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Il Teologo
 
Credere

Perché la morte ci appare intollerabile?

31/10/2019  Il teologo Robert Cheaib risponde a un genitore che ha perso il suo bambino e sente la sua fede vacillare

Mi confidi la triste notizia della morte del tuo bambino e mi esprimi alcuni tratti della guerra che si è innescata dentro il tuo cuore: «È normale che io abbia dei dubbi di fede?». E tra i pensieri che turbano e tormentano la tua anima mi confidi questo: «E se tutta questa questione della fede fosse solo una illusione?». Non penso che abbia diritto di risponderti prima di inchinarmi davanti al tuo dolore. Mi viene in mente Gesù, Colui che è la risurrezione e la vita, che prima di risuscitare Lazzaro, e pur sapendo che l’avrebbe risuscitato, si commuove e piange. Il dolore non è una questione intellettuale o intellettualoide. È una questione che ci tocca nel vivo. Anzi, osiamo dire che poche cose ci toccano così in profondità quanto il nostro patire. Per questo, non vorrei darti una risposta astratta, ma parlarti con il cuore, cercando di decifrare con te i movimenti del tuo cuore. Mi dici che ti senti assalito da dubbi e ti chiedi se sia normale. E io ti rispondo: sarebbe anormale l’opposto. Ricordati che in questa vita non vediamo faccia a faccia, ma «come in uno specchio, in maniera confusa» (cf. 1Corinzi 13,12). Questa incompleta visione ci espone ai dubbi, soprattutto quando siamo confrontati con lo spietato volto del male. E la morte è uno dei volti più dolorosi del male, soprattutto quando le sue grinfie ci strappano persone care. E allora, questo dolore, questo male intollerabile ci dice: come può esserci il bene, anzi, come può esistere il Sommo Bene, dinanzi a questo male? La domanda non è banale. L’hanno posta e la pongono tanti santi, teologi e persone semplici. Oggi vorrei risponderti così: sentire il male prova paradossalmente che c’è un bene, un bene di cui sentiamo la mancanza, un bene che riconosciamo e di cui ci accorgiamo quando è assente
Perché mai la morte dovrebbe sembrarci intollerabile se essa fosse una cosa così naturale? Quindi, è proprio nella nostra incapacità di accogliere con pace la morte che troviamo un germe – sì, un germe, non un argomento – di speranza, di intuizione che il male non è l’ultima risposta. Prima di dircelo la fede, lo dice il nostro cuore, lo dice il nostro dolore…e ciò che il nostro cuore e il nostro dolore ci dicono in maniera confusa e incerta, ce lo annuncia Cristo, morto e risorto, primizia delle nostre risurrezioni.

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