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Quando la Chiesa getta le Reti

06/05/2013  Dal 5 al 12 maggio, ad Avezzano, in provincia dell'Aquila, si svolge l'ottavo Festival della comunicazione, promosso dai Paolini e dalle Paoline. Annunciare Dio tra web e social network

L’anno scorso aveva fatto tappa a Caltanissetta. Quest’anno si sposta ad Avezzano, in provincia dell'Aquila. dal 5 al 12 maggio. Il Festival della comunicazione fa maturare in Italia la sensibilità verso il mondo della stampa e dei media. Così, dal 2006. Nato a 40 anni dall’istituzione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, l’evento è ormai un appuntamento atteso. Che allestisce concerti, mostre fotografiche, eventi teatrali, tavole rotonde. «Sullo sfondo», spiega don Ampelio Crema, vicepresidente del Festival,«c’è sempre il tema della Giornata indicato dal Papa. Il desiderio delle Paoline e dei Paolini è stato quello di animare, attorno al tema scelto dal Pontefice, una settimana di approfondimento nelle diocesi italiane. Il Festival è un po’ la ciliegina di questi sette giorni. In una delle 40 città dove si celebra la settimana, in accordo con la diocesi, le parrocchie,le associazioni e i Comuni, si allestiscono eventi e dibattiti».

Quest’anno il titolo del Festival, giunto all’ottava edizione, ripete quello della Giornata mondiale che si celebra il 12 maggio: “Reti sociali: porte di verità e di fede, nuovi spazi di evangelizzazione”. Nel messaggio per la 47ª Giornata delle comunicazioni sociali, che tradizionalmente viene diffuso il 24 gennaio, giorno di san Francesco di Sales patrono dei giornalisti, papa Benedetto XVI aveva sottolineato che «la capacità di utilizzare i nuovi linguaggi è richiesta non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti».

Ed è proprio su questo tema che si confrontano, nella tavola rotonda di lunedì 6 maggio, il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, quello di Avvenire, Marco Tarquinio, il giornalista di Repubblica Giovanni Valentini, il direttore di Civiltà Cattolica e fondatore di Cyberteologia, padre Antonio Spadaro, e monsignor Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio nazionale della Cei per le comunicazioni sociali. Moderati dal professor Sandro Tuzi e con le conclusioni del vescovo di Avezzano, monsignor Pietro Santoro, i giornalisti rifletteranno sui nuovi mezzi di comunicazione. Il convegno, dal titolo “Connessi e liberi- Le rotte della fede viaggiando nel Web”, è uno degli eventi centrali del Festival. «Anche se», spiega don Crema, «non è l’unico evento significativo. In ogni diocesi dove andiamo cerchiamo di valorizzare il territorio e di creare una serie di iniziative che coinvolganoil più possibile le risorse locali».

La Messa del 5 maggio, che ha aperto il Festival e che è stata celebrata nella cattedrale di San Bartolomeo ad Avezzano, è stata trasmessa indiretta su Rai 1. Il programma, poi, prevede una molteplicità di appuntamenti, dalla pittura esposta a Palazzo Torlonia nella mostra I colori della fede, al concerto I suoni della fede, con l’esibizione, nella concattedrale di Pescina, dell’orchestra giovanile della diocesi dei Marsi e i cori polifonici della Marsica riuniti. E ancora: editoria e fede, al castello Orsini, grazie al dialogo con i detenuti del carcere di Avezzano. Il teatro, a Tagliacozzo, con la messa in scena dell’opera tratta dal libro di don Tonino Bello Quella notte ad Efeso, lettera a Maria.

Cinema, televisione, letteratura. Non manca nulla in questo Festival che vede anche la partecipazione di Amedeo Minghi nel concerto dell’11 maggio dal titolo I cercatori di Dio. Un’occasione da non perdere (il programma completo è disponibile all’indirizzo www.festivaldellacomunicazione.org) per ripensare a come cambiano, con le nuove tecnologie e i social network, il nostro modo di comunicare e i nuovi strumenti da usare per continuare a dire la fede. Valorizzando le arti e i colori, il paesaggio e le opere d’arte.Ma, soprattutto, le relazioni umane e il grande valore dello stare insieme.

