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martedì 12 novembre 2019
 
Guerra del greggio
 

L'escalation tra Iran e Usa sugli impianti petroliferi: che cosa rischia l'Italia?

16/09/2019  Gli attacchi con droni contro le installazioni petrolifere in Arabia Saudita hanno provocato un aumento dei prezzi del greggio. Quali conseguenze per il nostro Paese?

I mercati petroliferi sono sotto shock e nella mattinata di lunedì16 settembre i prezzi del greggio hanno registrato una impennata senza precedenti, fino al 20 per cento in più. In seguito si sono stabilizzati, ma resta alto l’allarme dopo gli attacchi di sabato contro gli impianti di Saudi Aramco, la compagnia nazionale saudita di idrocarburi (il nome deriva dalla contrazione di Arabian Amaerican Oil Company). Gli attacchi, compiuti con dei droni, hanno preso di mira la zona nord orientale dell’Arabia Saudita. Le località colpite sono Abraiq (il più grande impianto del mondo per il trattamento del greggio, dove transita gran parte del petrolio esportato dai sauditi) e Khurais, il secondo giacimento dell’Arabia Saudita. In pratica è stato colpito il cuore della produzione petrolifera saudita. Si tratta di un salto di qualità rispetto agli attacchi dei mesi precedenti, che avevano preso di mira soprattutto raffinerie, pozzi e petroliere in transito nello Stretto di Hormuz.
L’attacco ha provocato esplosioni e incendi, ma non si segnalano perdite di vite umane. La prima conseguenza dell’attacco è stata una drastica riduzione della produzione di petrolio saudita. La produzione si è quasi dimezzata, passando da 10 milioni di barili al giorno a poco già di 5 milioni.

L’attacco è stato rivendicato dalle milizie houthi, i ribelli yemeniti sciiti e filo iraniani che dal  2015 sono in conflitto con la coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita. L’Iran ha negato di essere dietro gli attacchi, come aveva insinuato il segretario di Stato USA, Mike Pompeo. Anche l’Iraq ha negato qualsiasi coinvolgimento.

Intanto su Twitter il presidente Trump scrive che gli Stati Uniti sono “pronti e carichi” per reagire agli attacchi contro l’Arabia Saudita. Su Twitter poi Trump ha scritto in maiuscolo “plenty of oil”, cioè un sacco di petrolio. È un messaggio rassicurante per dire che le scorte di petrolio sono sufficienti per fronteggiare ogni emergenza.

Come nota Davide Tabarelli, direttore di Nomisma Emergia, un esperto del settore energetico, questa crisi per fortuna coglie il mercato in un momento di grande abbondanza, con un eccesso di offerta. Questo calo della domanda è dovuto al rallentamento dell’economia globale, mentre l’abbondanza di scorte si deve anche al rafforzamento della produzione petrolifera degli Stati Uniti. Gli USA estraggono sempre più petrolio grazie al fracking, l’estrazione che si ottiene frantumando le rocce di scisto, e in questo modo hanno ridotto la loro dipendenza dal petrolio saudita.

Le conseguenze per l’Italia dovrebbero essere minime. L’Italia non fa il pieno in Arabia Saudita, ma importa gas e petrolio soprattutto da Russia, Algeria, Qatar e Libia. Tuttavia nel fine settimana c’è stato un movimento al rialzo sui listini dei prezzi consigliati dei carburanti alla pompa. I mercati risentono comunque delle tensioni geopolitiche e in questo momento l’instabilità politica tocca grandi paesi produttori di petrolio come il Venezuela, la Nigeria, la Libia, l’Iran  e l’Algeria.

 

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