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martedì 12 novembre 2019
 
I luoghi della fede
 

Pellegrini, non abbandonate la Terra Santa

17/08/2015  Nei primi cinque mesi di questo anno le visite sono diminuite del 18% rispetto allo stesso periodo del 2014, per paura della guerra e dei disordini. «Ma la sicurezza è garantita», dice il religioso. «Abbiamo bisogno di voi»

Pochi giorni fa, attraverso il sito Terrasanta.net che diffonde, tra l’altro, anche le notizie più importanti sulla vita e le attività della Custodia di Terra Santa e dei cristiani in Palestina e Israele, fra Pierbattista Pizzaballa, che dal 2004 è in carica come custode, ha lanciato un accorato appello ai cristiani di tutto il mondo affinché non smettano di partecipare ai pellegrinaggi. Il 2015, infatti, ha segnato un brusco calo di presenze (secondo l’Istituto centrale di statistica di Israele, la contrazione generale nei primi cinque mesi dell’anno è stata del 18 per cento rispetto al 2014), con pesanti conseguenze anche dal punto di vista economico. Chiediamo quindi al Custode: è davvero così grave la situazione? Che cosa la distingue da altri periodi di “calo” dei pellegrinaggi, già vissuti in passato?

«Il pellegrinaggio in Terra Santa», dice fra Pizzaballa, «sta diventando sempre più universale, nel vero senso della parola, perché i pellegrini provengono ora un po’ da tutto il mondo, mentre in precedenza era prevalentemente occidentale. Il fenomeno cui assistiamo ora è quello di un consistente calo proprio da parte dei Paesi occidentali con la sola eccezione, forse, degli Stati Uniti e una crescita di altri Paesi, come Indonesia, India, Brasile, Messico, Cina e così via. Il calo dalla parte occidentale, a nostro avviso, è dovuto a due fattori. Da un lato la crisi economica che attanaglia diversi Paesi in precedenza molto presenti (Spagna, Italia e Francia in particolare) e poi la paura della guerra. Anche se continuiamo a ribadire che non ci sono pericoli per la sicurezza in Terra Santa, la gente associa la nostra situazione ai problemi legati all’avanzata dell’Isis. È una paura assolutamente infondata, che però è difficile da scalfire a causa dell’insistenza dei media».

Nel calo generale delle presenze fa particolare impressione la “fuga” dei pellegrini italiani, di solito invece molto numerosi: meno 45 per cento nei primi cinque mesi del 2015 rispetto al 2014. Come commenta questo dato? C’è una ragione, secondo lei, perché proprio gli italiani si distinguano per la loro assenza?

«Gli italiani, purtroppo, rientrano appieno nel fenomeno accennato. Agisce da un lato la crisi economica nazionale, che ha rallentato il movimento dei pellegrinaggi; dall’altro lato la paura per la sicurezza. Paura che, lo ribadisco, è del tutto infondata».

Su questa “fuga” dei pellegrini dai luoghi santi influisce di più l’infinita contesa tra israeliani e palestinesi, che anche nei giorni scorsi ha visto scontri e morti, oppure la situazione generale del Medio Oriente?

«Non credo che la contesa israelo-palestinese sia uno dei motivi di tale difficoltà. Come lei stesso ha detto, tale contesa è infinita e nel passato non ha mai frenato i pellegrinaggi. I momenti di crisi acuta non sono mancati, per esempio la guerra di Gaza dell’anno scorso, ma poi c’è sempre stata una ripresa. Credo che ora i motivi siano di carattere più generale. Quando si parla di Medio Oriente, oggi, in Occidente e in Italia, si pensa subito alla guerra e, purtroppo, non si fanno le distinzioni che invece sarebbero dovute. Si associa tutto alla guerra e questo genera paura».

Il recente arresto dei giovani sospettati di aver distrutto la chiesa della Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci potrà servire da segnale positivo nei confronti dei pellegrini?

«Voglio sperare che sia così. Non credo onestamente che questa notizia sia stata così influente. Penso piuttosto che sia stata sommersa da tante altre informazioni di carattere opposto che vengono dal Medio Oriente. Credo che sia necessaria una campagna di informazione più incisiva sulla situazione in Terra Santa, in modo da tranquillizzare i pellegrini».

Qual è il danno peggiore che il calo dei pellegrinaggi sta producendo sulla comunità cristiana della Terra Santa?

«La perdita del lavoro, innanzitutto. Con questo calo così pesante che stiamo vivendo, tanta gente resta senza lavoro e questo naturalmente è un fatto che genera una tensione ancora maggiore in molte famiglie. E poi la città di Gerusalemme e i tanti luoghi santi semivuoti alimentano una situazione di frustrazione e un sentimento di abbandono. Il ritorno dei pellegrini, quindi, è necessario sia per riportare il sorriso in tante famiglie, sia per creare un clima più pacifico in Terra Santa».

 

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