Annachiara Valle

«È una tavolozza di colori quella che ospita il Festival della comunicazione sociale». Il vescovo di Avezzano,monsignor Pietro Santoro, ha preparato la diocesi ad accogliere «un’opportunità nel cammino della nuova evangelizzazione che la Chiesa locale sta operando. Nuova evangelizzazione nel senso di ritorno alla passione delle origini, quella degli apostoli e, nello stesso tempo,di sviluppo di una passione nuova,quella di trasmissione nei linguaggi attuali del cuore della nostra fede che è la persona di Gesù Cristo».

È tutta la Marsica coinvolta nell’evento che, dal 5 al 12 maggio, porta in Abruzzo migliaia di persone. «Vogliamo che sia un evento che includa tutto il nostro territorio e che lo faccia conoscere», spiega Santoro. «La nostra è una terra di antica tradizione cristiana, con una grande realtà giovanile che, in questo momento di crisi, vive il rischio della sospensione della speranza. È un territorio che ospita antiche tradizioni lavorative come l’agricoltura, ma si è aperta anche a nuove potenzialità industriali. Quello di cui la popolazione ha bisogno è di riappropriarsi della speranza che viene dal Vangelo e di formare laici che sappiano spendersi dentro le nuove realtà virtuali per ritrasmettere con più passione e lucidità questa fiducia che ci viene dalla parola di Dio. Nel preparare questi giorni», continua Santoro, «abbiamo voluto incentivare la partecipazione di realtà culturali di tutto il territorio, cercando di dare voce a chi di solito non ce l’ha,come i detenuti. Abbiamo cercato di valorizzare le nostre bellezze naturali e artistiche. Nel cuore del Parco d’Abruzzo, disseminato di chiese ed eremi, natura, arte e dinamiche ecclesiali si intrecciano in una grande fecondità. E il Festival potrà aiutarci a tradurre tutto questo nei nuovi linguaggi».

Annachiara Valle

Monsignor Domenico Pompili.
Monsignor Domenico Pompili.

«I nuovi linguaggi sono un modo per abitare il nostro tempo e l’evangelizzazione non può mai prescindere dalla capacità di stare dentro la storia concreta». Monsignor Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio nazionale della Conferenza episcopale italiana per le comunicazioni sociali, riparte dall’immagine che ha dato il Papa nel Messaggio per la Giornata delle comunicazioni: «Si parla della porta, che non è solo uno strumento funzionale alla separazione tra due ambiti, ma è anche una soglia, una sorta di passaggio.Questo semplifica bene la condizione dell’uomo di oggi che è, al tempo stesso, online e offline, quasi senza più rendersi conto dell’una e dell’altra dimensione. I nuovi linguaggi hanno delle ambiguità,ma sono anche espressione di bisogni autentici di relazione, di incontro, di vicinanza, di condivisione e anche di comunione».

Nella tavola rotonda cui partecipa al Festival della comunicazione, si parla anche della capacità di essere al contempo connessi e liberi. «Si tratta», insiste monsignor Domenico Pompili, «di una sfida non di tipo tecnico, ma morale, che chiede la capacità di saper essere online e offline, di saper creare una distanza critica rispetto a questa dimensione che non è tutta la realtà. Per dirlo con una metafora, la capacità di essere liberi sta nel saper essere nel mondo del Web senza essere del Web,salvaguardando la propria capacità di stare in solitudine, di dare del tu al proprio io, incrementare le relazioni interpersonali faccia a faccia. Sapendo che la possibilità di essere connessi in un contesto che è sempre più sfilacciato e disgregato rende possibile anche passare dalla connessione alla relazione. Questo però non dipende dal mezzo, ma dalla nostra capacità,attenzione e disponibilità verso l’altro. Un impegno per la Chiesa».

