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mercoledì 25 novembre 2020
 
Oltre la crisi
 
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Un articolo di Romano Prodi su Vita Pastorale: «In Europa finalmente qualcosa si muove»

22/05/2020  Un articolo dell'ex presidente della Commissione europea al settimanale dei Paolini sottolinea il riequilibrio di Francia, Italia e Spagna e la fine dell'egemonia tedesca: «L'Olanda non se la caverà da sola con i suoi tulipani e nemmeno la Germania con le sue Mercedes»

Romano Prodi (Foto nell'articolo Ansa)
Romano Prodi (Foto nell'articolo Ansa)

Pubblichiamo l'articolo scritto da Romano Prodi sull'ultimo numero del mensile "Vita Pastorale" diretto da don Antonio Sciortino.

 

L’Europa unita e punto di equilibrio in un mondo attraversato da continue tensioni, oggi aggravate dalla pandemiada Covid- 19, sembra essere un pensiero ricorrente nei discorsi di papa Francesco in queste settimane di confinamento.

A quella sua costante preoccupazione per la "Terza guerra mondiale a pezzi", tante volte richiamata in passato, il Papa oggi aggiunge precisi e costanti riferimenti alla necessità di tornare ai valori fondanti dell’Europa, riconoscendo alla nostra Unione quel ruolo di pacificazione in un mondo sempre più inquieto e sottoposto a tensioni incessanti.

La centralità dell'Unione Europea e il messaggio di papa Francesco

È di grande interesse il richiamo del Papa non europeo che avverte e ci avverte della centralità della nostra Unione e della necessità che essa torni a svolgere il suo ruolo, sia all’interno dei confini del vecchio continente, sia nei confronti del mondo.Il Papa fa riferimento ai valori fondanti dell’Europa, solidarietà e “unità fraterna” tra le nazioni per sconfiggere insieme la pandemia, per far fronte alleconseguenze sul piano economico, le più drammatiche dal dopoguerra a oggi. E ricorda le responsabilità dell’Europa nei processi di pace e riconciliazione tra i popoli.

Stupisce che alcuni tra gli osservatori non riconoscano questa accentuazione di enfasi sull’Europa impressa da papa Francesco, l’uomo che viene dalla “fine del mondo”, che chiede di riscoprire lo spirito della Dichiarazione di Schuman, nel suo settantesimo anniversario. Come se non ricordassero che il Papa ha sempre auspicato il ritorno al “sogno dei padri fondatori”: nell’intervento del 2017 all’incontro «Ripensare l’Europa: contributo cristiano al futuro della Ue» sottolineava che il futuro dell’Unione sta tutto nella «riscoperta del senso di appartenenza a una comunità. Non a caso i Padri fondatori del progetto europeo scelsero proprio tale parola per identificare il nuovo soggetto politico che andava costituendosi. La comunità è il più grande antidoto agli individualismi che caratterizzano il nostro tempo, a quella tendenza diffusa oggi in Occidente a concepirsi e a vivere in solitudine».

E il messaggio del Papa arriva proprio al cuore del problema nel momento più difficile per l’Europa. Occorre riprendere il progetto europeo, ridargli forza, tornare a compiere scelte incisive e ispirate ai nostri valori: democrazia, solidarietà, unità. Tutte le nazioni europee,seppur in modo diseguale, sono state colpite dalla pandemia da Covid-19 e nessuna ne porta la responsabilità. Abbiamo bisogno che oggi l’Europa faccia sentire alle nazioni e ai cittadini che saprà sorreggere gli sforzi che gli Stati stanno compiendo a sostegno del mondo produttivo e delle famiglie.

E qualcosa sta accadendo in Europa: innanzitutto gli interventi di carattere squisitamente economico sono in una misura del tutto inimmaginabile solo fino a  qualche mese fa. Ma, ancora di più, è interessante osservare il tentativo di riequilibrio delle forze che Francia,Spagna e Italia, assieme ad altri Paesi, potrebbero realizzare. È un passaggio cruciale. Fino a oggi, infatti, la Germania, certamente per le sue indiscutibili virtù, ha svolto un ruolo egemone in Europa esercitando un dominio nel campo della politica economica.

L'articolo è tratto da Vita Pastorale 6 di giugno, disponibile da 26 maggio 2020
L'articolo è tratto da Vita Pastorale 6 di giugno, disponibile da 26 maggio 2020

No alle diffidenze tra Nord e Sud. Un'Europa più solidale, più forte contro la crisi e per gli equilibri mondiali

  

Ma se vogliamo che l’Europa torni a essere ciò che è, ossia un’Unione di minoranze, è fondamentale che si raggiunga un nuovo equilibrio e si faccia avanzare il progetto europeo, che non può essere espressione di un solo Paese. Molte volte, in passato,davanti ai rischi della crisi economico finanziaria del 2008, mi sono augurato che Francia, Spagna e Italia si unissero per ottenere da Bruxelles la fine dell’austerità e un vero grande piano di rilancio dell’economia. Non è avvenuto nella misura che mi auguravo, non certo paragonabile alla grande immissione di liquidità che il Presidente Obama mise a disposizione negli Stati Uniti, nemmeno paragonabile a ciò che avvenne analogamente in Cina.

In Europa prevalse la dottrina economica tedesca, che è la stessa dei paesi del Nord. E ancora oggi,in emergenza sanitaria,ci troviamo davanti a questo irrisolto problema: il Nord guarda con sospetto i Paesi del Sud. Ma se Francia, Spagna, Italia e tanti altri Paesi restano uniti, le cose possono cambiare. A maggior ragione oggi, quando non può essere attribuita alcuna colpa ai Paesi per le conseguenze, inevitabili, della pandemia. Perché sia chiaro, nessun Paese può evitare la crisi che seguirà la diffusione del virus: seppur con proporzioni diverse tutti i Paesi dovranno affrontare difficoltà economiche significative. Insomma, l’Olanda non se la caverà da sola con i suoi tulipani e nemmeno la Germania con le sue Mercedes. Abbiamo, quindi, bisogno di ritrovare quell’unità che ha consentito di rimetterci in piedi dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale, che ci ha reso la prima realtà in termini di reddito e il più grande esportatore del mondo. E possiamo farlo solo se uniti.

Mi viene da dire: superiamo lo shock della bocciatura della Costituzione europea, quando si interruppe il progetto europeo e lentamente il potere s’è trasferito dalla Commissione, organo sovranazionale, al Consiglio, che invece rappresenta la voce dei singoli Stati e dove, fatalmente,vince lo Stato che può fare la voce più grossa. E riprendiamo a camminare insieme. Non solo questo farà la fortuna delle nazion ieuropee, ma l’Europa potrà tornare a svolgere quel ruolo di equilibrio tra le perduranti, pericolose e reciproche tensioni messe in atto dalle due grandi potenze: Stati Uniti e Cina. Impegnate in una guerra commerciale, che si aggrava in tempi di pandemia a colpi di reciproche accuse, Stati Uniti e Cina si contendono l’egemonia sul panorama mondiale. E il fatto che l’uso dell’arma commerciale prevalga rispetto a strumenti ben più pericolosi, come i conflitti armati, può essere per l’Europal’occasione per fare pesare la propria forza economica e fare sentire la propria voce.Purché i Paesi europei si decidano, finalmente, a cantare in coro.

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