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domenica 25 ottobre 2020
 
50 anni con i Wiener Philharmoniker
 

Riccardo Muti: «Una vita di successi, ma per la musica trascurata in Italia mi lamento come Geremia»

14/08/2020  Il maestro Muti è a Salisburgo con la Nona di Beethoven dal 14 agosto, per tre concerti con la prestigiosa orchestra viennese con cui collabora da mezzo secolo. Un tempo di bilanci che poco tempo fa a Fc riassumeva così

Dal 14 agosto 2020 per tre concerti Riccardo Muti dirige i Wiener Philarmoniker a Salisburgo, nella Sinfonia numero 9 di Beethoveen, a 250 anni dalla nascita del compositore e a 50 dal proprio esordio con la prestigiosa orchestra di Vienna. Il 30 agosto al Festival di Spoleto consegnerà il premio Carla Fendi all’infermiera Elena Pagliarini, l’immagine simbolo della lotta al coronavirus.

Non è la prima volta in questi anni che il lavoro di Riccardo Muti, attualmente direttore principale della Chicago Symphony Orchestra – da cui causa Covid dovrà stare lontano ancora per qualche tempo ¬ e fondatore dell’Orchestra Cherubini, prestigiosa realtà tra le orchestre giovanili del mondo, presta la sua attività a iniziative di solidarietà. Proprio a margine di uno di questi impegni, a Ravenna, nel 2018, aveva tracciato con Fc un bilancio del suo lavoro, alla vigilia del concerto in piazza San Benedetto a Norcia “per la terra dell’Umbria martoriata dal terremoto”. Ve lo riproponiamo.

Maestro Muti, perché è importante questo risvolto solidale?

“Per dire: ci siamo. Noi artisti non possiamo certo risolvere i problemi di chi è stato colpito dal terremoto, ma possiamo fare star meglio le persone in difficoltà. La musica può essere una medicina spirituale, me ne rendo conto anche a Chicago, dove spesso porto l’Orchestra a suonare nelle carceri minorili”.

Tempo di bilanci, vogliamo provare a fare il punto?

“Ho pensato che per me gli ultimi cinquant’anni sono stati un periodo bellissimo di lavoro e di successi, ma anche di lotte, combattimenti, prese di posizione e lamentazioni, tante lamentazioni. Scelga lei a quale profeta biblico potrei essere paragonato, forse Geremia”.

Oggi di che cosa si lamenta?

“Lamento che in Italia ci sono regioni intere senza un’orchestra sinfonica e senza un teatro vero. Compresa Matera, Sono felice per Matera, capitale della cultura 2019, ma in quella città e in Basilicata quante orchestre e teatri ci sono? Il fatto che tanti studenti dei conservatori non possano sentire un concerto nelle loro città è un crimine culturale”.

Perché accade questo?

“Perché non abbiamo attenzione verso quello che stato il nostro passato. Eppure noi italiani abbiamo inventato l’opera a Firenze con la Camerata dei Bardi, il concerto con Corelli e i nomi delle note grazie a Guido d’Arezzo. Da decenni imploro i governi, di ogni colore, di dare importanza alla musica e di aprire i nostri teatri, ma siamo sempre fermi. Nessuno capisce che dove c’è un livello culturale più alto, la società corre meno pericoli”.

Almeno la Chiesa sta facendo la sua parte per la musica?

“L’importanza della Chiesa per la storia della musica l’ho ricordata anche a papa Francesco quando l’ ho incontrato tempo fa al Quirinale. Ma oggi non basta il Coro della Cappella Sistina, la Chiesa deve valorizzare di più la sua folgorante tradizione musicale. Nelle chiese sarebbe molto più edificante e spiritualmente incisivo cantare Palestrina piuttosto che certi versi assolutamente improbabili accompagnati dalle ‘schitarrate'. Come diceva Verdi, torniamo all’antico”.

Adesso l’accuseranno di essere un passatista.

“Non voglio dire, come faceva mio nonno, ‘ai miei tempi’, ma è un errore perdere il legame con il nostro passato. Io forse sono fra gli ultimi rappresentanti di un mondo che sta finendo, il destino mi ha aiutato, ho suonato con grandi artisti, orchestre prestigiose mi hanno fatto l’onore di scegliermi come direttore, perciò ho creato questa Academy per trasmettere ai giovani quello che ho imparato”.

Che cosa chiede ai giovani della Academy?

“Chiedo che prima di tutto si mettano al piano e siano in grado di insegnare a un cantante la concertazione per la costruzione drammaturgico-musicale dell’opera. Dirigere un’orchestra richiede preparazione e sacrificio, oggi spesso sale sul podio chi ha difficoltà a suonare o a cantare. Come diceva Toscanini, tutti possiamo muovere il braccio, ma fare musica muovendo il braccio è un’altra cosa”.

Comandare a bacchetta un’orchestra ha sempre il suo fascino?

“Ma oggi il ruolo del direttore d’orchestra sta svanendo sempre di più, perché tutto passa nelle mani dei registi, alcuni dei quali sono assolutamente folli e inventano storie contrastanti con il messaggio musicale. Abbiamo visto personaggi dell’opera vestiti da astronauti o da bagnini, Aide di un kitsch spaventoso, Violetta che muore di overdose. Sono solo trovate stupide in cui vedo molta furbizia e poca genialità”.

La fedeltà alla partitura viene prima di tutto?

“Ma lo sa che il primo assertore della fedeltà alla partitura è stato Alberto Sordi? In un film del 1956, ‘Mi permette, babbo!’, Sordi recita la parte del dottore in ‘La Traviata’ e, quando Violetta muore, lui vuole assolutamente cantare una frase sempre tagliata (‘È spenta!”), ma che sta nel libretto. Alla fine Sordi ci riesce, anche perché il direttore si trasfigura nello stesso Verdi, che gli dà il suo assenso”.

L’accusano di essere autoritario, è vero?

“Non sono autoritario, ma severo verso me stesso, per rispetto per il lavoro che faccio. Ma oggi severità e rigore vengono scambiati per cattivo carattere.”

Con i suoi quattro nipoti lei che nonno è?

“Così come ho fatto con i miei tre figli, non impongo nulla. Facciano ciò che vogliono. Riccardo, che ha 10 anni, ama ascoltare Bruckner, ma a casa mia c’è una grande batteria con la quale i miei nipoti possono divertirsi a suonare ciò che vogliono.In casa Muti non siamo fondamentalisti”.

Se avesse in mano una bacchetta magica per riportare in vita un compositore, chi sceglierebbe?

“Uno solo? Non vale. Mozart e Verdi, perché sono i compositori operistici ai quali ho dedicato più fatica e amore. Vorrei sapere se quello che ho fatto ha almeno la loro parziale approvazione. Chiederei: che ne dite? E sarei pieno di timore in attesa della risposta”.

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