Annachiara Valle

Subito dopo la pubblicazione del video in cui il Papa, attraverso un tablet, si è collegato con la web-cam accesa 24 ore su 24 sulla tomba di San Francesco, il sito www.sanfrancesco.org ha registrato un aumento del 320% di accessi al portale e di circa il 150% di preghiere ricevute in una sola giornata. L’evento è avvenuto durante l’udienza del 2 maggio con il ministro generale dei frati minori conventuali, padre Marco Tasca, il custode del Sacro convento di Assisi, padre Mauro Gambetti, e il direttore della rivista San Francesco Patrono d'Italia, padre Enzo Fortunato.






Proprio quest’ultimo, che dirige anche il sito sanfrancesco.org, è stato il promotore dell’iniziativa: «Abbiamo pensato: in attesa che papa Francesco venga da noi ad Assisi, andiamo noi da lui e, grazie alle tecnologie digitali, gli facciamo vedere la tomba del Poverello». Com’è andato l’incontro? Il Papa sembrava molto incuriosito dal tablet… «E’ così, si è molto divertito a usare il touch screen del tablet per far partire il video. E poi ci ha detto: “Pregate non tanto per me, ma fate pregare”. Evidentemente si riferiva all’importanza che i mezzi di comunicazione oggi hanno nel diffondere la Buona Novella». Se fosse vissuto oggi, Francesco d’Assisi avrebbe usato Facebook e Twitter? «Penso proprio di sì. Durante la sua vita ha operato una rivoluzione comunicativa portando il messaggio cristiano dalle chiese alle piazze. Le “piazze digitali” di oggi quindi rappresentano solo la continuazione della sua rivoluzione».

Come scongiurare il rischio che queste “piazze virtuali” producano solo “incontri virtuali”? «E’ la sfida che riguarda tutte le modalità comunicative: anche un’omelia pronunciata in chiesa può essere sterile se non arriva a toccare i cuori. La comunicazione digitale evita questo rischio se riesce a essere vera, “calda” e a tradursi poi il più possibile in incontri autentici. Se un non credente si avvicina a noi attraverso Internet e poi decide di venirci a trovare, avremo raggiunto il nostro scopo».

Eugenio Arcidiacono

Pensate a un'intera città che un tempo aveva solo il ritmo delle fabbriche Fiat: primo, secondo e terzo turno. E ora immaginate la stessa città che sta via via diventando, in Europa, un punto di riferimento, via streaming o in Skype conference, per una nuova civiltà, non più metalmeccanica, ma connessa e sintonizzata sulla Rete, sulle cyber tecnologie, sul futuro web 3.0, sui social network. E' questo che sta accadendo a Torino, spesso nella non piena consapevolezza degli stessi torinesi, molti dei quali continuano a credere che la loro città sia sempre, e soltanto, quella dei tram che sferragliano in Corso Settembrini dalle 4 di mattina, tra l'ingresso delle Presse e gli uffici della Powertrain, mentre ora è anche il cuore della "mobile revolution", dei visionari che prefigurano le "smart city", dei creativi che studiano gli smartphone e i computer "indossabili", dei profeti del "crowdfunding", dei giovani imprenditori delle start-up e del "social eating", che coniuga passione per la cucina con il desiderio di conoscere nuove persone.

Di tutto questo si discute a Torino al "Digital Festival", e non per pochi giorni, ma per oltre due settimane, dal 3 al 20 maggio, con decine di relatori, tavole rotonde e quindi di eventi, molti dei quali trasmnessi in streaming sul sito Internet 2013.digitalfestival.net, che indagano l’influenza delle tecnologie digitali sulle persone, e come la civiltà “digital” può e deve migliorare la qualità della vita, creare opportunità di lavoro, favorire lo sviluppo economico, sociale e culturale del territorio. Ecco, in un video di appena tre minuti, come l'innovazione continua nei campi del lavoro, degli affari, della creatività, delle amicizie e degli affetti, sia così avanti e reale, non più fantascienza, da trasformare tutta la nostra giornata in un vero e proprio "digital day":

