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Papa Francesco: la Curia non è intoccabile

13/03/2015  Bergoglio intende arrivare con la riforma a una maggiore collegialità, non solo a aggiustamenti della macchina burocratica. I nodi da sciogliere sono molti e le resistenze, inutile negarlo, altrettanto forti.

Papa Francesco con i cardinali del C9.
Papa Francesco con i cardinali del C9.

E’ stato l’argomento più discusso nelle Congregazioni generali che hanno preceduto il Conclave ed è diventato in quella sede una sorta di mandato consegnato al nuovo pontefice. La riforma della Curia è diventata così il primo argomento affrontato da Papa Francesco ed anche la prima mossa del suo governo con la nomina di una Commissione cardinalizia di otto cardinali, organismo rappresentante di tutti i continenti, che risponde solo a lui. Agli otto iniziali si è poi aggiunto il nuovo Segretario di Stato Pietro Parolin. All’inizio infatti l’unico cardinale in rappresentanza della Curia era il cardinale Giuseppe Bertello, capo del Governatorato della Città del Vaticano. Del cosiddetto C8 infatti non faceva parte il Segretario di Stato uscente il cardinale Tarcisio Bertone.

In due anni il Consiglio dei cardinali ha tenuto 51 riunioni nel corso di otto sessioni. Per ora il risultato concreto è la conclusione della riforma delle finanze vaticane con gli Statuti della nuova Segreteria dell’economia con a capo il cardinale australiano George Pell, del Consiglio per l’economia, guidato dal cardinale di Monaco di Baviera Reinhard Marx, e dell’ufficio del Revisore, il cui capo deve ancora essere nominato. L’altra decisione, il secondo risultato, è la costituzione del Pontificia commissione per la tutela dei minori, guidata dal cardinale di Boston Sean O’Malley, argomento delicato anch’esso trattato nelle Congregazioni pre-Conclave, nelle quali si è convenuto di proseguire sulla linea della tolleranza-zero inaugurata da Benedetto XVI.

Su tutto il resto si discute, anche se ci sono delle linee di indirizzo condivise, come quella di accorpare attorno a due poli, il primo dedicato a “Laici, Famiglia e Vita”, il secondo attorno a “Giustizia, Pace e carità” con un attenzione speciale all’ambiente, gli attuali Pontifici Consigli. Al Consiglio dei cardinali sono arrivati in questi mesi oltre un centinaio di contributi, che sono stati riassunti nelle loro linee generali all’ultimo Concistoro dal segretario del Consiglio il vescovo di Albano mons. Marcello Semeraro. Ma proposte continuano ad arrivare e il Papa non ha alcuna intenzione per ora di chiudere il dibattito. L’ultima di esse è del cardinale Pietro Parolin, che ha proposto di costituire un “Ufficio per le mediazioni pontificie”, una struttura permanente all’interno della Segreteria di Stato, per aiutare nunzi apostolici e organismi internazionale a prevenire i conflitti e ad affrontare le situazioni di post conflitto. 

Il Papa intende arrivare con  la riforma ad una maggiore collegialità e non solo ad aggiustamenti della macchina burocratica centrale. I nodi da sciogliere sono molti e le resistenze, inutile negarlo, altrettanto forti. La questione è complessa perché riguarda la natura stessa del magistero petrino, il suo ruolo e il ruolo, nell’asse costituzionale della Chiesa, delle Conferenze episcopali. Così i problemi riguardano sia questioni canoniche sia questioni teologiche. Ecco perché il Papa non ha fretta e non si cura dell’incalzare dei desideri dei media.

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