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Quando il Vaticano disse ad Andreotti: la moschea a Roma non si fa

06/03/2020  Dagli Archivi vaticani aperti alla consultazione dal 2 marzo emerge il resoconto di un incontro del 1950 fra il politico democristiano e monsignor Angelo Dell'Acqua, della Segreteria di Stato. Nel colloquio si parlò anche di stampa pornografica e della situazione politica.

Andreotti nel 1950 con Pio XII
Andreotti nel 1950 con Pio XII

Un pomeriggio  di metà luglio del 1950, alle 16,  Giulio Andreotti, allora trentunenne  sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, arriva a via di San Sebastianello, accanto a piazza di Spagna, e varca il portone del Collegio San Giuseppe. All’interno lo attende monsignor Angelo Dell’Acqua, 46 anni, prelato milanese, esponente di spicco  della Segreteria di Stato vaticana e collaboratore fedele di Pio XII.

Un incontro dei tanti che Andreotti, in quegli anni, ha avuto con esponenti della Santa Sede (ma  a dire il vero questi incontri egli li avrà per tutta la vita). Ordinaria amministrazione, quindi.

Ma i contenuti di quel colloquio sono finiti negli archivi vaticani con un titolo intrigante: colloquio di mons. Dell’Acqua con l’on. Andreotti. Questioni della moschea costruenda a Roma, della stampa pornografica, della situazione politica italiana. Il documento porta la data del 16 luglio 1950 e ha l’intestazione della Sacra Congregazione degli Affari Ecclesiastici.

Lo abbiamo scoperto casualmente durante una visita alle postazioni messe a disposizioni degli studiosi che dal 2 marzo hanno accesso ai documenti digitalizzati dell’Archivio storico della segretaria di Stato, Sezione per i rapporti con gli stati.  I documenti riguardano il  lungo pontificato di Pio XII (1939-1958). "I documenti digitali già a disposizione sono 1.300.000, ma presto saranno completati con altri 700 mila”, assicura Johan Ickx, direttore dell’Archivio, che ci ha accompagnato nella visita.

Il tema della moschea è al secondo punto dell’agenda. “Ho fatto rilevare”, annota Dell’Acqua, “la gravita della notizia pervenuta alla S. Sede circa una cessione o una vendita di un appezzamento di terreno da parte delle Autorità Italiane (Governo o Municipio di Roma) per la costruzione di una moschea a Roma o nelle vicinanze e la conseguente necessitò di una urgente chiarificazione che possa tranquillizzare. Sarebbe enorme -ho aggiunto- che un Governo Democristiano permettesse ciò che il Fascismo non ha commesso, nonostante varie pressioni”.

Che cosa risponde Andreotti? Leggiamo ancora gli appunti di Dell’Acqua: “la notizia gli tornava completamente nuova e gli sembrava inverosimile. Mi ha assicurato che avrebbe immediatamente assunte informazioni e poi mi avrebbe fatto sapere qualcosa. Non escludo, ha aggiunto, che il Ministero degli Affari Esteri possa aver detto una ‘parola’ al riguardo al Ministro del Pakistan, per avere il voto di quella Nazione nella Questione delle Colonie”.

Per avere una moschea a Roma bisognerà attendere 45 anni da quell'incontro. La inaugurerà proprio Andreotti, il 21 giugno 1995.''Non credo di indulgere a sentimenti retorici”, disse Andreotti,  “se penso che il 21 giugno '95 resterà nella storia della città di Roma come una delle date significative di un cammino plurimillenario. L'inaugurazione del centro islamico e della grande Moschea e' insieme un segno di effettiva universalità e di affermazione generale di rispetto verso tutti i valori religiosi’’.

Sulla questione della stampa pornografica, al Vaticano sta a cuore “l’urgenza dell’approvazione della nuova legge su la stampa”. Monsignor Dell’Acqua chiede ad Andreotti di “tener duro circa la possibilità del sequestro immediato per le pubblicazioni immorali”. Dell’Acqua aggiunge che si tratta dell’ “unico mezzo pratico ed efficace (…) perché  gli editori vengono colpiti nella ‘borsa’”.

Resta un’ultima considerazione sui “danni morali, sociali e anche politici derivanti da siffatta stampa, soprattutto fra la gioventù, oggi più che ami bisognosa di assidue cure”.

Andreotti rassicura il suo interlocutore e promette l’invio del Disegno di Legge in Vaticano “per le eventuali osservazioni”.

Circa la situazione politica italiana, Dell’Acqua chiede ad Andreotti  “la necessitò di una maggiore fermezza ed energia da parte del Governo, soprattutto per impedire l’eventuale ricostruzione delle ‘forze della resistenza’, l’attività delle cellule e degli specialisti (che mi si dice in azione anche nei Ministeri), eventuali scioperi e atti di sabotaggio. Meglio colpire oggi che domani, quando potrebbe essere troppo tardi”.

Che cosa risponde Andreotti? Gli risulta che “anche al Governo sono pervenute varie segnalazioni, soprattutto dall’Emilia e dalla Romagna”. E assicura che sono state rafforzati in quelle regioni i Carabinieri e le forze di Polizia “anche in borghese”.

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