Venerdì 3 maggio il "Digital Festival" di Torino è partito con il botto grazie a un’intera sessione dedicata alle aziende per scoprire nuove opportunità dal mondo digitale per la gestione del personale. Conferenze gratuite presentate da top manager, "digital expert", docenti universitari. Sabato 4 maggio è stata una giornata per l’orientamento nella ricerca di lavoro: come il mondo digitale può aiutare a trovare o cambiare professione, o ad avviare una propria attività. Ma si è parlato anche di "web reputation", il modo in cui Internet ha cambiato definitivamente il modo di presentarsi alle aziende: una volta il curriculum vitae era l’unico vero biglietto da visita per i selezionatori. Oggi, con il "personal branding", cioè la promozione di sé stessi in tecnologia digitale, assistiamo a una svolta importante, un'evoluzione già in atto, destinata a modificare del tutto le interazioni tra chi cerca e chi offre opportunità.

Ma la "nuova" Torino racconta anche chi sono le "geek girls", le donne iper-tecnologiche, che inseguono sulla Rete pari opportunità e diritti. Chi sono le “ragazze” appassionate di tecnologia e quali strategie utilizzano nell’era del web 2.0 per crescere professionalmente. Esperte, start upper, giornaliste e web editor si raccontano e si confrontano su percorsi e relazioni digitali per capire come il rapporto tra donne e Internet sia in continua evoluzione. Il tocco rosa della Rete è sempre più determinante per una visione della tecnologia applicata alla qualità di vita delle persone e delle relazioni: punta sull’organizzazione di Smart Community che migliorano l’organizzazione delle città e dei servizi, e trova spazi di crescita grazie alla "sharing economy", cioè a una società e a un tessuto imprenditoriale basato sulla condivisione e non sull'esclusione delle competenze.

Domani e mercoledì, 7 e 8 maggio, il Digital Festival entra nel vivo con due giorni di lavori per ampliare il proprio sguardo sul presente e sul futuro. Dalla crescente mole di informazioni generate dai dispositivi digitali, che devono essere gestite e sfruttate per aumentare la competitività delle imprese pubbliche e private; alla ormai galoppante "mobile revolution": i dispositivi che permettono di fare cose in "mobilità", quasi azzerando i limiti di spazio, e in un certo senso (questo è il lato positivo dell'innovazione) riportando la persona al centro del proprio mondo e, soprattutto, del proprio "tempo", che grazie alla civiltà digitale diventerà il vero valore aggiunto per chiunque. Si discuterà anche del Rapporto "Italia 2.0", uscito lo scorso marzo, dal quale emerge chiaramente che gli utenti che usano Internet sono in costante aumento, e le differenze per età, sesso e istruzione si assottigliano. Non solo: l'utilizzo dei social network è in costante crescita ma, e questo è ancora più incredibile, ormai quasi un italiano su due cerca servizi e catene commerciali direttamente sul posto con dispositivi mobili, vale a dire smartphone di ultima generazione con iPhone o Samsung Galaxy, dai quali risultano in costante crescita navigazione e "surfing" sulla Rete. E, come conseguenza, emergono i profili di nuovi consumatori che cercano sul web il modo di interagire sia con il proprio brand di fiducia sia con altri consumatori.

Giovedì 9 maggio, dalle 14.30 alle 18, una delle conferenze più intriganti, trasmessa in streaming su 2013.digitalfestival.net, del Festival torinese: "I am a living interface: dallo smartphone al wearable computer", panoramica sul come s'intrecciano creatività e wearable technology. Di che cosa si tratta? E' senza dubbio tra le più attese rivoluzioni digitali, destinata a guidare l’innovazione dell’elettronica di consumo e a modificare i comportamenti e gli stili di vita. Possiamo infatti aspettarci orologi, occhiali, tessuti e gadget: ma siamo anche pronti per una nuova generazione di "digital user"? È necessario, infatti, che anche il corpo si evolva e perciò serve che la tecnologia lo supporti: i progressi nelle componenti tecnologiche wearable, “indossabili”, unite dalla raffinatezza tecnica e alle dimensioni ridotte arricchiscono il corpo umano di strumenti computerizzati sempre meno invasivi

