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lunedì 22 aprile 2019
 
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Ragazzi e rap: chi ricorderà queste canzoni?

12/12/2018  Dopo la tragedia della discoteca di Corinaldo si impone una riflessione sul tipo di musica che ascoltano i ragazzi, a volte ancora dei bambini. Lo psicoterapeuta Alberto Pellai ripensa a diversi modelli di canzoni di rottura del passato, che potevano comunque definirsi arte a differenza di quelle attuali, e che continuano a distanza di decenni a essere apprezzate.

In questi giorni, noi genitori abbiamo avuto il cuore pieno di ansia e di angoscia. Ma anche di rabbia. E molti commenti sui social da parte  di  papà e mamme sono stati  relativi al genere di musica proposto nel concerto di Corinaldo per assistere al quale tutto è poi sfociato in tragedia. Le mie intenzioni non sono mai state quelle di dare un giudizio sulla musica. Tutto quello che ho scritto fin qui ha rappresentato una forte condanna del sistema di mercato che vede nei nostri figli “galline da spennare” e nei confronti del quale noi genitori dobbiamo imparare a farci sentire e a dire a voce alta e ferma: Adesso Basta. IL tema della musica però mi sta molto a cuore, a esso ho dedicato il mio ultimo libro “Una canzone per te. Viaggio musicale per diventare grandi” (De Agostini ed.)  dove utilizzo le canzoni come strumento per la crescita dei ragazzi di oggi. In molti casi si tratta anche di brani di rottura e protesta col mondo degli adulti  ma devo ammettere, però, che il modo in cui le parole “ribellione” e “protesta” venivano declinate allora è davvero molto differente dal modo in cui lo si fa oggi. In effetti, ci sono canzoni che hanno un potere eversivo molto forte, eppure tu le ascolti e hai sempre la percezione che questi brani siano sì di rottura, ma al tempo stesso siano capaci di testimoniare ideali e valori con una capacità di trasmettere davvero qualcosa a chi li ascolta. Ovvero che non siano tracce di nichilismo o impronte di vuoto che “svuotano” l’ascoltatore. Insomma, li ascolti e ti rimane qualcosa. Anzi spesso ti rimane molto.

Facciamo un esempio: una delle 50 canzoni che abbiamo selezionato nel libro è “Musica Ribelle” di Eugenio Finardi. E’ del 1976, ovvero ha più di 40 anni eppure conserva una freschezza che la rende splendida ancora oggi. IL cantautore in questa canzone vuole raccontare che “nell’aria c’è una musica nuova”, che non ha nulla a che fare con quella che hanno ascoltato le persone fino a quel momento e che le radio libere la stanno facendo sentire e rendendo accessibile al mondo intero. Un messaggio forte e che arriva immediato: la musica delle nuove generazioni non sarà più come quella delle generazioni che le hanno precedute. E’ cambiato tutto: il suono, il testo e ciò che racconta, il canale con cui vengono diffuse. Si tratta di una serie di concetti e realtà che stanno alla base della musica di “rottura” che oggi è molto popolare. Anche oggi c’è chi sa fare questa cosa molto bene. Altri lo fanno con modalità totalmente lontane dai miei gusti o dal mio modo di concepire la musica o l’arte. Nel fare ricerca intorno alle canzoni che abbiamo selezionato per il nostro libro, ho avuto modo di scoprire con quanta attenzione, i cantautori del passato lavoravano sui loro brani e sulle differenti modalità con cui evocare pensieri ed emozioni che da essi dovevano scaturire nei loro ascoltatori. Per esempio, cercando informazioni sul brano Musica Ribelle di Eugenio Finardi, abbiamo scoperto che quando lui scrisse questa canzone, volle che la stessa fosse in grado di proporre - nell’esperienza di ascolto – una specie di continuità tra la potenza rivoluzionaria del rock e la melodia tipica della tradizione musicale italiana. Per questo abbinò ad un ritmo travolgente e incalzante, il suono dei mandolini e con l’aiuto di un sintetizzatore elettronico, anche quello riproducente le note basse di una cornamusa sarda. Se andate ad ascoltare la canzone (ne esistono tante differenti versioni, ma l’effetto è mantenuto praticamente in tutte) ne rimarrete incantati. Ecco, sono questi elementi che mi fanno parlare di Artista.  Personalmente non trovo che la musica del rapper di cui tanto si è parlato in questi giorni sia  musica d’Artista. Ma ammetto che ognuno ha diritto ai propri gusti. E non sono io quello che dà le patenti di artista a qualcuno e le toglie ad altri. Io posso solo dire chi per me lo è. Vedremo se tra 40 anni le sue canzoni – appena uno dice il titolo – saranno immediatamente ricordate e cantate da tanta gente, come succede oggi ancora per moltissimi brani di artisti e cantautori degli anni ’70, 80,. 

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