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martedì 31 marzo 2020
 
 

Pedofilia: per chi abusa inferno più duro

29/05/2010  Mons. Scicluna cita Gregorio Magno nella meditazione davanti al Santissimo in san Pietro. Preghiera per i preti: accettate le colpe e la giustizia.

Mons. Charles Scicluna, Promotore di Giustizia
Mons. Charles Scicluna, Promotore di Giustizia

 Per  un prete che rovina gli altri con  la parola e con l’esempio l’inferno sarà più duro. Anzi sarebbe stato meglio che fosse morto prima di essere consacrato, perché  la pena infernale sarebbe stata più tollerabile. E’ la meditazione terribile di monsignor Charles Scicluna, “promotore di giustizia”, una sorta di pubblico ministero della giustizia canonica, proposta oggi dell’altare della Cattedra, nella basilica di San Pietro nella preghiera davanti al Santissimo Sacramento per chi nella Chiesa si è reso responsabile degli abusi sessuali e per le vittime.

La meditazione è stata sul Vangelo di Marco: “Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono è meglio per lui che gli si metta una macina d’asino al collo e venga gettato nel mare”. L’iniziativa l’hanno presa gli studenti delle università pontificie di Roma, in accordo con l’arciprete della Basilica vaticana, il cardinale Angelo Comastri. Scicluna, prelato maltese, è l’uomo che nella Chiesa conosce tutti i dettagli dello scandalo degli abusi sessuali. Per la sua meditazione ha scelto l’interpretazione che diede San Gregorio Magno, uno dei più amati Padri della Chiesa, del passo del Vangelo di Marco, il quale spiegava che “chi rivestitosi dell’apparenza della santità rovina gli altri con la parola e con l’esempio” sarebbe stato meglio se fosse morto “quand’era nello stato laicale”, perché la sua “pena infernale” lo avrebbe “tormentato” in modo “comunque più tollerabile”.

Poi aggiunto: “Quanti peccati nella Chiesa per l’arroganza, per l’insaziabile ambizione, per il sopruso e l’ingiustizia di chi approfitta del ministero per fare carriera, per mettersi in mostra, per futili e miseri motivi di vanagloria”. L’adorazione è finita con una preghiera per le vittime  perché possano guarire le “loro ferite  e sperimentare la vera pace” e per gli abusatori, “chierici e religiosi”, perché “alla luce della verità possano affrontare con onestà le conseguenze delle loro colpe e accogliere le esigenze della giustizia”.  

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