spirito veramente cristiano: è Cristo che vedo in lui che semina il bene, per combattere il male». Poi fa gli auguri a “padre Jorge”: «San Giorgio lo protegga e continui nella battaglia per il bene»

Oggi la Chiesa festeggia San Giorgio ed è anche l’onomastico del Papa, essendo il suo nome di Battesimo Jorge.  «Pensare oggi, in questa festa onomastica, al Santo del Papa è bello», ha detto in un’intervista a Radio Vaticana il cerimoniere pontificio, mons. Guillermo Karcher, tra i più stretti collaboratori di Francesco, «perché quando penso a lui, e lo vedo agire, posso dire che è un "San Giorgio moderno", nel senso che è un grande lottatore contro le forze del male e lo fa con uno spirito veramente cristiano: è Cristo che vedo in lui che semina il bene, per combattere il male. E in questo è un esempio, perché lo faceva già a Buenos Aires e continua a farlo adesso con quella semplicità che lo caratterizza, ma che è così forte, così importante in questo momento del mondo, in cui ci vuole la presenza del bene».

In Argentina, anche da cardinale, il Papa si presentava sempre come “padre Jorge”: «Perché lui è un gesuita», spiega Karcher, «è un padre, e continua ad esserlo. A me commuove ogni volta, ogni mercoledì, quando arrivano gli argentini e li sistemo in questo settore specialissimo, tantissimi lo chiamano “Padre; padre Jorge; Jorge” e veramente si nota la familiarità, questa amicizia che lui ha seminato in tanti anni a Buenos Aires, quando camminava per le strade della città e andava a visitare i posti più poveri della periferia della città, come continuano a sentirlo vicino e lui si rallegra e scambia - sempre con un sorriso, con un abbraccio, con uno sguardo paterno - questo saluto che esce dal cuore delle persone».

Raffaello, San Giorgio e il drago, 1505, Parigi, Museo del Louvre
Raffaello, San Giorgio e il drago, 1505, Parigi, Museo del Louvre

Quanto allo stile di preghiera, mons. Karcher ha spiegato che il Papa «ogni giorno dedica due ore, la mattina appena si alza, alla preghiera, alla riflessione. E poi vedo, facendo da cerimoniere, la differenza che c’è tra la sacrestia prima e dopo e la Messa prima e dopo. Mi spiego: lui è uno cui piace salutare tutti i seminaristi, i ministranti e lo fa – come lo vediamo in Piazza San Pietro – con tanto affetto. Una volta però indossati i paramenti liturgici, lui cambia: lo vediamo entrare in Basilica o recarsi all’altare in Piazza come l’uomo della preghiera, l’uomo concentrato su quello che sta per celebrare, il mistero eucaristico soprattutto. E lo stesso quando esce dalla navata centrale della Basilica, quando tutti lo osannano: “Francesco! Evviva! Ti vogliamo bene!”. Lui, però, va verso la sacrestia. Diciamo che fa una parentesi. E questo è esemplare anche per un prete, nel senso che noi stiamo con il popolo, ma quando dobbiamo stare con Dio, stiamo con Dio».

Il mio augurio, ha concluso Karcher, «è che San Giorgio lo protegga e che lui continui nella battaglia per il bene, seminando il bene come sta facendo già adesso».  

All'augurio di mons. Karcher, a nome dei nostri lettori, ci associamo anche noi di Famiglia Cristiana. Auguri di cuore, Santità!

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