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giovedì 18 luglio 2019
 
Cinema d'autore
 

Restaurato Paqualino settebellezze. E la regista Lina Wertmüller riceve l'Oscar onorario

28/06/2019  La proiezione del film inaugura il Festival degli dei a Bologna il 1° luglio. Parla Maria Zulima, la giovane figlia della regista novantunenne: «E' una pellicola ancora attuale, per avvicianre anche i giovani agli orrori del nazismo. Nel 1976 mia madre non andò a Los Angeles, dei premi non le importava nulla, ma a ottobre andremo alla cerimonia, sarà bellissimo»

Quando uscì nel 1975, Pasqualino Settebellezze fu un successo internazionale. Ora Il Centro sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale e la Genoma film di Paolo Rossi Pisu lo hanno restaurato, e verrà presentato il 1° luglio a Bologna in occasione del festival degli dei, di cui sarà l’evento inaugurale dopo la sua  presentazione  a  Cannes Classic all’interno dell’ultima edizione del Festival di Cannes. In rappresentanza della regista Lina Wertmüller ci sarà la figlia Maria Zulima, che funge da manager per la madre.
«Alla sua età, 91 anni, con questo caldo non se la sente di presenziare», dice. «Però l’ho convinta ad andare a dine ottobre a Los Angeles per ritirare l’Oscar onorario. Le hanno anche dedicato una stella nella Walk all fame. Sarà un lungo viaggio di 11 ore in aereo, ma ci tenevo che ci fosse e si godesse questo illustre tributo. Nel 1976 proprio per Pasqualino Settebellezze Lina Wertmüller fu la prima donna regista in lizza per l’Oscar. A quell’epoca io non c’ero, dice Maria Zulima che ha 30 anni, ma a lei non si è mai interessata granché ai premi, voleva solo fare il suo cinema, così originale e in anticipo coi tempi. Alla cerimonia dell’Oscar mandò in sua vece Lalla Kezich, la moglie del critico cinematografico Tullio Kezich». Le chiediamo se pensa che questo film sia ancora attuale: «Sicuramente e penso che potrebbe essere utile soprattutto ai giovani, per far loro capire, anche se con il registro dell’ironia, che cosa è stato il nazismo». Il film racconta la storia di un giovane guappo napoletano e sciupafemmine, interpretato da Giancarlo Giannini con cui la Wertmüller ha instaurato un lungo e fecondo sodalizio artistico, che tira a campare e che per vendicare l’onore di una delle sue sette sorelle commette un omicidio. Invoca l’infermità mentale per sfuggire al patibolo e viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Nel frattempo è scoppiata la seconda guerra mondiale e il regime fascista gli offre la libertà se si arruola volontario nella campagna di Russia. Pasqualino parte ma poi diserta per essere però catturato con un amico dai nazisti e internato in un campo di concentramento dove assiste a brutalità e soprusi, ed è costretto non solo a uccidere il suo amico che si è ribellato ai nazisti ma anche a scegliere sei compagni destinati alla fucilazione. E quando fa ritorno a Napoli dopo la fine della guerra non è più lo stesso uomo spensierato e superficiale di prima. 
«Il restauro è venuto molto bene», continua Maria Zulima, «e spero che nei prossimi mesi il film  possa essere riproposto nella sale cinematografiche. In tv non lo propongono da un po’ al contrario di altri film di mia madre. Lei è ancora attiva, ed è impegnata nel supervisione di uno spettacolo teatrale, A che servono gli uomini, con Nancy Brilli. È stata proprio l’attrice a volerla coinvolgere».  

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