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martedì 12 novembre 2019
 
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Per il cenone un italiano su quattro ha scelto prodotti “terremotati”

30/12/2016  Anche per l’ultimo dell’anno il nostro Paese mostra il suo volto solidale verso le popolazioni colpite dal sisma. Lo dimostra una ricerca della Coldiretti. E a piazza Navona fino al 30 dicembre, e ancora dal 5 all’8 gennaio, c’è il mercato degli agricoltori di Campagna Amica a favore delle aziende delle aree terremotate

Quasi un italiano su quattro (24%) per le feste di fine anno ha scelto di acquistare prodotti tipici dei territori colpiti dal sisma anche grazie al moltiplicarsi di iniziative di solidarietà nei mercati, nei negozi e nei supermercati. Il dato è emerso da una analisi Coldiretti/Ixè per il Capodanno divulgata in occasione dell’apertura del mercato degli agricoltori di Campagna Amica delle aree terremotate di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo a Roma in piazza Navona dove sarà possibile fino al 30 dicembre (e poi ancora dal 5 all’8 gennaio) fare la spesa per i cenoni aiutando concretamente e direttamente la ripresa economica ed occupazionale dei territori colpiti dal sisma.

«Un’iniziativa che raccoglie una ventina di aziende provenienti dalle zone terremotate», racconta Elisabetta Montesissa, responsabile della campagna amica Coldiretti, «che, in molti casi, sono ancora in emergenza non solo per le difficoltà di carattere strutturale ma anche per l’azzeramento pressoché totale di flussi turistici o di prenotazioni per il classico cenone di fine anno. Ai danni diretti alle aziende agricole si aggiungono quelli provocati dall’ abbandono forzato di interi Paesi dove non esiste più mercato per i prodotti delle terra. Il terremoto ha colpito un territorio a prevalente economia agricola con una significativa presenza di allevamenti che è importante sostenere concretamente affinché la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia, che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo».

 

L’iniziativa, ospitata all’interno dello Stadio Domiziano, è anche un’occasione per conoscere le storie di chi con grande coraggio e dignità è rimasto a vivere e lavorare nelle campagne ferite nonostante le crescenti difficoltà.

Il terremoto ha colpito una zona a forte vocazione agricola e ai danni diretti causati dal sisma ad abitazioni e stalle si aggiungono quelli provocati dall’abbandono forzato di interi Paesi dove è crollato del 90% il mercato per le produzioni della terra. Agricoltori e allevatori – sottolinea la Coldiretti – sono costretti a cercare canali alternativi per poter vendere i prodotti salvati dalle macerie. L’assenza di acquirenti sul posto, continua la Coldiretti, sta interessando un po’ tutte le produzioni, dai formaggi ai salumi, dall’olio allo zafferano compresi farro, lenticchie e altri legumi.

 

Dal vino cotto delle Marche all’antica norcineria umbra, dagli squisiti formaggi e salumi abruzzesi alle golosità di Accumoli sono solo alcuni dei prodotti che è possibile acquistare per arricchire con la solidarietà le tavole del cenone. Dietro ogni prodotto salvato dal terremoto, spiega ancora la Coldiretti, c’è infatti una storia di sofferenza, ma anche di voglia di ricominciare. Il terremoto ha colpito un territorio in cui si contano tremila aziende a rischio con oltre 100mila animali tra mucche, pecore e maiali, secondo una stima dell’associazione di categoria.

L’agricoltura, tra manodopera familiare ed esterna, contribuisce in modo importante all’occupazione e all’economia di quei territori. Un’attività che alimenta anche un fiorente indotto agroindustriale con caseifici, salumifici e frantoi dai quali si ottengono specialità di pregio famose in tutto il mondo che sostengono il flusso turistico che, tra ristorazione e souvenir, è la linfa vitale per la popolazione. Le scosse mettono a rischio un sistema con specialità conservate da secoli, dalla lenticchia di Castelluccio al pecorino dei Sibillini, dal Vitellone Bianco Igp alla patata rossa di Colfiorito, dallo zafferano al tartufo, dal ciauscolo al prosciutto di Norcia Igp, che – conclude la Coldiretti – rappresentano un patrimonio culturale del Paese che rischia di sparire per sempre.

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