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venerdì 28 febbraio 2020
 
 

Ricordare, la nostra responsabilità

26/01/2014  Non serve una legge contro il negazionismo: la sfida è quella di creare una cultura diffusa della memoria e della verità storica.

Qui sopra, in alto e in basso: il Memoriale della Shoah di Milano, sorto nel luogo dove, fra il 1943 e il 1945, migliaia di ebrei furono caricati sui convogli diretti ad Auschwitz.
Qui sopra, in alto e in basso: il Memoriale della Shoah di Milano, sorto nel luogo dove, fra il 1943 e il 1945, migliaia di ebrei furono caricati sui convogli diretti ad Auschwitz.

«Che cosa accadrà quando noi non ci saremo più? Quando l'ultimo dei sopravvissuti avrà smesso di respirare e testimoniare ciò che è accaduto?». Sempre più spesso la domanda affiora, carica di angoscia, nelle interviste dei sopravvissuti della Shoah. Col passare degli anni, il tempo impone la sua legge e coloro che hanno vissuto in maniera diretta l'Olocausto e possono raccontarlo e documentarlo se ne vanno.

Si dirà: il materiale storiografico accumulato in questi anni ha una vastità e "oggettività" tali da garantire la custodia della memoria e la sua trasmissione da una generazione all'altra. Sì, fortunatamente in questi anni la ricerca storica, la letteratura, il cinema, l'arte ma, soprattutto, il coraggioso lavoro di testimonianza dei sopravvissuti hanno costituito un corpus per molti aspetti straordinario, al quale potremo attingere anche quando la loro voce non potrà più risuonare nelle aule scolastiche, nelle piazze, nelle sale delle istituzioni.

Eppure è chiaro a chiunque che, senza un'adeguata coscienza civile, in assenza di un consapevole senso di responsabilità verso la memoria, anche questa imponente documentazione resterà lettera morta, un museo vuoto e vacillante, incapace di far vedere e riflettere.

Il dovere, la sfida a cui noi contemporanei (e gli uomini e le donne di ogni epoca) siamo chiamati è dunque quella dell'assunzione della responsabilità del ricordo: se ciascuno di noi, ogni famiglia, associazione, scuola, istituzione non farà la sua parte, persino un evento incommensurabile come la Shoah rischia di ridursi a un guscio vuoto.

D'altra parte, i nemici della memoria sono sempre attivi e all'attacco. Sembra incredibile che ancora oggi il negazionismo goda di buona salute. Sembra impossibile che storici e intellettuali, non solo fanatici fondamentalisti, diffondano idee e teorie a tal punto lontane dalla realtà. Eppure succede e continua a succedere che un qualche professore proclami che è tutta un'invenzione della lobby ebraica...

Si è molto discusso, in Europa, sull'opportunità di varare una legge che trasformasse in reato la negazione dell'Olocausto. Ogni iniziativa volta a scoraggiare questi mistificatori è utile, ma deve condurre la sua battaglia sul fronte della cultura, delle idee, dell'educazione, della verità storica, non delle leggi. Una legge che rendesse illegale il negazionismo non aumenterebbe quella coscienza, quella responsabilità alla memoria di cui si parlava sopra. Al contrario, dobbiamo tutti rimboccarci le maniche affinché anche il più sprovveduto dei bambini sappia opporre argomenti e ragioni a chi ancora si ostina a negare la realtà.

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La casa-museo di Irena per ricordare la Shoah
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