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Religioni e ambiente, un dialogo

02/06/2015  Al Festival Biblico una dibattito sulla custodia del Creato tra cattolici, ebrei e musulmani. Una consapevolezza nuova sul tema ambiente, finora trascurato.

Il dibttito su fedi e ambiente al Festival Biblico (foto R. Gobbo).
Il dibttito su fedi e ambiente al Festival Biblico (foto R. Gobbo).

“Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose sul giardino dell’Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse”. Al Festival Biblico di Vicenza oggi è stata «l’occasione per incrociare parole di pace sulla terra con parole di pace fra le religioni», ha detto il teologo Simone Morandini, intervenuto, assieme all’ebraista Vittorio Robiati Bendaud e all’astrofisico musulmano Bruno ‘Abd al-Haqq Ismail Guiderdoni, all'incontro intitolato “Ambiente del dialogo”, moderato dal giornalista Ignazio Ingrao. Come declinano le tre tradizioni confessionali temi quali la destinazione universale dei beni, la solidarietà, la giustizia, la dignità, la priorità della persona umana, il rapporto tra fede e scienza, tra fede e modernità?

Proprio il creato può essere la base per un dialogo profondo. Anche a partire dalla comune Regola d’oro, ovvero “Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”, come ha introdotto Ingrao, «una regola che è fondamento dell’etica, dalla quale poi discendono le scelte, politiche, sociali e anche ambientali». Se il 20 per cento della popolazione mondiale consuma l’80 per cento delle risorse, e un miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile, è evidente che c’è un problema di giustizia.

«
Spesso sono i poveri a pagare le conseguenze dei cambiamenti climatici – ha detto Morandini -, perché si trovano ad abitare nei posti peggiori, in Italia penso alla terra dei fuochi. E poi ci sono i rifugiati ambientali. I migranti, scappano sì da guerre, ma scappano anche da terre divenute inabitabili. Uno sviluppo sostenibile passa attraverso l'eco-giustizia. Giovanni Paolo II parlava della necessità di una “conversione ecologica dell’umanità”. Oggi ci resta poco tempo, dobbiamo cambiare il nostro comportamento e orientarlo alla giustizia». Non è un caso che il cardinal Martini definisse la giustizia “l'attributo fondamentale di Dio”.

Ciascuno, quindi, deve assumersi le proprie responsabilità fino in fondo, a partire dalla realtà concreta. «Le religioni hanno cominciato da poco a parlarsi sulle questioni della tutela dell'ambiente - ha detto Robiati Bendaud -. Ci sono dichiarazioni, ma nella prassi non è ancora un tema focale. Ma è troppo facile dirsi “naturalisti”, oppure lamentarsi che l'uomo modifica in modo virulento il creato, facendo delle belle elaborazioni speculative e poi continuare come prima. L’essere umano coopera con Dio nella creazione. La nostra capacità di modificare il creato è reale e può diventare un punto interrogativo sulle condizioni di esistenza stessa delle generazioni a venire. Perché, più avanza la capacità di incidere nel presente e nel futuro della tecnica dell’uomo, più cresce il rischio. E questo ci proietta nella dimensione di prossimità/responsabilità. Che cosa scegliere? Il duomo di Milano è stato costruito con il marmo estratto dalle Alpi Apuane (dove lo sfruttamento del marmo sta provocando un danno ambientale importante, ndr). Vogliamo rinunciare al duomo di Milano? Non ci sono soluzioni che valgono per tutti. Ma dire a priori quella cosa è sbagliata, è un po’ troppo facile e anche ideologico. E non è che le religioni non c'entrino nulla. C'è chi finge che esse siano disincarnate dalla società e che tutto si risolva con un“vogliamoci bene”. Io dissento profondamente. Se guardiamo sempre fuori, non siamo più capaci di autocritica, che invece è necessaria, perché l’autocritica porta alla penitenza e la penitenza porta alla redenzione, che avviene con l'aiuto di Dio».

Uno dei problemi è che si è persa la fraternità «la più bistrattata fra le parole della rivoluzione francese - ha aggiunto Ingrao -. Non è un caso che questo papa abbia assunto il nome di Francesco. E non è un caso che stia preparando un'enciclica che - sembra -prenderà le mosse dal Cantico delle Creature. Noi non siamo solo custodi del creato, siamo custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle. Rispetto del creato e dialogo per san Francesco vanno insieme. Il sultano è il fratello. Fratello Sole e Sorella Luna: fraternità fra tutte le creature e fra tutti gli uomini. Quella fraternità che per il Santo Padre “è la capacità di scoprire Dio in ogni essere umano”».

«Il panorama che abbiamo davanti è molto preoccupante - ha aggiunto ‘Abd al-Haqq Ismail Guiderdoni -: il riscaldamento globale, l'innalzamento del livello del mare, l'esaurimento delle risorse di acqua potabile, la diminuzione della biodiversità... Ma l’inquinamento di oggi sulla terra è l’inquinamento, l'accecamento  del nostro cuore. Potremo cambiare il sistema di sviluppo solo dopo aver cambiato il nostro cuore. Nella nostra società si crede che bisogna consumare per essere. E questo è peccato. Siamo ad un incrocio di vie. Per trovare un cammino di sviluppo sostenibile, è necessario il dialogo tra le civiltà, le religioni, le culture, per poter prendere insieme le decisioni importanti a livello globale, sennò andremo di conflitto in conflitto».


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