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giovedì 22 ottobre 2020
 
 

Quei giorni gonfi di rabbia e dolore

19/05/2013 

Ricordo che ventiquattro ore dopo la bomba la cittadina di Mesagne era incredula e gonfia di dolore. La gente di Mesagne piangeva una ragazza morta, Melissa, e le sue amiche ferite. Una di loro, Veronica, in condizioni gravissime, al punto che si era sparsa anche la voce della sua morte in ospedale, poi smentita.

Ricordo il centro della cittadina invaso dai pulmini delle televisioni. Telecamere in piazza e anche nella Chiesa madre, dove la messa della tarda mattinata fu concelebrata da don Luigi Ciotti. Alla messa c'erano gli scout con le loro divise  e i gagliardetti, alcuni seduti attorno all'altare. Poi arrivò, quasi barcollante, schiantato dal dolore, Massimo Bassi, il padre di Melissa, che fu fatto accomodare in prima fila.

Ricordo le parole di don Ciotti nell'omelia. La frase più dura fu questa: “Meno bacetti ai santi e alla Madonna, più impegno, sporchiamoci le mani”. Frasi coraggiose, soprattutto perché promunciate in una chiesa del Sud, dove resta molto forte la devozione popolare. Quello di don Ciotti era un invito all'impegno, soprattutto per la legalità, pronunciato in ore nelle quali non era ancora chiaro il movente dell'attentato: gesto solitario o strategia terroristica?



Ricordo le parole di don Ciotti dopo la messa, in piazza, circondato dai giornalisti e dai collaboratori di Libera. Don Luigi era stato alla scuola di Brindisi colpita dalla bomba: “Ho visto la devastazione dell'esplosione, si voleva fare una strage. Mi sono chinato sui libri e i quaderni accartocciati e bruciacchiati. Ne ho sfogliato qualcuno. Vi ho trovato appunti che parlavano della Costituzione, di educazione alla legalità, dei diri tti di cittadinanza”.

Ricordo la scritta su uno striscione apparso fra le case nel centro di Mesagne: “Non si uccide così una bambina”. Melissa sembrava davvero, in quelle ore, la figlia e la sorella di tutti.

Ricordo gli striscioni dei ragazzi della Carovana antimafia, arrivata in Puglia proprio in quel fine settimana, con le scritte: “E adesso ammazzateci tutti”, “Saremo sempre uno in più di voi”, “Insieme e uniti”.

Ricordo la rabbia di Vania, una ragazza di Mesagne che entrò nella bella Libreria “Lettera 22” e cominciò a inverire contro certi articoli apparsi sui quotidiani, secondo i quali ogni mesagnese aveva un familiare legato alla malavita.

Ricordo la foto di Melissa, sorridente, appesa davanti alla chiesa alla vigilia del funerale. Le mamme passavano nella piazza, la guardavano e portandosi le dita alla bocca le soffiavano un bacio.

 
 
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