E per finire con il "Digital for People", dall'11 al 20 maggio, la Torino del futuro (e del presente) approda a tavola con i "Digital Food Days", parlando di Rete, digitale e cibo. E dal cibo si passa ai libri, parlando di editoria 2.0, ospiti di Book to the Future, l'area del Salone Internazionale del Libro interamente dedicata all'editoria digitale e alle nuove tecnologie di fruizione culturale. Apertura in Piazza dei Mestieri, con un invito rivolto a tutti gli amanti della cucina e del "social" che ormai ha agguantato anche il cibo, e conferenze sul rapporto tra (eno)gastronomia e tecnologia. E da Torino ci si sposta su tutto il territorio nazionale con il calendario delle cene "Social Eating", organizzate in collaborazione con Gnammo: una serie di appuntamenti culinari (ci saranno anche pranzi e brunch, come da Presso, a Milano) che mettono seduti attorno a una tavola "gnammers", digital guru e blogger. Oltre la tavola, oltre il cibo, oltre i sapori, verso nuovi confini digitali anche nel gusto.

                                                                                                                  Pino Pignatta

Don Antonio Sciortino, dsirettore di "Famiglia Cristiana" e direttore editoriale del Gruppo Periodici San Paolo.
Don Antonio Sciortino, dsirettore di "Famiglia Cristiana" e direttore editoriale del Gruppo Periodici San Paolo.

Direttore di Famiglia Cristiana dal 1999, don Antonio Sciortino è noto per la capacità di unire il rigoroso rispetto della dottrina ufficiale della Chiesa alla prontezza, alla “grinta” e anche alla libertà con cui affronta i temi del vivere civile più dibattuti dei nostri anni. Anche i titoli dei suoi libri lo dimostrano: La famiglia cristiana – una risorsa ignorata (2009), Anche voi foste stranieri – L’immigrazione, la Chiesa e la società italiana (2010), Il limite. Etica e politica nelle lettere di Famiglia Cristiana (2011), e il più recente, appena uscito: La morale, la fede e la ragione (Imprimatur editore), dialogo a tutto tondo, con l’editorialista di Repubblica Giovanni Valentini, sulla “nuova Chiesa di papa Francesco” e sui rapporti tra Chiesa e politica, economia, società. 

- Il beato don Giacomo Alberione, che nel 1914 fondò la Società San Paolo, era solito dire: “La macchina, il microfono, lo schermo sono il nostro pulpito; la tipografia, la sala di produzione, di proiezione, di trasmissione, è come la nostra chiesa”. Oggi più che allora, però, conciliare il sacro del Vangelo con il profano della comunicazione pare difficile. Qual è il “segreto” per riuscirci?


“In primo luogo, seguire un famoso imperativo del nostro fondatore: “Parlare di tutto, cristianamente”. Il che vuol dire, intanto, avere la competenza necessaria per poterlo fare. E, soprattutto, situare ogni vicenda dell’attualità e della cronaca nell’ottica cristiana, che è il nostro modo di affrontare la realtà. In altre parole: l’ispirazione religiosa non esime dalla professionalità nel fare informazione, però implica un surplus di responsabilità nella ricerca della verità, nel rispetto della persona e della sua dignità”.

