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giovedì 27 febbraio 2020
 
Colloqui col Padre
 

Quel giusto spazio da dare ai nostri piccoli adulti

09/08/2019  La riflessione di un nostro lettore sull'attenzione che gli adulti oggi dedicano, o dovrebbero dedicare, ai più piccoli. Risponde don Antonio Rizzolo

Leggendo il libro di Vittorino Andreoli Dalla parte dei bambini, faccio una riflessione sul ruolo del bambino nella società. Fino a neanche un secolo fa, i bambini erano considerati molto poco e quasi trascurati talvolta dai genitori stessi. Senza pensare alle mortificazioni e allo sfruttamento lavorativo o per scopi sessuali. Tutte le società, e non solo quelle passate, devono rendere conto di questo comportamento vergognoso, sia pure con la parziale attenuante dell’indigenza e dell’ignoranza d’epoca. Non con divieti volgarmente perentori si danno solidi paletti di vita al bambino. Crescendo in ambito ostile se non anche perverso, questi giovani si porteranno appresso indelebili piaghe che influenzeranno tutto il loro agire nella vita. Con la legge del 1989 sui diritti dei bambini sottoscritta da 154 Paesi, si è rivalutato finalmente il giovane dandogli spazio, dignità e considerazione nel suo ruolo di piccolo adulto dopo di noi. Oggidì vediamo che la presenza del bambino è riscattata dall’opinione generale, dalle fonti di informazione e difesa dalle istituzioni, dandogli la vera connotazione di fragile persona da tutelare a tutti gli effetti. È significativo che finalmente si dia protezione e affetto, e speriamo anche insegnamento in giusta misura a questi piccoli uomini. In qualità di nonno, noto come i bambini, anche se talvolta apparentemente scontrosi e apatici, siano invece attenti a quanto apprendono. Mi vien da citare l’esempio del mio nipotino di 5 anni che ogni giorno portava a casa una nuova parolaccia di cui nemmeno poteva saperne il significato. Con calma e in gergo semplice, gliele ho spiegate nel loro significato, una a una. Ebbene, da quel giorno il mio nipotino non lo ho più sentito dire una parolaccia; anzi, è lui che mi richiama quando a me sfugge un’esclamazione “sospetta”.

GIANFRANCO GOBBO - Mogliano Veneto (Tv)

La Convenzione sui diritti dell’infanzia è stata approvata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989. Per questo ogni anno, in questa data, si celebra la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. La convenzione si è sviluppata a partire dalla Dichiarazione dei diritti del fanciullo del 1924 e dalla Dichiarazione sui diritti del bambino promulgata dalle Nazioni Unite nel 1959. Nonostante questo sono ancora tanti, troppi, i minori abusati, sfruttati, privati dell’affetto e dell’istruzione necessari per la loro vita. Pensiamo ai piccoli vittime della guerra in tante parti del mondo, che non hanno mai potuto avere un’infanzia felice. Pensiamo ai bambini che fuggono con i loro genitori dal proprio Paese d’origine in cerca di un futuro migliore e che rimangono uccisi durante il percorso di migrazione. Pensiamo anche a coloro che vengono irretiti da pedofili, non solo nel nostro mondo occidentale, ma anche nei Paesi meta del turismo sessuale. C’è ancora tanto da fare per proteggere davvero l’infanzia. Aggiungo solo un paio di riflessioni al tuo intervento, caro Gianfranco. Il racconto del tuo rapporto con il nipotino di 5 anni mi ha fatto venire in mente quanto mi diceva mia mamma quando avevo più o meno quell’età. Anche lei cercava di farmi ragionare su quanto fossero disdicevoli le parolacce imparate all’asilo o a scuola. D’altra parte avevo un ottimo esempio in mio papà che non ha mai detto una bestemmia o una parolaccia in vita sua. Sono quindi d’accordo con te: i bambini sono in grado di comprendere le spiegazioni fatte bene e con calma, le apprezzano e restano loro impresse. Così come hanno bisogno di validi esempi dagli adulti. La seconda riflessione deriva dai passi del Vangelo che parlano di Gesù e i bambini. Ad esempio in Marco 10,13-16 i discepoli rimproverano coloro che portano i bambini dal maestro. C’era forse un po’ troppa confusione e, soprattutto, bisogna ricordare che non c’era alcuna considerazione per i piccoli nella cultura del tempo. Gesù, però, di fronte all’atteggiamento dei discepoli «s’indignò e disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio”». Prendo spunto da questo brano prima di tutto per invitare tutti, specialmente i genitori, a portare i bambini da Gesù, parlandogli di lui, raccontando episodi del Vangelo, insegnando loro a pregare. C’è poi da considerare il riferimento a ciascuno di noi: per entrare nel regno di Dio, per comprendere davvero chi è Cristo e trovare in lui la sorgente della vera gioia, dobbiamo diventare come i bambini. I quali vivono solo dell’amore gratuito dei loro genitori, da soli sono deboli e indifesi. Inoltre non hanno orgoglio o pregiudizi, non hanno paura e si affidano totalmente a chi li ama. Ecco, diventiamo come bambini per accogliere con semplicità e riconoscenza l’amore gratuito di Dio in Cristo.

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