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sabato 06 giugno 2020
 
Colloqui col Padre
 

Per nonno Rosario, morto in guerra

01/08/2019  Una nostra lettrice ci scrive ricordando suo nonno, morto durante la Grande Guerra. La risposta del nostro direttore, don Antonio Rizzolo

Egregio don Antonio, le scrivo per placare il rammarico provato quando ho letto il dossier sul primo conflitto mondiale. Anch’io avrei potuto ricordare mio nonno, morto e disperso in un’azione tra le più cruente di quella carneficina chiamata pomposamente Grande Guerra. E avrei anche onorato la vita dolorosa e dignitosa della nonna Giuseppa e dei suoi piccoli orfani, di due e quattro anni. Un’altra figlioletta era morta solo poco prima che il marito partisse per il fronte.

Rosario Proto, padre di mio padre, classe 1886, aveva lasciato il suo paese Oria, allora in provincia di Taranto, certo di andare a fare il proprio dovere, non sapendo però nulla, come tanti, di monti, di freddo gelido, di neve copiosa, di rigidissimi inverni. Tornò a casa una sola volta, in convalescenza perché ferito a un braccio e tanti compaesani cercarono di convincerlo a chiedere il congedo. Ripartì per raggiungere i suoi compagni del 31° Reggimento Fanteria, partecipando quasi subito a un combattimento sul Medio Isonzo dove trovò la morte. Fu dichiarato disperso nell’azione del 1° novembre 1916. Di lui rimane una foto, ancora vivida ed espressiva, molto simile a quella del soldato musicista da voi pubblicata.

BEATRICE PROTO - Brindisi

La tua lettera mi ha commosso, cara Beatrice. La pubblico anche perché tu non ti debba rammaricare di non aver scritto prima di tuo nonno. Il modo migliore per onorarlo è comunque una vita buona e generosa, come la sua, benché stroncata troppo in fretta da una guerra che, come scrivi, è stata una carneficina. Come non ricordare, poi, chi è rimasto a casa come nonna Giuseppa con i suoi due figlioletti. L’Italia è stata costruita sul sacrificio di tante persone come loro, che nonostante siano stati mandati a morire da altri per la patria o siano stati lasciati soli in condizioni disagiate, hanno portato avanti in maniera dignitosa la loro vita. La nostra bella Italia è stata fatta da queste persone. Anche per loro abbiamo il dovere di far sì che il degrado, la corruzione, il malaffare non abbiano la meglio.

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