logo san paolo
mercoledì 19 dicembre 2018
 
Scuola
 

Prof di ruolo a 69 anni: le perplessità di una lettrice

20/10/2017  Insegnare fino a tarda età è possibile? È sostenibile? Spesso un insegnante che ha cominciato a vent’anni, a sessanta si sente usurato dal tempo, dai cicli che si ripetono, dai confronti con il passato: gli stimoli devono essere continuamente scovati, rincorsi, la motivazione nutrita e incoraggiata...

Cara professoressa, mia nipote Lucia e suo fratello Marco l’anno prossimo frequenteranno la terza e la quinta elementare. Io trascorro con loro molto tempo, li vado a prendere a scuola, li porto in piscina, al corso di musica, a quello di inglese. Insomma, faccio la nonna a tempo pieno quasi tutti i pomeriggi, perché mio figlio e sua moglie sono impegnati con il lavoro fino a sera. Ho 68 anni, però, e una certa stanchezza alla fine prevale. Durante le vacanze estive ho letto di insegnanti in cattedra fin quasi a 70 anni, di maestre che arrivano al ruolo in così tarda età: come si fa fisicamente a gestire venti bambini se io mi sento già abbastanza spossata con due?

ADELINA

— Cara Adelina, la notizia alla quale ti riferisci riguarda una maestra di Palermo di 69 anni, sei figli, chiamata questa estate a firmare il suo contratto a tempo indeterminato in seguito a un ricorso, vinto, presso il Giudice del lavoro. Primo giorno di supplenza a scuola per lei negli anni Settanta, ma da allora a oggi in cattedra non è rimasta a sufficienza: la donna può infatti continuare a insegnare nonostante il superato limite d’età previsto dalla legge (66 anni e sette mesi) perché non ha ancora raggiunto un’anzianità contributiva di vent’anni, quella minima che serve per poter andare in pensione. È vero, il rapporto con i bambini richiede energie e spesso stanca, come scrivi. Non posso non pensare a tutte le nonne e i nonni che ho visto correre sotto gli ombrelloni quest’estate o che vedo al parco giochi con i nipoti durante l’inverno: la maggior parte ha circa settant’anni, un profilo Facebook, scatta e condivide foto su WhatsApp, tira su i bambini di chi a quarant’anni lavora, ma forse lo fa più per necessità che per scelta. Ed è questo il punto. Conosco persone approdate all’insegnamento all’età di cinquant’anni – perché prima facevano altri mestieri – che lavorano usando tranquillamente il registro elettronico con la gioia di chi ha iniziato da poco. Ed è cosa buona. Ma spesso un insegnante che ha cominciato a vent’anni, a sessanta si sente usurato dal tempo, dai cicli che si ripetono, dai confronti con il passato: gli stimoli devono essere continuamente scovati, rincorsi, la motivazione nutrita e incoraggiata. Ben venga, nel gruppo docenti, il fervore del più giovane professore d’Italia, ventiduenne campano vincitore di concorso a cattedra, ben venga anche la voglia di fare di chi realizza il suo sogno a sessantanove anni e che in ogni caso rimarrà in aula, per legge, non oltre i settanta. Ma se un docente potesse realmente scegliere, minimo contributivo permettendo, a settant’anni che cosa farebbe? Probabilmente quello che faresti tu con i nipoti: qualche ora, come racconti nel seguito della tua lettera, senza impegno.

I vostri commenti
5
scrivi

Stai visualizzando  dei 5 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo