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venerdì 05 giugno 2020
 
 

La doppia morale dell'Olanda, paradiso degli evasori ma rigorosa con i bilanci degli altri

08/04/2020  Difficile prendere lezioni di buon comportamento da un Paese dove solo il 17% della popolazione crede in qualcosa, dove sono rimaste 60 chiese funzionanti e dove è legalizzata l'eutanasia anche per i bambini (di Fulvio Scaglione).

Ho giurato a me stesso che, comunque vada a finire, nulla potrà rovinarmi il gusto del calcio totale di Cruijff e compagni, le ombre e le luci dei quadri di Vermeeer, lo spettacolo dei canali, il museo Van Gogh di Amsterdam, la cioccolata e persino lo spot dell’Olandesina con Corrado a Carosello. Certo è che quando compare in Tv il volto di Wopke Hoekstra, già dirigente di una grande azienda petrolifera e ora ministro delle Finanze dell’Olanda, anche i miei più fieri propositi vacillano.

È lui il cattivo, quello che la Germania, insieme con Austria, Finlandia e i Baltici, manda avanti per bloccare, a livello di Unione Europea, il progetto di Coronabond tanto caro, invece, a Francia, Italia, Portogallo, Spagna e altri. Prima di tornare a Hoekstra, però, bisogna spendere due parole sul senso di questi Coronabond, che sarebbero obbligazioni europee garantite da tutti gli Stati membri della Ue per consentire ai Paesi a corto di liquidità di affrontare le spese fatte a debito ma necessarie a uscire dalla crisi provocata dal Coronavirus. La spaccatura europea viene di solito riassunta così: i Paesi virtuosi, quelli con i bilanci in ordine (Germania e compagnia), non vogliono impegnarsi accanto ai Paesi spendaccioni (tipicamente l’Italia). Questo per quanto riguarda i quattrini. Poi ci sarebbero le ragioni politiche: nei Paesi del Sud Europa si insiste sui Coronabond anche per dimostrare che l’Europa è generosa e funziona e non dare spazio ai “sovranisti” che invece la giudicano matrigna. Ma anche i Paesi del Nord Europa ragionano così: fermiamo i Coronabond, dicono, perché altrimenti i nostri “sovranisti” potranno dire che l’Europa è un carrozzone che si mangia i risparmi dei nostri cittadini.

Ma la vera ragione, quella profonda che nessuno vuole ammettere, è un’altra. Il varo dei Coronabond sarebbe un grosso passo avanti verso un’Europa più solidale, quindi più federale. E la condivisione di un debito collettivo un passo altrettanto grosso verso l’armonizzazione delle politiche finanziarie, quindi anche di quelle fiscali.

Ed è questo che ci riporta al nostro Hoekstra. Perché l’Olanda ha tante caratteristiche interessanti, per esempio gli olandesi sono il popolo con la maggiore altezza media al mondo, sono i più grandi consumatori di liquirizia al mondo e hanno la più alta densità di musei per abitante al mondo. Ma sulla virtù e correttezza finanziaria forse dovrebbero abbassare le arie. L’Olanda, infatti, altro non è che un paradiso fiscale. Non lo dico io ma un recente rapporto del Parlamento europeo, che ha ufficialmente chiesto alla Commissione Europea di indagare sulle politiche di dumping fiscale attuate nel Paese dei mulini a vento e in altri come Irlanda, Cipro, Malta e Lussemburgo.

Qual è il trucco olandese? Semplice: abbassare il più possibile le tasse alle aziende straniere che hanno sede fiscale in Olanda. In qualche caso azzerarle, come avviene per le royalties sui brevetti concessi in uso. Pensate che pacchia per le aziende della tecnologia fine e dell’informatica. Così succede che in Olanda abbiano sede 15 mila società e che dei 4.500 miliardi di euro che queste fanno ogni anno transitare per il Paese (circa cinque volte l’intero Prodotto interno lordo olandese), solo 200 siano tassati. Ovvio che le aziende, al posto di pagare le tasse in Francia o in Italia (che nella Ue sono i Paesi con la più pesante tassazione sulle aziende) corrano ad approfittare della generosità olandese. Che è larga verso gli imprenditori ma stretta verso gli altri Paesi della Ue, che con questo sistema ci rimettono circa 50 miliardi l’anno di tasse non pagate. Di questi 50 miliardi una buona fetta, pare una decina, viene dall’Italia. In questo modo, pur essendo gli olandesi abili imprenditori e amministratori, non è poi difficilissimo far quadrare i conti a una popolazione di 18 milioni di persone.

E poi c’è il resto, ovviamente. Attenzione, il luogo comune (i tedeschi e il passo dell’oca, la boria francese, la pigrizia degli italiani…) è sempre in agguato. Però risulta difficile prendere lezioni di morale e di buon comportamento da un Paese dove solo il 17% della popolazione dichiara di credere in qualcosa, dove sono rimaste circa 60 chiese funzionanti e dove, nel 2001 e per la prima volta al mondo, è stata legalizzata l’eutanasia. Per tutti, anche per i minori. Bontà loro, i legislatori hanno previsto che per i ragazzini tra i 12 e i 16 anni sia necessaria l’autorizzazione dei genitori. Come per bigiare l’ora di ginnastica. Vermeer, aiutaci tu!

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