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Il project manager del ponte: «Ecco come ce l’abbiamo fatta in 596 giorni»

03/08/2020  «Quasi 220mila ore di attività d’ingegneria, oltre 3.200 documenti tecnici emessi, 10.500 schede progettuali. Questo dà l’idea del nostro ruolo e del perché, grazie a un’attenta regia, si possa parlare di “modello Genova”», dice l’ad di RINA Consulting Roberto Carpaneto

L'ad di RINA Consulting, Roberto Carpaneto
L'ad di RINA Consulting, Roberto Carpaneto

«Quella del Project Management Consultant (PMC) non è una figura molto diffusa in Italia, mentre è molto comune all’estero. Il progetto del ponte di Genova, per la sua straordinarietà e la stretta tempistica, ha reso indispensabile il ricorso a d una società multidisciplinare come il Rina per la regia dell’opera. Non si tratta solo di aspetti tecnici, ma anche relazionali». Roberto Carpaneto è l’amministratore delegato di RINA Consulting, la società di consulenza ingegneristica che fa parte del consorzio PerGenova (Webuild, ex Salini-Impregilo, e Fincantieri) che ha costruito il nuovo viadotto a tempo di record dopo il crollo del Morandi di due anni fa.

Cos'è e in che cosa consiste il ruolo del Project Manager Consultant?

«Si tratta del regista di un progetto che, anche attraverso lo strumento della pianificazione, garantisce che i requisiti dell’opera (la qualità tecnica, il rispetto delle tempistiche, la qualità del costruito, la coerenza tra il progetto e la costruzione e la sicurezza) siano pienamente soddisfatti. Un sostegno, quindi, al cliente su tutti gli aspetti tecnici, manageriali, legali, amministrativi e finanziari. Per il ponte, costruito in 596 giorni sino all’inaugurazione, ci sono state quasi 220mila ore di attività d’ingegneria, oltre 3.200 documenti tecnici emessi, 10.500 schede progettuali. Questo dà l’idea del nostro ruolo e del perché, grazie a un’attenta regia, si possa parlare di “modello Genova”».

In Italia è la prima volta che viene "utilizzato" il Project Management Consultant per un'infrastruttura pubblica di queste dimensioni?

«Nel nostro Paese non è una figura molto diffusa, mentre è molto comune all’estero. Il progetto del ponte, per la sua straordinarietà e la stretta tempistica, ha reso indispensabile il ricorso a d una società multidisciplinare come il Rina per la regia dell’opera. Non si tratta solo di aspetti tecnici, ma anche relazionali. Infatti, durante questi mesi di intenso lavoro, il RINA ha intrattenuto un rapporto continuativo con tutti gli stakeholder, le autorità e gli organi governativi, occupandosi delle procedure di approvazione, dialogando con progettisti, appaltatori e operatori. Infine, questa figura di consulenza identifica, previene e mitiga i rischi del progetto, come, ad esempio, costi non pianificati, ritardi o problematiche progettuali dell’opera».

Il Project manager ha anche il compito di prevedere gli imprevisti nella fase di realizzazione?

«È un dovere del Project manager prevedere i rischi ed è possibile, appunto, grazie a un’attenta pianificazione, che vuol dire non solo mettere in sequenza le attività prevedibili e ordinarie, ma soprattutto delineare scenari imprevedibili e trovare in anticipo una soluzione che non comporti ritardi o aggravio dei costi. Il nuovo viadotto che attraversa il Polcevera aveva alcune peculiarità che difficilmente altre opere hanno: straordinarietà, urgenza, visibilità e complessità. Proprio per questi aspetti, la gestione del rischio è fondamentale. Il team di lavoro messo in campo dal RINA, circa 80 tecnici, ha saputo fare fronte a eventi straordinari come l’alluvione dell’autunno 2019 e il Covid-19, riuscendo a gestirli con un piano di mitigazione che ha permesso di far procedere i lavori senza soste fino al completamento».

Come avete gestito il Covid-19, che ha fermato il Paese ma non i lavori del Ponte?

«La forte volontà del gruppo di aziende al lavoro sul Ponte Genova San Giorgio e la centralizzazione del coordinamento su un unico soggetto hanno consentito di affrontare positivamente anche questa emergenza. In qualità di coordinatore della Sicurezza, RINA ha definito e attivato i protocolli necessari a mitigare il rischio di contagio alla prima comparsa del virus sulla scena italiana. Già nel mese di febbraio, prima del lockdown, stavamo acquistando dispositivi di protezione individuale, revisionando le procedure operative di cantiere e, soprattutto, implementando un sistema di tracciamento interno al cantiere che nelle settimane successive ci ha permesso di isolare tempestivamente un gruppo di lavoro entrato in contatto con un operaio positivo al coronavirus. Tra le principali azioni intraprese, inoltre, ci sono state la formazione continua del personale sullo stato dell'emergenza e sulle misure obbligatorie di autoprotezione necessarie e fornite, il controllo giornaliero e sistematico della temperatura corporea, le turnazioni a gruppi per poter eseguire prontamente l’isolamento in caso di necessità, la tracciatura giornaliera dei “contatti stretti” tra persone, e il monitoraggio costante dell'applicazione delle procedure».

In che modo la presenza di un Project Manager ha influito positivamente sul rispetto dei tempi per la consegna del Ponte ai primi di agosto?

«Coordinamento, velocità, chiarezza, previsione di scenari possibili, capacità di adattamento e parallelizzazione dei processi operativi. Questi sono i vantaggi dell’avere un Project Manager a fare da pivot di tutte le attività operative, sia quelle hard che quelle più soft, e che hanno permesso alla struttura commissariale di consegnare il ponte in un tempo così ridotto».

Come è stata organizzata l'attività di demolizione del Ponte Morandi prima di procedere alla costruzione del nuovo viadotto?

«Il nuovo ponte di Genova è stata un’opera complessa perché demolizione e costruzione non sono state pianificate sequenzialmente, ma si sono avviate le attività in parallelo. Parlando della demolizione però, durante la quale il Rina ha ricoperto gli stessi ruoli della ricostruzione, è stato adottato un approccio basato sull’utilizzo di diverse metodologie combinate. Tra queste, l’attività di taglio e smontaggio, sgretolamento e, in alcuni casi, abbattimento tramite esplosivo. La necessità di compiere le operazioni di demolizione nel più breve tempo possibile, si è naturalmente affiancata alla ricerca delle migliori soluzioni per la salute e la sicurezza non solo dei lavoratori, ma dell’intera popolazione».

RINA continuerà ad affiancare il commissario straordinario anche nel progetto per la realizzazione del parco sotto il Ponte e per la riqualificazione del quartiere della Valpolcevera?

«Il ponte sarà nuovamente percorribile dal 5 agosto, ma l’attività per noi non è terminata. Ci occuperemo ancora di seguire le fasi di ripristino delle aree a terra di cantiere, in modo da consentire poi l’avvio delle attività del Parco e di riqualificazione del quartiere per le quali non sono stati ancora identificati i soggetti coinvolti da parte dell’amministrazione comunale».

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