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lunedì 01 giugno 2020
 
 

Referendum, la battaglia finale

02/12/2016  Gli scenari legati al voto di domani. Il giudizio sui contenuti costituzionali ormai conta poco: il premier Matteo Renzi ha trasformato la consultazione in un test pro o contro il governo. Ecco le alleanze in campo e che cosa accadrà a seconda della vittoria del sì o del no

Lo hanno attestato i sondaggi, lo conferma il clima politico arroventato, ormai totalmente assorbito da quello che è diventato un vero e proprio “spartiacque”. Sul referendum confermativo di domani – trasformato dal premier Matteo Renzi (e dai suoi oppositori) in una sorta di giudizio universale del Governo – l’Italia si è divisa in due come una mela. E le questioni tecniche contano sempre meno, a vantaggio della “sovrastruttura” politica. Nonostante sia un referendum che non prevede il “quorum” (vince chi ha totalizzato più voti), l’incertezza regna sovrana. Secondo l’ultimo sondaggio Demopolis fatto prima dell'embargo, il no era in lieve vantaggio, ma l’incognita è costituita da sette milioni di elettori che non avevano ancora deciso cosa fare. Di questi sette milioni, solo due milioni di indecisi dichiaravano di andare alle urne, tutti gli altri non sanno nemmeno se usciranno di casa per andare a votare. «Sono le due grandi incognite della prossima consultazione», spiega il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento. «Una variabile in grado di modiˆcare il referendum di diversi punti percentuali e in deˆfinitiva di stabilire il successo del sì o del no».

La sfiˆda ha ormai assunto signifiˆcati che vanno ben oltre il tema referendario. Milioni di italiani si recheranno alle urne per esprimere un giudizio sul Governo di Matteo Renzi che sogna una "rimonta spettacolare". Di fatto è come se gli italiani andassero a votare su due quesiti, uno contenuto nella scheda elettorale, l’altro, ritenuto ancora più importante, destinato a incidere nel dibattito politico e mediatico degli ultimi mesi.
Il dibattito trascende ormai dalle considerazioni squisitamente costituzionali. Si sono moltiplicati i comitati per il sì e per il no, gli appelli, i manifesti di personalità e opinionisti. Renzi, protagonista di un frenetico tour in giro per l’Italia al ˆfine di conquistare consensi, appare pronto a giocarsi tutto. «Se si tratta di galleggiare», ha detto recentemente, «io non ci sto». Il ministro Del Rio ha detto chiaro e tondo che in caso di vittori dei no Renzi salirà al Colle per rassegnare le dimissioni. Dunque si possono già delineare gli scenari a seconda della vittoria di uno schieramento o dell’altro. «Interpreto il 4 dicembre come un’occasione in cui si fa chiarezza», ha detto lo stesso Renzi in modo esplicito. In caso di vittoria del no il premier non accetterà un “Governo tecnico” o di larga intesa e nemmeno un “governicchio”. E dunque non resterà che andare a nuove elezioni, anche se la scelta spetta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Senza contare le incognite dell’altro convitato di pietra di questo referendum: l’Italicum. Detto in parole povere, poiché la nuova legge elettorale è pensata solo per la Camera, se prevale il no si va a votare anche per il Senato. Servirà dunque una legge nuova, con non poche difficoltà sul piano politico e legislativo. Insomma: un bel pasticcio.
Il leader dell’opposizione all’interno del Pd Pier Luigi Bersani, che si è schierato per il no, si dice invece favorevole a far proseguire l’esperienza governativa di Renzi. Ma in pochi ci credono. Sono in molti a temere l’apertura di una fase di instabilità (con conseguenze imprevedibili nei mercati) che preluderebbe all’avvento al potere del Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, dato in testa nei sondaggi sopra il Partito democratico, sempre più lacerato tra la “vecchia guardia” di Bersani e Massimo D’Alema (ormai irriducibile nemico di Renzi, fondatore di un Comitato del no) e la maggioranza del partito guidata dal segretario-premier. Ma politicamente il Centrodestra ha scompaginato le alleanze: accanto alla sinistra del Pd ci sono Silvio Berlusconi, Mario Monti, Matteo Salvini e i grillini, tutti per il no. Accanto a Renzi restano schierati i centristi di Angelino Alfano.

Dopo aver tentato inutilmente di fare marcia indietro rispetto alla personalizzazione del referendum (e aver capito che ormai non c’era più nulla da fare) Renzi ha impresso un’accelerazione alla campagna referendaria, trasformando la consultazione in un vero e proprio gradimento sulla tenuta di Governo. Alzando i toni ˆfino a tornare rottamatore: «Contro di me la solita accozzaglia ». Il premier sa di giocarsi tutto e cerca di conquistare il serbatoio degli indecisi. E vive il 4 dicembre come “la battaglia ˆfinale”.

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