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giovedì 23 gennaio 2020
 
A un giorno dal voto
 

Trattori a Barcellona, la marcia dei "payeses" per il referendum

30/09/2017  Il Governo autonomo della Catalogna conferma la disobbedienza a Madrid. Lo scontro si riflette sulla discordia tra Guardia civil e Mossos d'esquadra, i poliziotti catalani. E anche i contadini della regione si mobilitano per difendere la consultazione popolare sull'indipendenza.

(Foto Reuters qui sopra e in copertina: la marcia dei trattori catalani a Barcellona)

Da Vic, Manresa, Tortosa, Tarragona, Girona, Figueres, Ripoll e da altri Comuni della Catalogna, i payeses (contadini) catalani si sono messi in marcia a bordo dei loro trattori in lunghe colonne diretti verso Barcellona, per difendere il referendum secessionista fissato per il 1° ottobre e garantire con la loro presenza che il voto si possa svolgere senza problemi e tentativi di sabotaggio. A due giorni dalla controversa consultazione popolare anche i campesinos della regione si mobilitano per rivendicare quello che i catalanisti considerano un loro diritto ma per lo Stato spagnolo è una violazione della Costituzione: votare per decidere l'indipendenza della Comunità autonoma dal Governo centrale e la creazione di uno Stato sovrano.  

Il Governo spagnolo affronta il referendum di domenica con un dispiegamento enorme di misure di sicurezza. L'Aviazione civile ha disposto la restrizione del traffico aereo nei cieli sopra Barcellona e parte dell'area metropolitana per tutto il fine settimana fino a lunedì 2 ottobre. Anche se dal ministero assicurano che questa misura per motivi di sicurezza non è eccezionale e viene attuata in altre occasioni, come la Formula 1 o le partite di Champions league allo stadio barcellonese Camp Nou. 

Il presidente della Catalogna Carles Puigdemont, nel Palau della Generalitat a Barcellona, sede del Governo autonomo (foto Reuters).
Il presidente della Catalogna Carles Puigdemont, nel Palau della Generalitat a Barcellona, sede del Governo autonomo (foto Reuters).

L'animosità tra Madrid e Barcellona si riflette sullo scontro tra Guardia civil - dipendente dal ministero degli Interno e quello della Difesa spagnoli - e Mossos d'esquadra, gli agenti di polizia catalani dipendenti dalla Generalitat, che dopo gli attentati terroristici del 17 agosto sono stati considerati come degli eroi dalla popolazione di Barcellona e alla manifestazione contro il terrorismo del 26 agosto sono stati applauditi. Giorni fa la Fiscalía superior de Catalunya (la Procura della Comunità autonoma) ha disposto che i Mossos e tutti i corpi di polizia nella Comunità autonoma vengano coordinati dal colonnello della Guardia civile Diego Pérez de los Cobos (che è capo dell'ufficio di coordinamento della segreteria di Stato per la sicurezza).

Il capo dei poliziotti catalani, Josep Lluis Trapero - molto vicino agli indipendentisti - ha criticato questa misura, giudicandola una invadenza nelle competenze dei Mossos. Critica che Pérez de los Cobos ha respinto affermando che l'intento è quello di dare una mano nella sicurezza locale. Madrid critica i Mossos di essere troppo morbidi con gli indipendentisti. Josep Lluis Trapero ha comunque dichiarato che gli agenti catalani seguiranno gli ordini della Procura di Madrid, come è loro dovere fare. 

A due giorni dal referendum, la situazione a Barcellona è ancora carica di tensione e di incertezza. I Mossos hanno ricevuto l'ordine di smantellare i seggi, ma il presidente della Comunità autonoma di Catalogna Carles Puigdemont ha detto di non garantire che questo avvenga. La Generalitat non arretra e conferma la sua disobbedienza a Madrid. Avanti con il voto. Il ministro catalano degli Affari esteri, Raül Romeva assicura che, in caso di vittoria del sì il 1° ottobre, nell'arco di 48 ore la Catalogna proclamerà l'indipendenza.    

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Catalogna, si vota in un clima da guerra civile
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