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Padre Antonio Spadaro

10/06/2010  Comunicazione e relazioni le due cose fondamentali che la Chiesa e internet hanno in comune.

padre Antonio Spadaro, gesuita.
padre Antonio Spadaro, gesuita.

“Nei siti mi piace la grafica semplice, essenziale ed elegante. E mi sembra che queste caratteristiche ci siano tutte. Quello di Famiglia Cristiana è un sito di grande impatto e la cosa positiva è anche l’apertura ai commenti. Forse eviterei l’uso eccessivo delle immagini in movimento che danno vivacità per il grande pubblico, ma rischiano di attirare troppo l’attenzione su se stesse distogliendola dalle notizie”. Il giudizio di padre Antonio Spadaro, gesuita e scrittore de La civiltà cattolica, è quello di un esperto.

Utente della prima ora dei social network, da facebook a twitter ad anobii, curatore delle pagine di bombacarta.com, il sito di scrittura creativa e autore del recente volume “Web 2.0 reti di relazione”, padre Spadaro sottolinea  che "la Chiesa e il web hanno qualcosa di profondamente comune. Nel loro dna c'è sia la comunicazione di un messaggio che le relazioni. Non esiste la Chiesa senza relazioni forti e vivaci e senza la comunicazione di un messaggio evangelico. Queste due dimensioni di comunicazione e di relazione sono fondamentali per la Chiesa, ma sono fondamentali anche per internet”. Credo, aggiunge padre Spadaro, “che andrebbe fatta una riflessione generale a livello pastorale su come funzionano i social network tenendo presente che essi non sono uno strumento, ma un luogo. E anche in internet quello che conta è la testimonianza di un vissuto, il proprio modo di essere nelle relazioni. Non si tratta dunque di semplice emittenza di un messaggio, anche perché i contenuti del social network sono sempre generati dall’utenza e hanno necessità di una relazione non di un semplice passaggio”.

La cosa fondamentale, per il gesuita, è ricordare che “la Chiesa in Internet è chiamata a una testimonianza in un contesto di relazioni ampie dove si incontrano credenti e non credenti, fedeli di altre religioni. E quindi anche la pastorale va riletta in base a questa logica di relazioni e di partecipazione”. 

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