logo san paolo
giovedì 04 giugno 2020
 
Dibattiti
 

Bei tempi quando compiti e calcio dei bambini non facevano notizia

12/10/2016  Siamo stati tutti bambini: abbiamo fatto malvolentieri i compiti di scuola e ci siamo rimasti male per aver fatto panchina nello sport. Non sarà che ora ci si preoccupa troppo?

Siamo stati tutti bambini, abbiamo fatto tutti sport con molto o scarso talento (statisticamente più con scarso), siamo andati tutti a scuola, abbiamo fatto compiti più o meno di lena (statisticamente più di malavoglia). Come i bambini di adesso abbiamo sognato di vincere e abbiamo avuto poca voglia di fare i compiti. Avevamo il vantaggio di andare a scuola meno ore (ma per chi viveva situazioni disagiate era uno svantaggio), avevamo lo svantaggio di avere minori opportunità (ma a volte era un vantaggio: non avevamo giornate piene come dirigenti d’azienda).  

Insomma ci succedeva, vent’anni fa, trent’anni fa, quarant’anni fa, quello succede ai nostri figli oggi, piccoli accidenti quotidiani: un voto bruttarello a scuola, una papera sul campo di calcio, un capriccio per non fare i compiti, una figuraccia a tennis da gestire. Di diverso c’era che queste minuscole questioni non facevano notizia: oggi invece leggiamo che un allenatore di squadre giovanili si dimette perché i suoi calciatori di 14 anni hanno padri troppo invadenti, che pretendono di decidere i minuti in campo del figlio e di metter bocca persino nel ruolo mentre i compiti delle vacanze e a casa sono un affare che tiene banco da settimane su facebook e di rimbalzo sui giornali.

Di diverso, osservandoli a posteriori, c’erano i nostri genitori. Non erano distratti, anzi. Non erano anaffettivi, anzi. Ma badavano al sodo: la scuola era la scuola e andava rispettata. Se pensavano che qualcosa non andasse, ne ragionavano tra loro, magari andavano a discuterne a scuola, faccia a faccia, ma a nostra insaputa, in modo che la scuola non uscisse ai nostri occhi esautorata. E comunque valeva il principio per cui se uno aveva un insuccesso scolastico la strada maestra per superarlo era studiare di più o studiare meglio e i compiti erano considerati il nostro dovere : generalmente sormontabile, al netto di qualche mugugno.  

Al nostro sport guardavano come a un divertimento sano: si andava per muoversi un po’ e secondariamente a imparare calcio, tennis, pallavolo o chissà che altro. L’agonismo era una scelta non un dovere. I più imparavano senza trovarsi le domeniche intrise di convocazioni e partite. E comunque, in caso di partita, mamma o papà ti accompagnavano, a volte si fermavano a tifare, il più delle volte semplicemente ad aspettare,  gettando un’occhiata distratta all’incontro, mentre parlavano di cose da adulti con altre mamme e altri papà.

Ne conseguiva che vincere, perdere, giocare o fare panchina non diventavano un affare di Stato e portavano una lezione da imparare con naturalezza, senza grossi traumi
: che lo sport (ma valeva anche per chi si dedicava alla musica)  è anche  una questione di talento e ciascuno ha il proprio. Accettare senza invidia e senza soffrirne eccessivamente che c’è uno più abile di te è un’esperienza utile alla vita (ce ne sarà sempre uno più alto, più bello, più intelligente, più talentuoso, più fascinoso, crescere immuni dal virus dell’invidia è un’assicurazione sulla serenità della vita). E comunque si imparava che impegnandosi si poteva migliorare un po’ e che, in ogni caso, ci si poteva divertire senza diventare campioni o concertisti e che nella vita non si può vincere sempre.

I nostri genitori erano migliori? Forse no. Erano diversi, figli di un mondo diverso, meno ansiogeno che dava ai figli qualche opportunità in più e non deviava tutto verso la competitività esasperata di ora, certo dettata dalle poche opportunità per tutti. Cambiare il mondo non possiamo, dobbiamo fare i conti con questo. Però chissà forse ripensare ogni tanto a com’erano i nostri genitori e a com’eravamo da bambini potrebbe aiutare a ridurre l’ansia. Anche quella dei bambini.

I vostri commenti
3
scrivi

Stai visualizzando  dei 3 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo
    Collection precedente Collection successiva
    FAMIGLIA CRISTIANA
    € 104,00 € 92,90 - 11%
    CREDERE
    € 88,40 € 0,00 - 35%
    MARIA CON TE
    € 52,00 € 39,90 - 23%
    CUCITO CREATIVO
    € 64,90 € 43,80 - 33%
    FELTRO CREATIVO
    € 23,60 € 18,00 - 24%
    AMEN, LA PAROLA CHE SALVA
    € 46,80 € 38,90 - 17%
    IL GIORNALINO
    € 117,30 € 91,90 - 22%
    BENESSERE
    € 34,80 € 29,90 - 14%
    JESUS
    € 70,80 € 60,80 - 14%
    GBABY
    € 34,80 € 28,80 - 17%
    GBABY
    € 69,60 € 49,80 - 28%