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domenica 25 ottobre 2020
 
immigrazione
 

Richiedenti asilo in Italia, 2016 anno da record

08/02/2017  Secondi i dati forniti dalla Fondazione Ismu, lo scorso anno gli stranieri che hanno fatto domanda di protezione internazionale sono stati 123mila, il 47% in più rispetto al 2015, la cifra più alta degli ultimi venti anni. Fra il 2014 e il 2016 sulle nostre coste sono sbarcate 500mila persone, più di quante ne siano arrivate nei precedenti 17 anni.

(Foto Reuters)

 

Il 2016 segna un nuovo record per il nostro Paese: il numero dei richiedenti asilo e protezione internazionale in Italia, secondo i dati del ministero dell'Interno, lo scorso anno ha raggiunto la cifra più elevata degli ultimi venti anni. Si tratta di 123mila richieste, in media 10mila al mese, con un incremento del  47% rispetto al 2015. A fornire questi dati è la Fondazione Ismu - Iniziative e studi sulla multietnicità, impegnata nello studio e nell'informazione concernenti i fenomeni migratori e nella promozioni di attività volte all'integrazione degli stranieri. Se si considera il triennio 2014-2016, l'Italia ha accolto sulle proprie coste oltre 500mila migranti, più di quanti ne siano arrivati nei 17 anni precedenti. E in tre anni le richieste di asilo sono ammontate a 270mila, fra le quali bisogna ricordare che ci sono le richieste di chi ha varcato i nostri confini via terra o per via aerea, come ad esempio i migranti provenienti dall'Ucraina.  

 

In pratica, afferma l'Ismu, le richieste di asilo e protezione internazionale sono diventate la prima modalità di ingresso nel nostro Paese, superando - come evidenziano i dati sui permessi di soggiorno rilasciati - i motivi familiari e quelli legati al lavoro. Il flusso dei migranti che chiede asilo è in stragrande maggioranza maschile: fra i 123mila richiedenti del 2016 l'85% sono uomini, anche se le donne hanno avuto in incremento negli ultimi anni. I minorenno sono 11.400, sia con i genitori sia non accompagnati.

 

La maggioranza dei richiedenti arriva dalla Nigeria (27mila), Paese dilaniato dalle violenze e dalle atrocità del gruppo fondamentalista islamico Boko Haram: questo Paese africano ha avuto un incremento massiccio (48%) rispetto al 2015. Seguono il Pakistan, il Gambia e il Senegal. Al quinto posto si posiziona l'Eritrea, con meno di 7.500 richiedenti asilo nel 2016. Va infatti ricordato che per molte nazionalità - come quella eritrea e quella somala - l'Italia non rappresenta una meta ma un Paese di passaggio, un transito obbligato per raggiungere la Germania, la Gran Bretagna, il Nord Europa, dove spesso vivono già familiari e amici. Chi fa richiesta di asilo in Italia ha intenzione di fermarsi stabilmente nel nostro Paese. Ma per una gran parte dei migranti che sbarcano sulle nostre coste non vuole vivere da noi e spera di poter attraversare il confine del Brennero, di Ventimiglia o di Chiasso per proseguire il loro cammino senza essere rispediti indietro, all'interno dei nostri confini.  

 

Di fronte all'incremento delle richieste di asilo, però, aumenta il numero dei dinieghi da parte delle Commissioni preposte all'esame delle domande. Nel 2016 i due terzi delle richieste ha avuto un esito negativo. A ottenere protezione internazionale sono principalmente siriani, iracheni, afghani, somali, eritrei. Fra le tre forme di protezione internazionale - asilo politico, protezione sussidiaria e umanitaria - il 92% dei 960 siriani si è visto riconoscere lo status di rifugiato (permesso di soggiorno per asilo politico, concesso a chi si trova fuori dal proprio Stato per fondato timore di essere perseguitato, subire violenza, rischiare la vita). Per afghani, somali, iracheni e pakistani la forma di protezione maggiormente riconosciuta è quella sussidiaria (concessa a chi non ha i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato ma se tornasse nel suo Paese rischierebbe un grave danno) . Ai nigeriani viene maggiormente riconosciuta la protezione umanitaria (concessa per seri motivi umanitari o conseguenti a obblighi costituzionali o internazionali del nostro Stato), ma per i richiedenti dalla Nigeria altissima è la percentuale di non riconoscimento, così come per i migranti da Bangladesh, Gambia, Pakistan e Senegal. 

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