- Un programma molto contro corrente, visto che il motto di giornali e Tv oggi sembra essere: va bene tutto purché faccia spettacolo e porti copie…

“L’informazione oggi è drogata dalla ricerca spasmodica di audience. Tutto viene spettacolarizzato, anche la tragedia, anche il dolore. Basta ricordare il caso del delitto di Cogne, o quello di Avetrana. Il paese della provincia di Taranto dove si è consumato l’omicidio di Sarah Scazzi, è stato trasformato in un set cinematografico. Ore e ore di trasmissioni Tv per raccontare i particolari più scabrosi e alimentare la curiosità più morbosa. Mai una parola di pietà per la vittima. Una parodia dell’informazione che ha trasformato la tragedia in spettacolo, fino a generare un vero “turismo dell’orrore”, con i pullman in coda per portare la gente a farsi fotografare davanti allo scantinato in cui era stata uccisa Sarah Scazzi”.

- Molti dicono: è ciò che la gente vuole…

“Lo dicono ma non è vero. Gli indici d’ascolto dimostrano che i programmi anche impegnati ma ben fatti piacciono alla gente. Come si vede, per fare solo qualche esempio, dal successo della serie sulla Bibbia di Bernabei o delle fiction sui santi o sui sacerdoti”.

- E i giornali?

“Anch’essi, in molti casi, si sono trasformati in mezzi di intrattenimento, lontani dai problemi reali della gente e del Paese. Ma ancor più preoccupa il fatto che sia venuto meno il patto con i lettori. Non si fanno più giornali per dare notizie o servire la verità ma li si usa come “clave mediatiche” per attaccare l’avversario, o come strumenti di propaganda o di consenso”.

- Internet è la salvezza o una più profonda dannazione, per la comunicazione improntata ai valori?

“La Rete è una sfida che va affrontata, e la Chiesa lo sta facendo con coraggio e impegno, come dimostrano anche i messaggi di papa Ratzinger per la Giornata mondiale della comunicazione sociale di questi ultimi anni. Oggi il 90% dei giovani tra i 14 e i 29 anni è iscritto a Facebook, dove si costruisce un profilo e un’identità. La Rete, quindi, non è uno strumento o una tecnica ma un ambiente di vita in cui si comunica, si sogna, si fa amicizia, ci si confronta. La vera sfida è stare nella cultura digitale non da spettatori ma da testimoni. E la Rete dovrebbe essere congeniale alla Chiesa, perché essa stessa è organizzata come una rete”.

- Internet, però, è anche libertà senza regole, anarchia, individualismo. Non ci sono rischi, in questo?

“Il limite maggiore della Rete, oggi, è quello legato alla privacy. Da un lato mettiamo in Rete quantità sempre più ampie di dati personali, dall’altra i mezzi informatici diventano sempre più potenti e capaci di incrociare una gran mole di dati… Il risultato è una scia elettronica che ci segue ovunque. Chi ci difenderà da questa invasione della privacy? Per questo servono regole su cui educare le nuove generazioni. Regole nate “dal basso”, dal coinvolgimento di coloro che hanno a cuore la crescita armonica dei giovani: famiglia, scuola e Chiesa, che anche sui questi media devono realizzare una nuova alleanza educativa”.

- A proposito di comunicare: l’inizio del pontificato di Francesco, il Papa venuto “dalla fine del mondo”, ha avuto un impatto straordinario anche per la sua capacità di entrare in sintonia con l’animo di tutti, fedeli e non. 

“Questo è un aspetto importantissimo. Credo infatti che tra le priorità del nuovo Papa ci siano, come da più parti è stato sottolineato, la riforma della Curia e del governo della Chiesa e il pieno coinvolgimento dei laici, ma anche e soprattutto la ricerca del modo più efficace per comunicare Dio agli uomini d’oggi e annunciare il Vangelo a una società ormai refrattaria alla religione e ai valori dello spirito. “Papa Francesco sarà prima di tutto un evangelizzatore”, ha detto qualche cardinale. Sono convinto che sia stata questa la ragione che ha spinto i cardinali a eleggerlo. E già si vedono i primi effetti di questa grande capacità di comunicare. Le sue udienze sono sempre affollate. Papa Francesco “buca lo schermo”, come si dice in gergo. Ma arriva, soprattutto, direttamente al cuore della gente, con l’annuncio del Vangelo, nella sua semplicità e radicalità”.


Fulvio Scaglione

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